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	<description>La tua voce sul mondo del lavoro.</description>
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		<title>Festa della donna e Inail Lazio per la sicurezza delle casalinghe</title>
		<link>http://www.storiedilavoro.it/2010/03/08/festa-donna-sicurezza-casalinghe/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 11:58:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza sul lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[assicurazione casalinghe]]></category>
		<category><![CDATA[inail lazio casalinghe]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza casalinghe]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza donna]]></category>

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		<description><![CDATA[L'8 marzo, festa della donna, quest'anno viene dedicata a tutte le casalinghe del Lazio che ogni giorno si trovano a lavorare in un ambiente considerato il più sicuro del mondo ma che nasconde comunque particolari insidie e pericoli durante tutto il giorno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><img src="/immagini/sicurezza_sul_lavoro/festa-donne-sicurezza-casalinghe.jpg" alt="Festa delle donne 2010 Inail Lazio: informazione per tutte le casalinghe." /></td><td>In occasione della festa della donna, l’Inail Lazio ha organizzato un <b>incontro per tutte le donne casalinghe</b> al fine di discutere della sicurezza negli ambienti domestici e far prendere coscienza dei tanti e diversi rischi che una casa può avere.</tr></tbody></table><br />

Le mura domestiche, infatti, vengono considerate (consciamente e inconsciamente) il luogo più sicuro del mondo, è proprio questo sentirsi sicuri a priori, comporta maggiori rischi per chi in casa ci lavora quotidianamente.<br /><br />
Ogni anno, in casa oltre <b>3 milioni di persone subisce un incidente</b>, molti dei quali sono dei veri e propri infortuni sul lavoro che andrebbero evitati con gli stessi accorgimenti di <a title="Anfos, associazione formazione sicurezza lavoro." href=" http://www.anfos.it" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.anfos.it');" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.anfos.it');" target="_new"><b> sicurezza sul lavoro</b></a>; la maggio parte (58%) avvengono in cucina (la stanza della casa più vissuta) e riguarda le donne.<br /><br />

Oltre a ricordare che esiste una specifica polizza per le casalinghe, l’incontro servirà a capire i rischi che si nascono in casa.<br /><br />

Grazie alla sponsorizzazione di alcuni importanti supermercati, sarà presente un gazebo dove verrà proiettato del materiale illustrativo sulle assicurazioni Inail e distribuito materiale per attuare comportamenti corretti in casa.<br /><br />

Il gazebo verrà allestito:<br /> 
- nella mattina di domenica 7 marzo 2010 presso la sede della Pam a Nettuno;<br /> 
- la mattina di lunedì 8 marzo presso la GS di Velletri;<br /> 
- il pomeriggio di lunedì 8 marzo presso Latina Fiori.<br /><br /> 

Referente:<br /> 
Giocarlo Testi – e-mail: g.testi@inail.it<br />
Resp. Prevenzione tel. 06/9856124]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>1° marzo 2010: sciopero generale di tutti gli immigrati in Italia</title>
		<link>http://www.storiedilavoro.it/2010/02/24/sciopero-immigrati/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 17:36:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[anfos]]></category>
		<category><![CDATA[formazione sicurezza lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 1° marzo 2010 sarà la giornata dedicata allo sciopero nazionale di tutti gli extracomunitari residenti in Italia. La giornata verrà vissuta in questo modo anche dagli immigrati in Francia, dove la questione dell'immigrazione è molto sentita e anche lì affrontata con difficoltà (ma mai come in Italia!).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><img src="/immagini/varie/sciopero-immigrati.jpg" alt="Sciopero immigrati in Italia del primo marzo 2010," /></td><td>Soprattutto a causa di <b>telegiornali inutili</b> e sempre più vicini al mondo del gossip più che alla vera informazione, in Italia continua ad aumentare il razzismo verso chi non dimostra di avere dei tratti somatici, o un accento nella pronuncia, tipico dell’essere italiano.</tr></tbody></table><br />

