Lavoro


Convegno tecnostress organizzato da Anfos Grazie al Testo Unico 81 del 2008, anche lo stress legato all’utilizzo del computer è stato riconosciuto ufficialmente e chiaramente una malattia professionale correlata allo stress lavoro correlato. Infatti l’utilizzo continuativo di tastiera, mouse e monitor (più eventuali periferiche come stampanti e scanner) creano molto più stress di quanto si sia mai voluto realmente considerare.

Ecco quindi che con il termine “tecnostress” si può oggi individuare questa nuova malattia professionale, mentre con il termine “tecnopatie” vengono indicate tutte quelle patologie fisiche dovute all’utilizzo massiccio e prolungato dei sistemi informatici.

Per poter meglio capire e valutare cosa sia il tecnostress, l’Associazione Nazionale Formatori Sicurezza su Lavoro Anfos ha organizzato un convegno il 13 maggio 2010, alle ore 11:00, presso la Sala Convegni ADN Kronos in P.zza Mastai, 9 a Trastevere (Roma).

Al convegno saranno presenti:

  • Rolando Morelli, Presidente di Anfos;
  • Lorenzo Fantini, del Ministero del Lavoro;
  • Giuseppe Bonifaci, Sovrintendente Medico Generale INAIL;
  • Gianni Fortunato, Segretario UGL Roma e Lazio;
  • Enzo di Frenna, giornalista e direttore di Anfos News e autore del libro “Tecnostress in azienda”;
  • Lucia Macciocu, Psicologa Ricercatrice del DML dell’ISPESL.

Per parteciparvi bisogna compilare l’apposito form disponibile sul sito www.anfos.it entro il 12 maggio 2010. I posti disponibili sono limitati.


Convegno sullo “stress da lavoro correlato e tecnostress”
Locandina 1

Convegno sullo “stress da lavoro correlato e tecnostress”
Locandina 2

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Riportiamo il testo di una mail che è giunta alla nostra redazione.
Questa vicenda testimonia come le leggi elaborate per tutelare un lavoratore, molto spesso finiscono per danneggiarlo:

Gentili signori,
sono una impiegata di 53 anni, di un’azienda agroalimentare della provincia di Campobasso, in cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione aziendale (per la seconda volta in 32 anni di lavoro), ma al mio posto fanno lavorare un ragazzo assunto a tempo determinato. Tutto questo mi suona alquanto strano. Mi suona strano anche il fatto che a Gennaio 2010 hanno assunto, a tempo indeterminato 5-6 unità sotto un’altra Azienda facente parte sempre della holding.
L’azienda, essendo in forte crisi, ha chiesto aiuto alla Regione e questa ha sborsato 27 milioni di euro, ma a distanza di un anno la situazione non è cambiata.
Inutile dire che la Stampa e le Televisioni locali non ne hanno fatto parola e solo ieri su un giornale è venuto fuori un articoletto che darebbe da pensare.

Io voglio continuare a lavorare il più serenamente possibile perchè con la prima CIG ho svolto lavori socialmente utili presso IACP di Campobasso e avevo buone possibilità, con la finanziaria di quell’ anno, di rimanere nell’ente in pianta stabile, ma mi hanno richiamata in sede e adesso eccomi qui a trovare qualcuno che mi dia una mano a dare voce alla nostra voce e sì perchè insieme a me sono usciti altri 3 impiegati, anche se nel piano ne risultavano 12, e 74 operai. La cosa più strana è: i sindacati hanno autorizzato, per l’anno in corso 400 assunzioni in avventiziato sparse per tutti i settori aziendali, e contemporaneamente hanno rinnovato la CIGS per altre 96 unità.

Datemi/ci una mano a uscire da questo incubo. Che cosa dobbiamo fare?

Dimenticavo una cosa: è stata fatta anche la conciliazione presso l’ispettorato del lavoro, ma l’azienda ha mandato un fax dicendo che non ci sono i presupposti per fare la conciliazione.

