La Strategia del Colibrì, il manuale per un eco-attivista fautore del risparmio e del rispetto per l’ambiente. Una guida utile, ricca di spunti interessanti per modificare il proprio stile di vita traendone benefici non solo in termini monetari, ma anche di salute e rispetto per l’ambiente.


La strategia del colibrìLa Strategia del Colibrì è a tutti gli effetti un manuale per un giovane eco-attivista, ricco di spunti di riflessione e consigli pratici riguardati il risparmio energetico ed il rispetto per l’ambiente.

Il libro è stato scritto da Alessandro Pilo, laureato in Letteratura Latino-Americana presso l’Università di Sassari e con un dottorato in Letterature comparate che lo ha portato ad approfondire le sue conoscenze tra Sardegna (terra di origine) e il Cile.

Le sua attività sono davvero molteplici e multi-culturali, in Portogallo ad esempio ha svolto un ruolo attivo in progetti di educazione ambientale collaborando per la realizzazione di orti urbani e progetti di transizione. Attualmente è impegnato nella città in cui vive, Budapest, dove porta avanti progetti di ecologia e attivismo in una scuola che si ispira al pensiero dello psicologo americano Carl Rogers.

Dopo questa doverosa introduzione biografica, riassumiamo brevemente il contenuto del manuale sintetizzandone gli argomenti trattati. I capitoli in cui viene suddiviso il libro sono:

  1. Tra le Mura domestiche:
    dedicato a consigli pratici per rendere ecologicamente più efficienti le nostre abitazioni, adottando comportamenti o stili di vita che riducono fortemente gli sprechi e salvaguardano l’ambiente circostante.
  2. La città e il traffico:
    in questo capitolo si discute sui sistemi di trasporto urbano eco-sostenibili privilegiando i sistemi di trasporto alla base di una ipotetica piramide ecologica ad impatto ambientale crescente man mano che si procede dalla base al suo vertice.
  3. I cambiamenti climatici minacciano l’ambiente:
    sezione dedicata ai cambiamenti climatici ed ai loro effetti devastanti sulla natura e sull’intero genere umano. ” Un aumento di 1,5° delle temperature globali entro il 2080 potrebbe causare la morte per fame di 50 milioni di persone, di 200 milioni per malaria e di 2 miliardi per sete”
  4. Le 4 R:
    le 3 R vennero sviluppate dal movimento ambientalista che riassume 3 azioni basilari per essere più ecologici: riciclare, riutilizzare e ridurre. A questi 3 elementi va aggiunta una quarta regola proposta dallo stesso autore: ripensare.
  5. Il consumo critico:
    in questo capitolo si cerca di sviluppare il concetto del consumismo frenetico ed immotivato, dettato solo da case produttrici che spingono i consumatori a considerare un oggetto obsoleto anche se perfettamente funzionante.
  6. Un’alimentazione sana, pulita e giusta:
    consigli e informazioni sull’acquisto di prodotti biologici o senza pesticidi e sulle relative tecniche di produzione. Approfondimenti per aderire o formare Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) che prediligono l’approvvigionamento delle risorse da produttori locali.
  7. Vestirsi senza denudare la Terra:
    sviluppo dell’idea del consumo consapevole, teso a soluzioni ecologiche anche nel settore dell’abbigliamento. Sviluppare una comunità di scambio di vestiti inutilizzati è un’idea molto diffusa all’estero, conosciuta sotto il nome di Clothing Swap.
  8. Viaggiare con giudizio:
    sempre più persone iniziano a sviluppare la concezione del viaggio lento e più “dolce” in quanto permette di gustare pienamente la propria vacanza salvaguardandone l’ambiente. Tale concezione nasce dallo sviluppo dell’idea che in una vacanza la parte più interessante è il viaggio, e non la destinazione finale!
  9. Oltre la globalizzazione
    Un modello economico basato sulla globalizzazione è di fatto dannoso per l’interesse collettivo in quanto aumenta le disparità sociali a vantaggio dei poteri più forti (multinazionali e uomini di potere). Ciò porta ad un effimero sviluppo economico a discapito dei paesi più poveri del Sud del mondo.

