Casa-lavoro: il 40% degli italiani impiega più di un’ora al giorno in viaggio, mentre uno su cinque spende oltre il 10% della sua retribuzione per i costi di trasporto.


Lavoro da casaDa una ricerca Regus, condotta a livello internazionale nello scorso mese di luglio su 22.000 manager e professionisti in 100 paesi, emerge che gli italiani che impiegano oltre un’ora al giorno nel tragitto di andata e ritorno tra casa e posto di lavoro sono oltre il 40%. Il restante 60% riesce a rimanere sotto l’ora giornaliera. Un maggior ricorso alle modalità del lavoro Agile, di cui il 25 marzo il Comune di Milano propone la 2° Giornata, consentirebbe di abbassare o eliminare questi tempi, offrendo ai lavoratori più tempo per sé stessi, migliore qualità della vita, maggiore produttività e meno stress, mentre la città e l’ambiente ne beneficerebbero sotto forma di minor inquinamento.

Più precisamente, la ricerca Regus evidenzia che solo per il viaggio di andata, il 27,8% impiega meno di 15 minuti, il 31,3 (la maggioranza) riesce a rimanere entro la mezz’ora, mentre il 21,10% tra i 30 e i 45 minuti, l’11% tra i 45 minuti e un’ora, mentre i più lontani che impiegano oltre un’ora rappresentano l’8,80% degli intervistati.

Quanto costa andare al lavoro?

I dati relativi all’Italia, raccolti dal principale fornitore a livello globale di spazi di lavoro flessibili, in un nuovo panel di ricerca su un campione globale molto più ampio (44.000 manager e professionisti) nello scorso mese di Gennaio 2015 fanno emergere un costo medio ponderato per gli spostamenti tra casa e ufficio pari al 5% calcolato sulla retribuzione annua.

Costi spostamento lavoroCome ben noto le medie statistiche servono ad indicare un trend generale, le variabili sono molte (uso dell’auto o dei mezzi pubblici) e ovviamente incidono significativamente i diversi livelli retributivi degli intervistati. L’indagine Regus indica che per uno su cinque (21,3) degli intervistati italiani i costi possono raggiungere e superare il 10% della loro retribuzione, mentre il 22,6% sostiene costi variabili tra il 5% e il 10% e il 56,1 ha costi inferiori al 5%.

Lavoro Agile o smart working per risparmiare tempo e denaro, il 52,5% lavora già anche da casa

Il continuo sviluppo e la diffusione di nuovi strumenti tecnologici consentono di poter lavorare ed essere connessi e operativi anche lontano dall’ufficio tradizionale. La recente ricerca internazionale Regus, indica che il 52,5% di manager e professionisti Italiani (a fronte di una media a livello mondiale del 61%) lavora spesso da casa e ha allestito un ufficio o una postazione lavoro (home office). Queste nuove metodologie di lavoro che si stanno sviluppando rapidamente possono contribuire a ridurre gli spostamenti, incrementare la produttività, contenere i costi operativi e gestire al meglio il rapporto lavoro/tempo libero (http://www.regus.it/blog/latest-news/che-cose-il-lavoro-flessibile/).

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    Corsi di Inglese, sono le donne le più interessate allo studio delle lingue, non solo per lavoro, ma anche per capire il mondo.


    Corsi lingua inglese My English SchoolSecondo un’indagine di My English School, la scuola che con l’originale metodo “My Smart English” ha innovato l’insegnamento della lingua inglese in Italia, gli italiani sono ancora un popolo di viaggiatori e poeti, ma sono anche preoccupati per il proprio futuro lavorativo.

    I dati raccolti da My English School evidenziano che, nel 2014, su un campione di 1500 persone, il 45% di coloro che vogliono prendere lezioni di inglese ha come obiettivo quello di perfezionare il proprio curriculum per renderlo più appetibile agli occhi di un head-hunter. Lo studio delle lingue è, a ragione, ritenuto un elemento fondamentale per la carriera lavorativa. Se aggiungiamo a questo dato quelli che vogliono ottenere una certificazione o trasferirsi all’estero (probabilmente per motivi di lavoro), raggiungiamo oltre il 65,5% del campione totale.

