Alcuni consigli derivati da esperienze di lavoro nel Regno Unito, riguardanti il rapporto tra manager ed impiegati.

8 lezioni per managers apprese nel Regno Unito

lavoro esteroOgni volta che si parla di lavoro in una città come Londra, si evidenziano differenze culturali che si incontrano negli uffici o nei rapporti lavorativi con l’estero. Se negli ultimi tempi si notano difficoltà nei rapporti con i cinesi, reticenti ad aprire i loro confini a multinazionali americane, gli italiani suscitano da sempre qualche perplessita per i modi di fare.

Infatti la cultura aziendale nel Regno Unito gode dell’influenza di tutta quella teoria manageriale che ha forgiato la crescita economica del paese e che fonda, ora, il proprio corso sull’importanza del lavoratore. Non più animale da sfruttare, ma risorsa principale per lo sviluppo dell’impresa dal punto di vista relazionale, creativo e gestionale. Ecco 8 lezioni che i manager italiani dovrebbero tenere a mente quando selezionano e gestiscono il personale e che potrebbero aiutare l’espansione economica (ridotta ora al minimo):

  1. Dare responsabilità al dipendente non significa perdere potere. In questo modo è possibile concentrarsi su altre attività e rendere tutti maggiormente attivi e motivati.

  2. Chiedere consigli a un dipendente è sempre una buona cosa. Ognuno ha punti di vista differenti e quando si è più in alto non si vedono le cose dal basso.

  3. Le raccomandazioni non danno la sicurezza che il candidato sia appropriato. È opportuno valuare solo quelle da parte di precedenti datori di lavoro, non parenti e amici!

  4. Guardare i risultati precedenti sul lavoro e nei progetti accademici mette in luce quanto il candidato sia attivo e partecipe.

  5. Chi cerca lavoro deve essere aperto a modi di gestire e lavorare prestabiliti. Questo non vuol dire costringere i nuovi arrivati ad usare metodi obsoleti che rendono la giornata più faticosa

  6. Se un’impresa non ha prospettive di crescita, nessuno dei nuovi arrivati sarà motivato a dare del suo meglio. Se ti danno 1.000 euro al mese che tu non faccia niente o che tu eccella, cosa fai?

  7. Se nell’ambiente lavorativo c’è una buona percentuale che non lavora (esempio: centinaia di pause caffè, sigarette ecc.), dovrete licenziare e assumere personale motivato. Pena, chi fa bene se ne andrà presto!

  8. Bisogna divertirsi sul lavoro, i manager dovrebbero assegnare diverse attività in modo da rendere la giornata più interessante.

Articolo scritto da Carlo, lavora a Londra come Community Manager per Adzuna Lavoro.
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    Per anni si è continuato ad investire sui giovani lasciando da parte gli operai più anziani. Ma la casa automobilistica BMW cambia le regole e si muove in controtendenza.

    BMW punta sul lavoro degli anziani anziché su quello dei giovani Perché non considerare l’affidabilità, la saggezza, l’esperienza accumulata in anni di lavoro una risorsa piuttosto che un difetto da sanare?
    La risposta a questa domanda sembra venire dalla Germania e da una delle sue principali case di produzione automobilistica, la Bmw.

    L’idea rivoluzionaria dell’azienda consiste proprio nel mantenere aperto il proprio stabilimento di Dingolfing ad una fascia di operai “anziani”, adattando i ritmi di produzione a questa categoria molto speciale di persone specializzate e appassionate di quel lavoro che hanno fatto per anni e che, secondo le regole della velocizzazione e della produttività, dovrebbero rinunciarci.

    Lo stabilimento prevede postazioni di lavoro ergonomiche, ritmi di lavoro meno stressanti e anche delle sale per il relax dei dipendenti.
    Con questa strategia l’azienda spera di mantenere il più a lungo possibile la preziosissima collaborazione di lavoratori maturi e pieni di esperienza, estremamente importante per il buon funzionamento del lavoro, affiancandoli alle giovani leve che in tal modo saranno guidate in modo ottimale da dipendenti fedeli, saggi e consapevoli.

    Questo esperimento, che la Bmw spera di poter estendere quanto prima anche ad altri stabilimenti, ha il duplice vantaggio di mantenere dipendenti ben formati nel corso degli anni e di ovviare alle difficoltà incontrate nel reperire nuova manodopera.
    Purtroppo nel corso degli anni questa tendenza si è sempre più abbandonata in favore dell’assunzione di giovani che, se non altro, pesano di meno dal punto di vista economico. Ma queste scelte sono state mascherate con le idee sulla maggiore efficienza e predisposizione all’innovazione da parte dei giovani, teoria non sempre vera tra l’altro. Ma aderendo a questi “dogmi” si è tralasciata l’idea fondamentale che nell’ambito della produzione aziendale anche la maturità e l’esperienza hanno da dire la loro; non conta solo la forza fisica.