La maggior parte dei <b>servizi dei TG</b> che vanno in onda negli orari centrali (13:00-14:00 e 20:00-21:00) vorrebbero riuscire a parlare oggettivamente di fatti di cronaca in cui sono coinvolti degli extracomunitari, ma la realtà è che <b>il medio ignorante cittadino italiano</b> (quindi la stragrande parte degli italiani) <b>coglie</b> “bene” il messaggio che molti dei mali della società italiana siano imputabili a comportamenti illegali di cittadini non italiani.<br /><br />

In tutto questo <b>non aiuta</b> certamente <b>TUTTA la classe politica</b> quando da un lato continua a ripetere sempre la solita frase “tolleranza zero”, e dall’altra NON VUOLE fare una seria e completa legge sull’immigrazione perché, tra le altre cose, questo andrebbe a colpire una grande fetta di manodopera in nero, a “super bassissimo” costo, reclutabile da aziende, fabbriche e mafia che li fanno lavorare con una <a title="Anfos, associazione formazione sicurezza lavoro." href=" http://www.anfos.it" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.anfos.it');" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.anfos.it');" target="_new"><b> sicurezza sul lavoro</b></a> pari a zero.<br /><br />

In questo <b>clima di odio razziale</b> (altro che italiani brava gente, pizza e mandolino) arriverà tra poco il 1° marzo 2010, giorno in cui è stato proclamato uno sciopero generale di tutti i lavoratori extracomunicati. La giornata italiana si collega a quella francese (sempre il 1° marzo 2010) chiamata <b>“La journée sans immigrés: 24h sans nous”</b> (La giornata senza immigrati: 24 ore senza noi).<br /><br />

<b>Storiedilavoro.it appoggia questa iniziativa</b> sperando che questa giornata possa far cambiare qualcosa nella coscienza degli italiani che sembrano proprio impediti nel capire in quanti diversi ambienti lavorano gli extracomunitari.<br />
Per esperienza personale, posso portare l’esempio della linea di montaggio delle moto Monster nelle sede della Ducati a Bologna-Borgo Panigale, in cui gli extracomunitari credo siano ancora la metà: se così fosse, il 1° marzo 2010 si avrebbe un assemblaggio di Monster ridotto del 50%, oltre ad altri settore dell’azienda in cui sono molto presenti africani (di vari stati), indiani ed altri.<br /><br />

Ma questo è solo un esempio, e un altro che probabilmente potrebbe dare di più il senso di quello di cui stiamo parlando, è quello delle badanti: cosa cambierebbe nella vita di un figlio se la badante del proprio genitore si dovesse assentare per una settimana o un mese?<br /><br />

Tra i diversi siti e blog che si possono trovare su Google, vi segnaliamo <a title=“Giornata di sciopero degli immigrati italiani il 1 marzo 2010" href="http://paginecorsare.myblog.it" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/paginecorsare.myblog.it');" target="_new"><b>anche questo</b></a>.]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il datore paga un infortunio causato dai mobili troppo vecchi</title>
		<link>http://www.storiedilavoro.it/2010/02/18/infortunio-mobili-vecchi/</link>
		<comments>http://www.storiedilavoro.it/2010/02/18/infortunio-mobili-vecchi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 17:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza sul lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[anfos]]></category>
		<category><![CDATA[associazione formazione sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[formatori sicurezza lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[sentenza sicurezza lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Interessante sentenza che obbliga il datore di lavoro a risarcire un dipendente che si è fatto male cadendo da una sedia troppo vecchia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><img src="/immagini/sicurezza_sul_lavoro/infortunio-mobili-vecchi.jpg" alt="Comitato controllo sicurezza lavoro Verona." /></td><td>Un’interessante recente sentenza della Suprema Corte ha dato ragione ad un <b>lavoratore</b> che si è <b>infortunato a causa di una sedia vetusta</b> che alla fine non ha più retto al normale peso del lavoratore e alla normale usura del tempo.</tr></tbody></table><br />

Il lavoratore, infatti, come tutti i giorni, si apprestava a sedersi normalmente sulla sua sedia quando questa ha ceduto. Il malcapitato è caduto a terra procurandosi una evidente <b>infortunio sul lavoro</b> e ha chiesto <b>danni materiali e morali</b> all’azienda.<br /><br />