Concludiamo con una breve scheda riepilogativa con il link diretto per l’eventuale acquisto.

Copertina La strategia del colibrìLa strategia del colibrì. Manuale del giovane eco-attivista
Autore: Alessandro Pilo
Illustrazioni: Eszter Kiskovàcs
Editore: Sonda
Pagine: 200
Anno: 2013
Prezzo: 14 euro

Info: www.sonda.it/la-strategia-del-colibri

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    L’Italia è ancora fanalino di coda per ciò che concerne la conoscenza della lingua inglese, che sembra di fatto un presupposto essenziale per operare attivamente nel mondo del lavoro.


    L’Italia si attesta nelle ultime posizioni della classifica europea della conoscenza dell’inglese. E’ quanto risulta dal rapporto EF EPI (EF English Proficency Index), il più ampio studio comparato sulla conoscenza dell’inglese nel mondo, messo a punto da EF Education First, l’organizzazione leader mondiale nell’ambito della formazione linguistica all’estero.

    Lo studio giunto alla sua terza edizione, si fonda su test effettuati dal 2007 al 2012, su 750.000 adulti provenienti da 60 Paesi.


    Indice di conoscenza dell’inglese EF 2013 – Copyright © EF Education First Ltd. All rights reserved

    In quest’ultima edizione l’Italia anche se migliora la sua competenza linguistica, lo fa solo leggeremente e non alla stessa velocità di altre nazioni, come la Spagna, ad esempio.

    A livello mondiale, guidano invece la graduatoria Svezia, Norvegia ed Olanda; il nostro paese relegata in posizione numero 32, dietro a Vietnam, Uruguay e Sri Lanka. Dopo di noi solo la Francia.

    Classifica mondiale conoscenza lingua inglese
    Indice di conoscenza dell’inglese EF 2013 – Copyright © EF Education First Ltd. All rights reserved

    E’ davvero un peccato che l’Italia non si impegni – o per lo meno non in modo sufficiente -  a modificare il livello linguistico dei suoi cittadini.

    L’inglese è ormai la lingua del marketing, della comunicazione, della tecnologia e delle scienze, e questo le aziende italiane lo sanno bene. Eppure la scuola sembra ancora ignorarlo in grande misura, così come le università risultano ancora poco collegate al mercato del lavoro, visto che moltissimi laureati in ingegneria o scienze hanno una conoscenza insufficiente dell’inglese professionale.

    Sicuramente qualcosa si sta cercando di fare. Ad esempio, dal 2014, una materia dell’ultimo anno delle scuole superiori di tutti gli indirizzi sarà insegnata in lingua inglese – anche se però purtroppo, molto spesso le capacità linguistiche degli insegnanti sono poco adeguate e le ore dedicate all’insegnamento di questa materia troppo limitate.

    Allo stesso modo, sempre più università stanno cercando di riformarsi inserendo un numero sempre maggiore di corsi e programmi in lingua inglese.

    C’è quindi sicuramente ancora molto da riformare e questo processo non sarà semplice visto che è ostacolato da una difficile situazione politica – un governo cronicamente instabile – ed economica e da una popolazione che invecchia.

    Ma modificare il trend attuale è improcastinabile o l’Italia perderà l’opportunità  di iniziare ad uscire dalla crisi economica ed occupazionale, che la attanaglia da fin troppo tempo ormai.

    Vi è infatti uno stretto legame tra abilità linguistiche della forza lavoro di una nazione e le sue prospettive occupazionali ed economiche. L’inglese è il motore delle esportazioni e l’Italia, grazie al made in Italy, sinonimo in tutto il mondo, di qualità e stile, ha molto da esportare. L’inglese è inoltre una delle chiavi per attrarre investimenti esteri ed  è stato dimostrato che in nazioni in cui l’inglese non è lingua ufficiale, fare impresa è più semplice se la conoscenza dell’inglese è buona.