    Il 10,7% si sente sfiduciato dalla situazione economica italiana e vuole migliorare il proprio inglese per trasferirsi all’estero, sognando Londra o l’Australia, mentre un più fortunato 12,6% lo fa per il piacere di poter visitare mete esotiche in modo autonomo. La richiesta di frequentare una scuola di inglese proviene nel 23% dei casi da studenti, quasi interamente per creare solide basi per il proprio futuro lavorativo, dato che solo il 3,4% dei rispondenti ha indicato necessità scolastiche come motivazione.

    Ma non si vive solo per lavorare: dall’indagine emerge che il 17,6% (il secondo valore assoluto) considera fondamentale la padronanza dell’inglese per la propria cultura generale, per capire meglio la società di oggi e ampliare i propri orizzonti.

    Se volessimo analizzare i dati per genere, emerge che le donne sono più propense allo studio dell’inglese rispetto agli uomini (57% vs 43%) e che lo fanno prevalentemente per cultura personale (il 67% di coloro che hanno dichiarato “interesse personale” come motivazione principale, è donna), mentre ben il 59,2% degli uomini ha dichiarato di voler imparare l’inglese per aumentare le possibilità di carriera o per un trasferimento all’estero.

    “Nei centri MyES abbiamo pensato di mettere al centro della didattica le esigenze del cliente, ecco perché ogni programma è personalizzato e progettato attorno alle possibilità e interessi specifici dello studente, in un ambiente serio ma rilassato. In questi quattro anni abbiamo assistito a una crescita costante nell’interesse dello studio dell’inglese, la lingua chiave nel business e pass-partout mondiale.” ha dichiarato Luigi Sguerri, Amministratore Unico di MyES, che ha poi continuato: “Siamo orgogliosi di essere diventati il punto di riferimento per chi vuole viaggiare, trasferirsi all’estero, aumentare la propria cultura personale o ampliare le opportunità di carriera”.

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      Molte PMI dell’UE non sono ancora a conoscenza del sostegno disponibile per aiutarle a espandersi nel mercato giapponese.


      Internazionalizzazione imprese GiapponeLe PMI europee sono di importanza vitale per l’economia europea e la creazione di posti di lavoro. Secondo uno studio condotto per la Commissione europea nel 2012, le PMI sono responsabili del 66,5% di tutti i posti di lavoro europei. Il mercato giapponese è ancora largamente inutilizzato e molto limitato è il numero di PMI europee che hanno filiali attive in Giappone. Ancor più importante è il fatto che molte PMI dell’UE non sono ancora a conoscenza del sostegno disponibile per aiutarle a espandersi nel mercato giapponese.

      Oltre a sostenere le regioni e gli Stati membri, la Commissione europea finanzia numerose attività per supportare l’internazionalizzazione delle PMI dell’UE. La Commissione ha conferito al Centro per la cooperazione industriale UE-Giappone il mandato di aiutare le aziende dell’UE ad avviare attività in Giappone. Il Centro UE-Giappone è stato attivato nel 1987 in forma di iniziativa imprenditoriale unica tra Commissione europea e governo giapponese. Il Centro è stato creato come organizzazione no profit per favorire la cooperazione industriale, commerciale e gli investimenti tra UE e Giappone. Ora fornisce un servizio di consulenza pratica alle PMI dell’UE che guardano al Giappone per espandere il proprio business.

      Il Centro UE-Giappone organizza regolarmente seminari via web e moduli di e-learning. Fornisce inoltre innumerevoli informazioni relative a borse di studio, a programmi formativi e all’accesso ai servizi dell’Enterprise Europe Network, la più grande rete europea di supporto alle aziende; tutte le informazioni sono disponibili sul sito principale del Centro www.eu-japan.eu. Tra gli altri servizi offerti, citiamo in particolare:

      Il Centro UE-Giappone gestisce inoltre il portale informativo www.EUbusinessinjapan.eu che fornisce uno spazio centralizzato dove le PMI dell’UE vengono introdotte al mercato giapponese. Il Portale fornisce consigli pratici su come portare avanti un’attività in Giappone: da questioni riguardanti la comunicazione interculturale a informazioni sul mercato e ad altre problematiche economiche che possono presentarsi (quali quelle di diritto tributario). Espandersi in Giappone è certo un’impresa difficile, ma non impossibile, ecco perché vengono offerti tutti questi servizi di supporto.

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