La Corte ha dichiarato che il datore di lavoro è responsabile del danno subito dal lavoratore perché <b>l’infortunio è derivato da vetustà dell’attrezzatura</b> che il dipendente si trovava ad utilizzare quotidianamente.<br />
Il risarcimento morale è stato accordato perché <i>“una lesione di un interesse della persona costituzionalmente garantito, come la salute” e, pertanto, deve ritenersi sempre “risarcibile a prescindere dal fatto che la condotta illecita che ha determinato l’infortunio costituisca un reato.</i><br /><br />

Non sappiamo se questa sentenza ha già dei precedenti oppure è la prima che dà ragione ad un lavoratore per un danno subìto a causa dell’usura di una sedia (che sarebbe attrezzatura da lavoro), ma di sicuro c’è che anche se ci sono <a title="Anfos, associazione formazione sicurezza lavoro." href=" http://www.anfos.it/anfosv10a/default.asp?page=IT900&#038;sec=Il+mobilio+dell%92ufficio+%E8+vecchio+e+causa+di+infortunio%2C+il+datore+deve+pagare&#038;id-news=301" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.anfos.it');" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.anfos.it');" target="_new"><b>associazioni di formatori della sicurezza sul lavoro</b></a> che svolgono quotidianamente corsi sulla sicurezza e dipendenti che stanno sempre attenti alla propria e altrui incolumità, non c’è modo di rimanere illesi se un sedia, una scala o un ponteggio alto 5 metri sono talmente logori e usurati da spezzarsi durante il normale utilizzo per cui sono stati progettati e realizzati.]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>A Verona i settori dell’edilizia e dell’agricoltura sono sorvegliati a oltranza</title>
		<link>http://www.storiedilavoro.it/2010/02/09/verona-sorveglianza-agricoltura-edilizia/</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 15:09:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza sul lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[comitato sicurezza verona]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza edilizia]]></category>

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		<description><![CDATA[A Verona nasce un Comitato per la supervisione nei cantieri edili e nel settore agricolo. Infatti proprio questa città ha visto il numero più alto di incidenti sul lavoro di tutto il Veneto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><img src="/immagini/sicurezza_sul_lavoro/verona.jpg" alt="Comitato controllo sicurezza lavoro Verona." /></td><td>A dicembre 2009, nella provincia di Verona, è nato il <b>“Comitato provinciale di coordinamento delle attività di prevenzione e vigilanza salute e sicurezza sul lavoro”</b>, e da subito si è messo sul piede di guerra nella lotta agli infortuni sul lavoro nei due settori più pericolosi, edilizia e agricoltura.</tr></tbody></table><br /> 

Il motivo della nascita di questo comitato deriva dagli incidenti sul lavoro registrati in tutto il 2009: <b>la provincia di Verona</b> è quella che in tutta il Veneto <b>ha registrato il maggio numero di incidenti</b> (ben 5.224), di cui 5 mortali.<br />
Gli incidenti sono comunque in calo ma non quelli definiti “in itinere” o quelli in cui avviene la movimentazione delle merci: solo queste tipologie costituiscono il 50% di tutti gli incidenti, e sono quelle che necessitano di un serio programma di prevenzione.<br /><br />

Il Comitato opererà inizialmente sviluppando una mappatura di rischio preliminare; secondariamente effettuerà ispezioni mirate per scovare chi non rispetta la legge sulla <a title="Anfos, corsi e formazione sulla sicurezza sul lavoro." href=" http://www.anfos.it/anfosv10a/default.asp?page=IT900&#038;sec=Verona%2C+edilizia+e+agricoltura+sorvegliati+speciali+contro+gli+incidenti+sul+lavoro&#038;id-news=297" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.anfos.it');" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.anfos.it');" target="_new"><b>sicurezza sul lavoro</b></a>.<br /><br />