    Pertanto, anche se un gruppo di operai anziani potrebbe in qualche modo avere ritmi di lavoro più lenti, i risultati potrebbero essere migliori e più ponderati. E la Bmw vuole provare proprio questo, quindi ha detto basta ai pre-pensionamenti di persone che sono perfettamente in grado, e hanno anche molta voglia, di lavorare ancora per l’azienda.

    Basta alle politiche forzate di ringiovanimento dello staff che per anni sono state alla base dell’organizzazione di molte aziende. Tali politiche, poi, il più delle volte si sono rivelate controproducenti per le aziende stesse in quanto se da un lato i manager hanno insistito tanto sullo “svecchiamento”, dall’altro poi hanno dovuto fare i conti con gli enormi costi che comporta la formazione di giovani operai senza esperienza.

    Quindi perché non tener conto del fatto che molti anziani in età pensionabile hanno da dare ancora molto in termini di produttività e non hanno nessuna voglia di essere relegati all’inattività forzata? Perché non considerarli delle risorse preziose piuttosto che dei pesi inutili?

    La strada intrapresa dalla famosa azienda tedesca sembra essere quella giusta e, sicuramente, non si può che sperare che faccia da apripista ad altre iniziative di questo genere nei diversi settori della produzione.
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      Se da un lato il lavoro manca ci sono altre situazioni dove invece il lavoro è molto ricercato, soprattutto dove è richiesta una certa manualità e capacità nel manovrare strumenti manuali.

      Conoscere il contratto di lavoro Il quadro della situazione lavorativa in Italia illustrato da media e istituti di ricerca non mostra certo delle tendenze rassicuranti, sia che si tratti di giovani alla ricerca di un primo impiego, sia di lavoratori più esperti alla ricerca di una nuova occupazione.

      Le due principali problematiche che sembrano affliggere questo settore riguardano infatti queste due categorie di lavoratori: i giovani che nonostante un curriculum accademico di tutto rispetto trovano incredibili difficoltà nel trovare una posizione lavorativa coerente con il proprio percorso di studi, e i lavoratori già presenti sul mercato del lavoro, che hanno perso la propria occupazione a causa delle ristrutturazioni richieste per lo più dalla recente crisi economica, e che, data proprio l’età non più giovane, si trovano spesso tagliati fuori dalle dinamiche di reclutamento.

      Sarebbe però sbagliato definire la situazione del mercato del lavoro come stagnante, dal momento che c’è in realtà una serie di professioni per le quali risulta sempre più difficile trovare candidati esperti ed appassionati, sembra quindi si tratti piuttosto di un mancato incontro tra domande e offerta di posti di lavoro.

      I mestieri più richiesti in Italia Se infatti va aumentando il numero di laureati e di persone alla ricerca di un lavoro in ufficio o manageriale, al contrario, dal lato dell’offerta, aumentano le richieste per mestieri molto più pratici e manuali. Nella classifica delle professioni più richieste risultano infatti tra i primi posti ad esempio il panettiere, il gelataio, il pasticcere.

      Una posizione altrettanto utile e richiesta ma per la quale spesso mancano professionisti disponibili è quella dell’infermiere: su tutto il territorio nazionale senza distinzione di area o regione le offerte di lavoro nel settore infermieristico sono numerosissime, tanto che le persone disposte ad affrontare questo lavoro e soprattutto con un curriculum adeguato non sono sufficienti a coprire l’intera offerta.

      Dando uno sguardo più approfondito possiamo notare che nelle regioni del nord Italia c’è una forte richiesta di commessi e di tutte quelle professioni che in qualche modo si relazionano al mondo delle vendite e del commercio. Ma le offerte di lavoro a Bergamo e d’introni mostrano un trend in continua ascesa che indica come tornitori, saldatori e operai specializzati siano tra i mestieri più richiesti.

      In queste aree la mancanza di personale specializzato e alla ricerca di mestieri come quelli sopra citati o legati all’ambito dell’artigianato, non sembra destinata a cessare, infatti, il netto aumento di iscrizioni ai licei a scapito invece degli istituti professionali e tecnici è una dimostrazione di come, la tendenza sopra descritta, vada incrementandosi e radicandosi di anno in anno.

      Spostandoci invece verso il sud della penisola, le professioni più richieste si collocano nel settore legato all’edilizia, ad esempio carpentieri e manovali. Da notare inoltre che in queste aree la richiesta di personale con specializzazioni turistiche o con le competenze adatte ad inserirsi in questo settore e nelle strutture alberghiere rappresenta una parte non indifferente delle offerte di lavoro totali.
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