Comitato controllo sicurezza lavoro Verona.A dicembre 2009, nella provincia di Verona, è nato il “Comitato provinciale di coordinamento delle attività di prevenzione e vigilanza salute e sicurezza sul lavoro”, e da subito si è messo sul piede di guerra nella lotta agli infortuni sul lavoro nei due settori più pericolosi, edilizia e agricoltura.

Il motivo della nascita di questo comitato deriva dagli incidenti sul lavoro registrati in tutto il 2009: la provincia di Verona è quella che in tutta il Veneto ha registrato il maggio numero di incidenti (ben 5.224), di cui 5 mortali.
Gli incidenti sono comunque in calo ma non quelli definiti “in itinere” o quelli in cui avviene la movimentazione delle merci: solo queste tipologie costituiscono il 50% di tutti gli incidenti, e sono quelle che necessitano di un serio programma di prevenzione.

Il Comitato opererà inizialmente sviluppando una mappatura di rischio preliminare; secondariamente effettuerà ispezioni mirate per scovare chi non rispetta la legge sulla sicurezza sul lavoro.

Il Comitato, di cui fanno parte l’Inail, l’Inps, Spisal e Ispsel, oltre a rappresentanti sindacali, ha anche il compito di analizzare, coordinare e armonizzare i controlli e la formazione-informazione. Inoltre controlla che i rapporti di lavoro siano regolari contrastando il lavoro nero o sommerso, che nel settore agricolo ed edile sono sempre ai massimi livelli.
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Responsabile del proprietario di una casa nel momento in cui un operaio sta lavorando al suo interno.Con la sentenza n. 36581/2009, la Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Appello di Bari che aveva dichiarato innocente il proprietario di un immobile dove un operaio aveva
perso la vita durante alcuni lavori di ristrutturazione.

Nel primo processo, i giudici avevano ritenuto innocente il proprietario, e quindi committente, perché tra lui e l’operaio non vi era alcun rapporto di subordinazione, per cui il cliente non poteva ritenersi responsabile se il lavoratore non aveva rispettato le norme antinfortunistiche di base.

A questo punto, il Procuratore Generale aveva proposto un ricorso in Cassazione ritenendo che il committente fosse responsabile per “culpa in eligendo” (negligenza di comportamento di un soggetto che dovrebbe, per ruolo o professionalità, usare un livello di condotta o scelta superiore a quella normalmente in uso), e quindi obbligato a vigilare sulla sicurezza di tutti i lavoratori presenti nella propria abitazione.

La Suprema Corte accolse il ricorso e annullò il vecchio verdetto rilevando che “nell’ambito degli obblighi di attuazione e rispetto delle prescrizioni di prevenzione degli infortuni, il committente di lavori è responsabile, qualora manchi in concreto un appaltatore fornito della capacità tecnica e professionale per assumersi la responsabilità dell’attuazione generale delle misure antinfortunistiche” Questo vale anche per l’utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuale (i cosiddetti DPI) che sono previsti dal Testo Unico 81/2008 e dal D.Lgs 106/2009.

Quindi state sempre molto attenti agli operai che lavorano in casa vostra, sia che esso sia un idraulico che deve sostituire un semplice tubo flessibile sia una grande impresa regolarmente registrata: i responsabili della sicurezza sul lavoro in casa vostra siete voi!
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Riportiamo il testo di una mail che è giunta alla nostra redazione.
Questa vicenda testimonia come le leggi elaborate per tutelare un lavoratore, molto spesso finiscono per danneggiarlo:

Gentili signori,
sono una impiegata di 53 anni, di un’azienda agroalimentare della provincia di Campobasso, in cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione aziendale (per la seconda volta in 32 anni di lavoro), ma al mio posto fanno lavorare un ragazzo assunto a tempo determinato. Tutto questo mi suona alquanto strano. Mi suona strano anche il fatto che a Gennaio 2010 hanno assunto, a tempo indeterminato 5-6 unità sotto un’altra Azienda facente parte sempre della holding.
L’azienda, essendo in forte crisi, ha chiesto aiuto alla Regione e questa ha sborsato 27 milioni di euro, ma a distanza di un anno la situazione non è cambiata.
Inutile dire che la Stampa e le Televisioni locali non ne hanno fatto parola e solo ieri su un giornale è venuto fuori un articoletto che darebbe da pensare.

Io voglio continuare a lavorare il più serenamente possibile perchè con la prima CIG ho svolto lavori socialmente utili presso IACP di Campobasso e avevo buone possibilità, con la finanziaria di quell’ anno, di rimanere nell’ente in pianta stabile, ma mi hanno richiamata in sede e adesso eccomi qui a trovare qualcuno che mi dia una mano a dare voce alla nostra voce e sì perchè insieme a me sono usciti altri 3 impiegati, anche se nel piano ne risultavano 12, e 74 operai. La cosa più strana è: i sindacati hanno autorizzato, per l’anno in corso 400 assunzioni in avventiziato sparse per tutti i settori aziendali, e contemporaneamente hanno rinnovato la CIGS per altre 96 unità.

Datemi/ci una mano a uscire da questo incubo. Che cosa dobbiamo fare?

Dimenticavo una cosa: è stata fatta anche la conciliazione presso l’ispettorato del lavoro, ma l’azienda ha mandato un fax dicendo che non ci sono i presupposti per fare la conciliazione.

Aspetto fiduciosa un Vs. riscontro anche se non ho molte speranze perchè ho provato a scrivere anche su altri siti ma senza nessuna risposta cmq resto in attesa di notizie non deludetemi.
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