Soprattutto a causa di telegiornali inutili e sempre più vicini al mondo del gossip più che alla vera informazione, in Italia continua ad aumentare il razzismo verso chi non dimostra di avere dei tratti somatici, o un accento nella pronuncia, tipico dell’essere italiano.
La maggior parte dei servizi dei TG che vanno in onda negli orari centrali (13:00-14:00 e 20:00-21:00) vorrebbero riuscire a parlare oggettivamente di fatti di cronaca in cui sono coinvolti degli extracomunitari, ma la realtà è che il medio ignorante cittadino italiano (quindi la stragrande parte degli italiani) coglie “bene” il messaggio che molti dei mali della società italiana siano imputabili a comportamenti illegali di cittadini non italiani.
In tutto questo non aiuta certamente TUTTA la classe politica quando da un lato continua a ripetere sempre la solita frase “tolleranza zero”, e dall’altra NON VUOLE fare una seria e completa legge sull’immigrazione perché, tra le altre cose, questo andrebbe a colpire una grande fetta di manodopera in nero, a “super bassissimo” costo, reclutabile da aziende, fabbriche e mafia che li fanno lavorare con una sicurezza sul lavoro pari a zero.
In questo clima di odio razziale (altro che italiani brava gente, pizza e mandolino) arriverà tra poco il 1° marzo 2010, giorno in cui è stato proclamato uno sciopero generale di tutti i lavoratori extracomunicati. La giornata italiana si collega a quella francese (sempre il 1° marzo 2010) chiamata “La journée sans immigrés: 24h sans nous” (La giornata senza immigrati: 24 ore senza noi).
Storiedilavoro.it appoggia questa iniziativa sperando che questa giornata possa far cambiare qualcosa nella coscienza degli italiani che sembrano proprio impediti nel capire in quanti diversi ambienti lavorano gli extracomunitari.
Per esperienza personale, posso portare l’esempio della linea di montaggio delle moto Monster nelle sede della Ducati a Bologna-Borgo Panigale, in cui gli extracomunitari credo siano ancora la metà: se così fosse, il 1° marzo 2010 si avrebbe un assemblaggio di Monster ridotto del 50%, oltre ad altri settore dell’azienda in cui sono molto presenti africani (di vari stati), indiani ed altri.
Ma questo è solo un esempio, e un altro che probabilmente potrebbe dare di più il senso di quello di cui stiamo parlando, è quello delle badanti: cosa cambierebbe nella vita di un figlio se la badante del proprio genitore si dovesse assentare per una settimana o un mese?
Tra i diversi siti e blog che si possono trovare su Google, vi segnaliamo anche questo.
In questo periodo è in atto una campagna di marketing virale diffusa dall’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Toscana. Il tema è la sensibilizzazione alla Responsabilità Sociale delle Imprese. A questo scopo è stato prodotto un video, realizzato dall’agenzia Ombre Elettriche di Firenze.
La campagna fa parte delle iniziative promosse dal progetto Fabrica Ethica, sviluppato, appunto, dall’Assessorato alle Attività Produttive. Il progetto è nato nel 2002 con l’obiettivo di promuovere la certificazione di responsabilità sociale d’impresa SA8000 nelle aziende toscane, certificazione che si articola su nove condizioni da rispettare nei confronti dei lavoratori e dei processi di produzione, obbligatori per tutta la filiera di fornitura, nazionale ed internazionale. Sul sito di Fabrica Ethica si possono trovare molte informazioni aggiornate in merito.In breve tempo l’Assessorato è diventato un punto di riferimento nazionale in materia. Altre Regioni, Enti Pubblici, Istituzioni private, Commissioni italiane ed internazionali, cittadini si sono rivolti all’assessorato per approfondire l’argomento e per intervenire nei dibattiti in materia, nonché per la formazione specifica.La campagna di marketing virale nasce dall’interesse dell’Assessorato verso le forme di comunicazione avanzate. Fabrizia Paloscia, responsabile del progetto Fabrica Ethica, è la promotrice di questa campagna. L’obiettivo è quello di comunicare i temi della responsabilità sociale in modo nuovo, dinamico e di raggiungere un target specifico oltre quello dei dirigenti d’impresa, ovvero gli utenti, coloro che decidono di acquistare un prodotto o di usufruire di un servizio. In particolare gli utenti che hanno sviluppato attenzione verso le tematiche sociali e collettive. Internet si sta dimostrando lo strumento adatto a tale scopo, un contesto in cui è possibile veicolare ed ottenere informazioni di più ampio raggio con modalità partecipativa, dove gli interessi delle persone possono trovare forme di soddisfazione e di stimolo.
Gli utenti sono un elemento fondamentale per il sostegno di pratiche responsabili. Sensibilizzarli significa supportare la diffusione di tali pratiche, in quanto attraverso la loro scelta di privilegiare i produttori che le mettono in atto si può determinare una tendenza ed influire sul un mercato. La responsabilità sociale è una pratica di tutela dei lavoratori che garantisce prodotti realizzati con criteri etici, e quindi collettivi, nel rispetto dell’uomo, della natura e dei diritti civili.
Le modalità di diffusione di idee ed informazioni attraverso internet, ed in particolare attraverso il social network che ne rappresenta una caratteristica attuale, sono in sintonia con i concetti e le applicazioni della responsabilità sociale. Un tema che non può passare inosservato nella rete se proposto in maniera coinvolgente ed attrattiva. Per questo motivo, è apparso interessante sviluppare uno stile comunicativo che potesse costituire oggetto per una diffusione virale.