    Il nostro paese non può temporeggiare o perderà i suoi giovani migliori ed intraprendenti, disposti a costruirsi una vita all’estero pur di non rinunciare al sogno di un lavoro interessante, dignitoso e ben pagato. Qualità che al momento scarseggiano nel mercato del lavoro italiano.

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      Nonostante la crisi, il mercato del lavoro vede crescere gli stipendi di alcune figure chiave in azienda legate allo sviluppo, alla ricerca e soprattutto al marketing.


      Professioni anti crisiParlando di crisi globale possiamo immaginare che essa riguardi economicamente tutti, tutte le professioni e tutti i Paesi. A ben vedere così non è. Esistono lavori che, alla faccia di tutti i comuni mortali, anche in piena recessione vedono crescere i loro stipendi fino al 50%!
      Od&M Consulting (società facente parte di Gi Group) ha stilato per il Sole 24 ore una classifica dei mestieri “anti-crisi”con annessi ranking retributivi.

      Primi in classifica sono i responsabili degli acquisti di settore. Questa cerchia di dirigenti fortunati, in aziende di grosse dimensioni, ha visto aumentare il proprio stipendio lordo del 54,2% tra il 2003 ed il 2012.
      Il lavoro dei buyer è fondamentale per un azienda giacché ne garantisce il piazzamento sul mercato, analizzando i prezzi della concorrenza e gestendo negoziati e tariffe. Dal buyer dipendono anche i tempi di consegna, la verifica di costi-opportunità e la scelta dei partner più affidabili. La crisi ha giocato a favore di questa figura professionale giacché si è reso sempre più necessaria l’ottimizzazione degli acquisti. Non meno di successo è la variante online di questa professione, l’e-buyer, specializzato in e-commerce, settore in crescita sempre più e mestiere con mansioni analoghe rispetto alla variante offline.

      Gli stipendi per le professioni nei settori acquisti e logistica sono tendenzialmente tutte cresciute fino al 31,7% per i dirigenti, 26,6% per i quadri e 24,7% per gli impiegati.

      Altra professione gratificata economicamente è quella del Product Manager cui è affidata l’idea e la gestione di una linea di prodotti (con analisi di mercato, distribuzione, stima delle prospettive, ecc). Si tratta anche in questo caso di un mestiere strettamente collegato al marketing, con crescita retributiva per i vertici aziendali stimabile al 39,9% nell’ultimo decennio.

      Sales manager aziendaL’account sales manager gestisce la rete clientelare dell’azienda ed ha numerosissime responsabilità tra i propri compiti (rapporti commerciali, gestione del portafoglio clienti, coordinamento team, ecc.). Questa professione è stata gratificata con una crescita in busta paga fino al 38,7%.
      Quando un’azienda ha numerose  sedi distaccate, essa le affida a capi area. Questa professione manageriale, punta gli obiettivi, organizza il lavoro ed impartisce i compiti assicurandosi che vengano portati a termine. Anche in questa mansione gli stipendi dal 2003 sono cresciuti progressivamente, tra il 30 ed il 28%.

      Ricerca, sviluppo e marketing sono sostanzialmente i settori che non hanno risentito della crisi e che anzi sembrano averne tratto giovamento.
      Tutte quelle professioni che sono in qualche maniera legate alla gestione dei flussi di cassa, ai rapporti con la clientela, alla promozione, al brand management ed alla comunicazione commerciale, hanno trovato nuovi spazi ed occasioni lavorative. Chiunque sia in grado, col proprio mestiere, di ottimizzare i costi ed agevolare i guadagni della Compagnia è ovviamente ben accetto e gratificato.

      E’ evidente che a trarre maggior giovamento dai vantaggi del settore sono soprattutto i ruoli lavorativi di comando, più che la forza lavoro semplice. Non resta dunque altro da fare che aspirare a questi settori ed alle giuste posizioni. La crisi non è per tutti dunque e sta a noi cercare il giusto spazio nel mercato del lavoro per avere successo.

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