Povera patria


I dati Istat sono sempre più allarmanti nel riportare l’aumento di disoccupati in Italia. Ora simo al boom, con un aumento del 12,2% i senza lavoro sono 3 milioni e 127 mila. Siamo al 40% di disoccupati tra i giovani.


Mentre il Cnel delinea un ritratto tremendo riguardo il mercato del lavoro in Italia, asserendo che gran parte della disoccupazione è ormai da ritenersi strutturale, arriva la doccia fredda dell’Istat.
Il Cnel asserisce, a ragion veduta, che molti di quanti sono stati licenziati non sono più riusciti a trovare lavoro, e forse mai lo troveranno. Le conseguenze sono dunque drammatiche, almeno sentendo l’Istat: “Il deterioramento del capitale umano legato alla persistenza ai margini del mercato determina una grave perdita per il lavoratore e per la società nel complesso”.

I NUMERI ISTAT RIGUARDO LA CRISI
Il
tasso di disoccupazione giovanile registrato dall’Istituto che riguarda i giovani tra i 15 e i 24 anni ad agosto 20013 sale al 40,1%, ed è in rialzo dello 0,4% a luglio e del 5,5% su base annua. Viene così superata per la prima volta la soglia del 40%l, e viene anche raggiunto il livello più alto dall’inizio delle statistiche sui lavoratori, ovvero su serie mensile (2004) che trimestrali (1977).
Ma l’emergenza riguarda anche tutti, non solo i giovani. Il tasso di disoccupazione nazionale si attesta al 12,2%, in aumento dello 0,1% percento rispetto al mese precedente e del 1,5% rispetto i dodici mesi.

NEL DETTAGLIO
Ad agosto 2013 l’occupazione maschile diminuisce dello 0,4% in termini congiunturali e del 2,8% su base annua, mentre quella femminile cresce dello 0,5% rispetto a luglio e dello 0,4% nei 12 mesi. Il tasso di occupazione maschile quindi, pari al 64,7%, diminuisce di 0,2 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 1,9 punti su base annua. Quello femminile invece, pari al 47,1%, aumenta di 0,2 punti in termini congiunturali e di 0,3 punti percentuali su anno.
Alla fine di tutti i calcoli, il tasso di disoccupazione maschile, pari all’11,7%, aumenta dello 0,2% al mese e del 1,9% all’anno; quello femminile, pari al 12,9%, aumenta dello 0,2% rispetto al mese precedente e dello 0,9% su base annua.

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    Due terzi dei giovani romani si dichiarano molto favorevoli a lasciare Roma per trasferirsi in un’altra città italiana o addirittura all’estero. Il 41% del totale della popolazione romana vorrebbe andare via da questa città.


    La ricerca eseguita da “Un’agenda urbana per Roma” e i dati pubblicati da Censis e Rur (Rete urbana delle Rappresentanze) sono allarmanti! Il 67% dei giovani e il 41% dei romani vogliono lasciare Roma a causa di un diffuso disagio dovuto all’incapacità della Capitale di offrire opportunità ai suoi cittadini.
    Sono soprattutto i giovani, tra i 18 e i 29 anni, a dichiarare di volersene andare da Roma, raggiungendo un pesante 68%. Ma il problema non riguarda solo i giovani, ma l’intera popolazione.
    Del 41% dei romani intenzionati ad emigrare altrove, il 13% lo farebbe per la grave assenza di lavoro che potrebbe durare sicuramente molti anni, l’11% dalla possibilità di usufruire di servizi migliori, mentre l’8% dalla necessità di avere un costo della vita minore o una maggiore sicurezza in genere.

    Il neo sindaco Ignazio Marino si dice allarmato dopo aver presenziato alla pubblicazione del rapporto del Censis. Durante il suo intervento presso il Tempio di Adriano, ha individuato quelle che, secondo lui, sono i due punti chiavi sui quali Roma deve investire, viabilità e capacità di attrarre.