Il dibattito su cosa sia virale è ancora molto aperto, seppure delle linee precise siano state tracciate ed indicate. Non è sufficiente posizionare del materiale su YouTube per rendere virale un messaggio. E’ necessario prima di tutto elaborare un contenuto che stimoli la sua condivisione ed innescare meccanismi perché questo avvenga all’interno del social network.
Per la realizzazione del video si è scelta la strada della qualità estetica, del coinvolgimento ritmico, delle immagini inusuali e simboliche, del testo incisivo, della potenza della colonna sonora. Non sono questi gli elementi di carattere virale che maggiormente catturano, a differenza dell’umorismo, del sesso, del politicamente scorretto, del bizzarro, che più comunemente, secondo gli analisti specializzati, costituiscono motivo di viralizzazione, cioè di diffusione spontanea attraverso il passaparola, ad esempio. E’ documentata, però, anche la tendenza a viralizzare contenuti di qualità d’immagine o di poetica. Si è così cercato di orientarsi verso questo tipo di risorsa attrattiva.
Il risultato finale è caratterizzato, perciò, dal ritmo intenso del video, dato dall’alternarsi veloce tra immagini e testo scritto, sulla base ritmica incalzante di percussioni ed accordi di organo. Un minuto e trenta secondi che hanno l’obiettivo di passare in un attimo, senza dare la possibilità di distrarsi. Al contrario, ci si pone l’obiettivo di stimolare il desiderio di rivederlo per comprenderlo meglio. L’intento è quello di comunicare la forza del reagire, l’energia del fare, la potenza della vita che permette di operare ed apprezzare il mondo, da cui possono nascere comportamenti nel rispetto della natura umana, della condivisione, dell’ambiente.
Il titolo dato al video è “Forte come la pace”. Anche se qualcuno ha fatto notare come il tema della pace sia molto praticato, quasi logoro, è un tema che trova sempre spazio e che, visto il clima di conflitto sociale esteso, forse vale la pena ribadire e proporre in nuove forme. Nella pace, al fondo, è compresa tutta la nostra esistenza. Se c’è pace c’è attività, c’è scambio, c’è condivisione, c’è rispetto, c’è valorizzazione, c’è amore.
Il video ha un percorso tematico. L’introduzione, costituita da una veloce sequenza di immagini capovolte e monocrome, le stesse che appariranno nelle sequenze successive, propone il mondo visto con gli occhi della paura. Il rovesciamento di questo è la forza della vita, forte come la pace, appunto.
A differenza di quanto comunemente succede nell’impostazione di una campagna di questo genere, si è scelto di utilizzare la tecnica cosiddetta della “pioggia sottile”. L’obiettivo non è quello di ottenere l’impennata delle visioni, quanto cercare di mantenere una durata distribuita nel tempo e nel target di riferimento.
I test di selezione vengono sempre di più usati dai responsabili delle risorse umane per valutare la predisposizione e le capacità che il candidato ha nei confronti di uno specifico percorso formativo o lavoro.
Questo strumento di selezione anticipa il colloquio finale ed è comunque importante arrivare preparati per poterlo svolgere in tutta tranquillità senza entrare in un inutile panico.
Per portare a termine un test di selezione non è importante aver studiato degli argomenti in particolare: la preparazione è più mentale che altro, e si può accuisirla solo sapendo in cosa consistono e cosa può venire richiesto nelle domande.
Perché sono così tanto utilizzati
Dovendo valutare oggettivamente tutti i candidati, è necessario che il metodo utilizzato sia il più imparziale possibile e non lasci alcuna iniziativa personale (anche se vi sono alcune eccezioni). In questo i test sono la cosa miglioe perché forniscono a tutti le stesse domande e la possibilità di rispondere in forma chiusa, cioè apponendo semplicemente una crocetta nel riguardo della risposta più attinente al proprio essere, idee, esperienze…
Alcuni candidati potrebbero ritenere i test di selezione una ingiustizia perché troppo “freddi” e poco personali ma questi sono proprio i punti di forza posseduti da ogni test. E comunque ci sarà sempre tempo durante il colloquio per esprimere se stessi come meglio si crede.
Quali sono i più diffusi
I test di selezione non sono sempre legati alla valutazione dell’idoneità pratica e tecnica ad un dato lavoro. Vengono impiegati anche, e soprattutto, per valutare la personalità (chi non ricorda i test della visita di leva in cui chiedevano “ti piacciono i fiori?”) e l’intelligenza.
Nel dettaglio, e in ordine di maggiore utilizzazione, troviamo:
Test della personalità
Servono a evidenziare alcune particolarità caratteriali. Spesso presentano sia risposte chiuse che aperte in modo da dare la possibilità di esprimersi liberamente e poter analizzare il più possibile il carattere.
Test attitudinali
Lo scopo nell’utilizzare la tipologia attitudinale risiede nel poter misurare la capacità di ragionamento, la facilità di comprensione verbale e l’attitudine numerico-matematica del candidato.
Test di intelligenza
Forniscono una misurazione generale dell’intelligenza del candidato. E’ un lontano parente dei test per il calcolo del quoziente intellettivo QI.
Test di conoscenza
Sono indispensabili se si vuole avere la certezza che il candidato abbia delle reali conoscenze in quello che il test (e il lavoro) richiede. Ad si possono trovare domande su: diritto, economia, storia, scienza, matematica, disegno, lingua straniera, il nome di particolari attrezzi e utensili dedicati allo specifico lavoro…
Potete trovare preziosi consigli e approfondimenti visitate il sito del Corriere della Sera.