Sicurezza sul lavoro


Pubblicazione sicurezza sul lavoro negli ospedali Nella rivista dell’Inail “Dati Inail”, l’istituto ha pubblicato un approfondimento sugli infortuni negli ultimi 5 anni e sulla sicurezza sul lavoro che ha riguardato 1300 ospedali e strutture di cura, e 450 mila addetti che sono assicurati presso l’Inail.

Mediamente c’è stato un calo generale degli infortuni del 14%, con una punta massima del 20% che ha riguardato quelli maschili; sul totale delle denunce presentate all’Inail nel 2008, il 70% riguarda le donne, con la particolarità che nei casi di morte, essa è sopravvenuta nel tragitto casa-lavoro-casa.

Anche nella sanità, gli extracomunitari sono i più colpiti, infatti nel loro caso vi è stato un aumento di incidenti del 20%, ed il 52% del totale degli infortuni avviene in corsia con un coinvolgimento del 50% di infermieri, 30% di operatori sanitari, 5% i medici.

Tra il 2000 e il 2008 si è assistito ad un aumento delle denunce per infortunio del 100%, con un numero che è passato da 332 a 722; cioè è spiegabile perché nel 2000 erano le malattie dermatologiche quelle più diffuse, mentre nel 2009 sono le malattie muscolo-scheletriche a farla da padrone, questo perché troppo spesso il fisico viene sovraccaricato e perlopiù durante l’assunzione di posture del tutto sbagliate.

Per quanto riguarda la messa a norme delle strutture, sono ancora troppe quelle che non rispettano la legge sulla sicurezza: tra 853 strutture che i NAS hanno esaminato, il 49% è risultato irregolare, con evidenti carenze anche nella minima soglia di sicurezza: danni alle strutture degli immobili, mancanza o estremo logorio dei sistemi antincendio, assenza di maniglie antipanico, e molto altro.

Al sud, dove è presente il 75% delle strutture più pericolose, la malasanità supera le regioni del nord: al primo posto c’è la Regione Calabria (con 36 strutture irregolari su 39 ispezionate), seguita dalla Sardegna (con 32 strutture irregolari su 45 ispezionate).
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Pubblicazione rapporto casellario Inail 2009 I danni economici che ogni anno crea uno stato psicofisico non ottimale dei lavoratori, è altissimo per tutta la società: la perdita complessiva è stimata in circa 20 miliardi di Euro (dati OSHA).


Come se non bastasse, questo dato è in continuo aumento, come dimostrato dalle indagini svolte anche nel 2007.

Le cause che più comunemente vengono diagnostica anche in base alle comunicazioni degli stessi dipendenti, sono da ricondurre allo stressa da lavoro correlato, ovvero una condizione di fortissimo disagio e malessere dovuto al rapporto squilibrato tra agli impegni di lavoro che si devono portare a termine e la capacità vera e propria di farlo.

Lo stress da lavoro correlato e una delle nuove piaghe da combattere per preservare la salute dei lavoratori, dato che sicurezza sul lavoro non significa solo non correre il rischio di morire per una impalcatura senza protezioni, ma soprattutto tenere in salute sia il fisico che la mente di ognuno.

Lo stress da lavoro correlato colpisce sia lavoratori del settore privato che pubblico, tanto che in tutti e due gli ambiti sono stati creati dei processi di formazione mirati sia per i dirigenti che per i lavoratori.

Le cause scatenanti di questo nuova patologia sono riconducibili alle nuove tecnologie che non sono in grado di essere capite in breve tempo, contratti flessibili (spesso a solo vantaggio dell’azienda), nuovi sistemi per ottimizzare il lavoro, obiettivi sempre più difficili da raggiungere, mole di lavoro sproporzionata rispetto al tempo disponibile e anche al guadagno.

Dai dati raccolti si evidenzia anche come tutto questo crei un circolo vizioso tra i risultati che devono essere ottenuti e il tempo insufficiente; questo a volte può anche sfociare in mobbing e/o depressioni di gravi entità che ricadono economicamente su tutta la famiglia e sulla società intera.

Nel 2008 l’Istat ha rilevato che già oltre 10 milioni di lavoratori (circa il 44% di tutti gli occupati italiani) asserivano di vivere una situazione di lavoro poco sicura per la propria salute: gli operai e i manovali in genere temevano di più per la salute fisica, mentre i lavoratori “da scrivania” per quella psicologica.
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Pubblicazione rapporto casellario Inail 2009 La salute e la sicurezza sul lavoro deve essere preservata sempre in tutto e per tutto, ma questo Governo forse non la pensa allo stesso modo, dato che per rendere più “competitivo” il nostro Paese, ha introdotto due importanti articoli nel decreto legge n. 78 del 31 maggio 2010 che riguarda le “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”.

L’articolo n. 7 dice che al fine di ottimizzare le risorse economiche evitando che più di un ente svolga le stesse mansioni, tutto quello di cui si occupano IPSEMA e ISPESL passa sotto la gestione dell’INPS: se non si fosse capito, questi due istituti vengono soppressi. L’articolo n. 8, invece, dice che al fine di adottare misure organizzative nei confronti delle Amministrazioni Pubbliche, i dipendenti non potranno avvalersi della tutela del Decreto Legislativo del 9 aprile 2008 (che riguarda il rischio da stress lavoro-correlato) fino al 31 dicembre 2010.

Questi due semplicissimi e concisi articoli stanno creando il caos in IPSEMA e ISPESL, e ovviamente un stato di agitazioni nei confronti di tutti quei dipendenti pubblici stressati dal tipo di lavoro che svolgono quotidianamente.

Di questi due articoli, soprattutto l’articolo n. 8 fa capire quanto il Governo consideri poco importante lo stress da lavoro-correlato. Verrebbe da pensare anche che il Governo stesso sposi in tutto e per tutto l’idea che i dipendenti pubblici non facciano nulla dalla mattina alla sera e, quindi, non abbiano il minimo rischio di stress sul posto di lavoro.

Secondo noi di Storiedilavoro.it, anche questa finanziaria porta tagli economici dove invece servirebbero grosse disponibilità di capitale (in primis la ricerca), a tutto vantaggio dei soliti sprechi all’italiana come l’inutile ponte sullo stretto di Messina o altre grandi opere che servono solo a chi se le inventa.
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