Aspetto fiduciosa un Vs. riscontro anche se non ho molte speranze perchè ho provato a scrivere anche su altri siti ma senza nessuna risposta cmq resto in attesa di notizie non deludetemi.
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Patchwork: per avere uno stipendio è indispensabile fare più lavoriOggi la parola “precariato” è sorpassata, e forse lo sono anche le definizioni “posto fisso” e “posto unico”.
I lavoratori, giovani e meno giovani, chiamati a fronteggiare la crisi, sono alle prese con una nuova attività: quella di saper incastrare spezzoni di tempo per portare in tasca uno stipendio decente facendo lavori differenti nell’arco della stessa giornata.


1) Facciamo l’esempio di Mario, 33 anni, laureato in informatica, diviso in tre impieghi differenti:
  • 30 ore settimanali per un contratto a progetto presso una grande realtà del settore, in cui si occupa di risolvere problemi legati al funzionamento dei computer. Stipendio netto 1.100 euro mensili che non gli consentono di vivere e pagare l’affitto in una città come Milano;
  • nei giorni liberi della settimana offre la sua assistenza informatica ad aziende e privati (avendo aperto una partita iva);
  • per sei ore la settimana, di sera, tiene dei corsi presso un’associazione privata (che lo paga in nero).

2) L’ambizione di Daniele, 27 anni, laureato in Mediazione Linguistica e Culturale, sarebbe quella di trovare un lavoro che gli consenta di sfruttare le sue conoscenze di francese. Purtroppo le possibilità sono scarse, e Daniele si ritrova a:
  • insegnare presso un istituto privato per 8 ore la settimana;
  • dare lezioni private a domicilio per 6 ore la settimana;
  • lavorare in un call center per altre 20 ore.

  • Alla fine del mese il totale “racimolato” del suo stipendio sarà pari a 1.000 euro, somma che non gli consente di progettare un matrimonio o una convivenza.

3) Mirko invece, 22 anni, diplomato in elettronica, vede il “patchwork lavorativo” in maniera stimolante perché può dargli la possibilità di fare cose differenti e maturare esperienze diverse.
  • Durante il mattino, Mirko revisiona telefoni cellulari per una grande compagnia telefonica (tramite un contratto a progetto di 6 mesi);
  • di pomeriggio fa il tecnico del suono in una radio locale (fino a dicembre).

  • Totale mensile 1.200 euro lordi, da sottrarre le spese per i trasporti e i pranzi fuori casa; se riescono ad essere sufficienti è solo perché Mirko vive ancora in famiglia.

4) Nel mondo della comunicazione, abbiamo l’esempio di Angelo, 36 anni, di Roma, giornalista professionista dal 2005, sposato con una figlia di un anno.
Angelo è:
  • inviato sportivo per un’emittente radiofonica nazionale;
  • collaboratore di una società di service, di un sito internet specializzato in notizie calcistiche e di un quotidiano freepress.

  • A fine mese il totale è, sì, di 3.000 euro, ma egli rinuncerebbe volentieri a qualcosa, in cambio di una situazione stabile che garantisse più certezze alla sua famiglia.

5) Nel settore delle agenzie del lavoro abbiamo l’esempio di Matteo, 29 anni, laureato in Scienze naturali, lavora da due anni per una grande società di lavoro interinale.
Si divide tra:
  • impiego da commesso nei centri commerciali;
  • inventarista in libreria.

  • Mensile netto 950 euro.

6) Anche Andrea, 28 anni laureato in Scienze Politiche e attualmente disoccupato, ha messo insieme diverse esperienze.
  • Dopo il call center, ha lavorato in una ditta metalmeccanica e in un’agenzia assicurativa; infine si è ritrovato a fare il barista in due diversi locali per un netto mensile di 1.100 euro, ma almeno aveva dei contratti regolari.

In tutto questo, quello che più preoccupa i giovani è il pagamento in nero, che non dà alcuna tutela né nel presente né per il futuro.
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