    Marino continua dicendo: “La visione dell’altrove è molto radicata nei giovani. Qui si parla di disagi. Si parla di lasciare Roma alla ricerca di opportunità che la città non offre. E questo incide sulle sicurezze delle persone. Le frammenta. Disperde i talenti”.
    Secondo il sindaco, l’incuria e l’assenza di lavoro sono altri punti cardine sui quali lavorare. “L’incuria per me è soprattutto un atteggiamento mentale. Condiziona il modo di agire, di scegliere, di cogliere le sfide, di osare e di raccogliere le opportunità del terzo millennio”. E ancora: “Se i giovani prendono strade che portano lontano da Roma è perché la città non offre lavoro”. Percepire la propria città come poco vivibile e desiderare di andare a vivere altrove sono la sintesi di un malessere complessivo”.

    Secondo noi Marino non ha una visiona sufficientemente lungimirante di quello che sta accadendo nel mondo. Siamo arrivati alla fine di un’epoca che era destinata a finire nel momento stesso in cui è incominciata, ed ora sia le nuove che vecchie generazioni stanno capendo che una città caotica come Roma non è più a misura d’uomo (o non lo è mai stata). Non è solo il lavoro il problema, è lo stile di vita, e l’alienazione continua, il caos, i rumori, il cervello che non riesce più a riposare nemmeno quando dormiamo profondamente. E’ un rapporto col tempo sbagliato da decenni, e ora non viene più tollerato da chi sa che la vita non è solo lavoro, mutuo, matrimonio e figli.

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      Secondo l’ultimo rapporto sul lavoro, le assunzioni sono facilitate per chi possiede un semplice diploma anzichè la laurea. Ecco tutti i dettagli.


      Lavoro giovani diplomatiDall’ultimo rapporto che è stato pubblicato da Excelsior – Unioncamere, è emerso che le assunzioni lavorative dell’ultimo trimestre (aprile – giungo 2013) sono diminuite nella quota di giovani che possiedono una laurea. Invece, a differenza di tante nazioni estere, il semplice diploma vince a mani basse, e permette di essere “speso” più facilmente nel mondo del lavoro.

      Pare proprio che chi possiede solo un diploma abbia maggiori probabilità di trovare un impiego rispetto ad un laureato. Infatti secondo i dati raccolti nei mesi di gennaio e febbraio si prevede che i pochi assunti tra aprile e giugno saranno per il 43% dei ragazzi che hanno soltanto concluso gli studi delle scuole superiori.

      Proprio questa categoria ha raggiunto, tra il primo e il secondo trimestre 2013, il massimo numero di assunti degli ultimi due anni, seguiti immediatamente da chi non ha una particolare formazione e fanno parte del 32% del totale delle assunzioni.

      Chi invece ha una semplice qualifica professionale ha trovato lavoro per il 16%; i laureati solo l’8%.

      CHE TIPO DI ASSUNZIONI

      L’aumento di assunti nel mondo del lavoro dei diplomati riguarda sia gli impieghi stagionali che quelli non stagionali. Infatti, nel 2012 gli stagionali sono aumentati del 3,9%, passando dal 38, 6% al 42,5%. Lo stesso vale per le assunzioni non stagionali, passate dal 38,9% del 2012 al 43,9% del 2013. Tra quest’ultime svettano, in particolare, i settori dell’industria e dei servizi che, sembra, assumano in gran parte tra i diplomati.

      E’ ACCADUTO ANCHE IN PASSATO

      L’assunzione facilitata da parte di chi ha un titolo di studio di basso o medio livello non è certamente una novità per il nostro Paese. Sicuramente lo sanno benissimo tutti quei giovani che hanno dovuto eliminare addirittura la laurea dal proprio curriculum vitae. Infatti anche nel 2012 è accaduto che le assunzioni fossero maggiormente rivolte a chi una laurea non ce l’aveva ma aveva solo un diploma di scuole superiori.

      Nel 2012 i laureati che furono assunti sono calati del 4,5%, passando dal 12,7% al 8,2%.

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