Il Comitato, di cui fanno parte l’Inail, l’Inps, Spisal e Ispsel, oltre a rappresentanti sindacali, ha anche il compito di analizzare, coordinare e armonizzare i controlli e la <b>formazione-informazione</b>. Inoltre controlla che i rapporti di lavoro siano regolari <b>contrastando il lavoro nero o sommerso</b>, che nel settore agricolo ed edile sono sempre ai massimi livelli.]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Operai in casa: i responsabili della loro sicurezza siete voi</title>
		<link>http://www.storiedilavoro.it/2010/02/04/sicurezza-operai-casa/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 15:21:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza sul lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[responsabile lavoratori casa]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità sicurezza casa]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza lavoro casa]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2009 una sentenza ha messo fine al problema della responsabilità degli operai che si trovano a lavorare nelle case private.
La tutela della loro incolumità spetta al padrone di casa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><img src="/immagini/sicurezza_sul_lavoro/sicurezza-operai-casa.jpg" alt="Responsabile del proprietario di una casa nel momento in cui un operaio sta lavorando al suo interno." /></td><td>Con la sentenza n. 36581/2009, la Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte di Appello di Bari che aveva dichiarato innocente il proprietario di un immobile dove un operaio aveva</tr></tbody></table> perso la vita durante alcuni lavori di ristrutturazione.<br /><br />

Nel <b>primo processo</b>, i giudici avevano ritenuto <b>innocente il proprietario</b>, e quindi committente, perché tra lui e l’operaio non vi era alcun rapporto di subordinazione, per cui il cliente non poteva ritenersi responsabile se il lavoratore non aveva rispettato le norme antinfortunistiche di base.<br /><br />

A questo punto, il <b>Procuratore Generale</b> aveva proposto un <b>ricorso in Cassazione</b> ritenendo che il committente fosse responsabile per “culpa in eligendo” (negligenza di comportamento di un soggetto che dovrebbe, per ruolo o professionalità, usare un livello di condotta o scelta superiore a quella normalmente in uso), e quindi obbligato a vigilare sulla sicurezza di tutti i lavoratori presenti nella propria abitazione.<br /><br />

La <b>Suprema Corte</b> accolse il ricorso e annullò il vecchio verdetto rilevando che <i>“nell’ambito degli obblighi di attuazione e rispetto delle prescrizioni di prevenzione degli infortuni, <b>il committente di lavori è responsabile</b>, qualora manchi in concreto un appaltatore fornito della capacità tecnica e professionale per assumersi la responsabilità dell’attuazione generale delle misure antinfortunistiche”</i> Questo vale anche per l’utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuale (i cosiddetti DPI) che sono previsti dal Testo Unico 81/2008 e dal D.Lgs 106/2009.<br /><br />

Quindi state sempre molto attenti agli operai che lavorano in casa vostra, sia che esso sia un idraulico che deve sostituire un semplice tubo flessibile sia una grande impresa regolarmente registrata: i responsabili della <a title="Anfos, corsi e formazione sulla sicurezza sul lavoro." href="http://www.anfos.it/anfosv10a/default.asp?page=IT900&#038;sec=Cassazione%3A+sentenza+stabilisce+che+il+proprietario+%E8+responsabile+della+sicurezza+degli+operai+in+c&#038;id-news=190" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.anfos.it');" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.anfos.it');" target="_new"><b>sicurezza sul lavoro</b></a> in casa vostra siete voi!]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Rabbia e sconforto di una lavoratrice</title>
		<link>http://www.storiedilavoro.it/2010/01/27/rabbia-sconforto-lavoratrice/</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 18:35:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[assunzioni cassa integrazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Le aziende in regime di cassa integrazione straordinaria lasciano a casa alcuni lavoratori, ma poi viene consentito loro di assumere altro personale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Riportiamo il testo di <strong>una mail che è giunta alla nostra redazione</strong>.<br />
Questa vicenda testimonia come le leggi elaborate per tutelare un lavoratore, molto spesso finiscono per danneggiarlo:<br /><br />

<i>Gentili signori,<br />
sono una impiegata  di 53 anni, di un&#8217;azienda agroalimentare della provincia di Campobasso, in <strong>cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione aziendale</strong> (per la seconda volta in 32 anni di lavoro), ma al mio posto fanno lavorare un ragazzo assunto a tempo determinato. Tutto questo  mi suona alquanto strano. Mi suona strano anche il fatto che a Gennaio 2010 <strong>hanno assunto, a tempo indeterminato 5-6 unità sotto un&#8217;altra Azienda</strong> facente parte sempre della holding.<br />
L&#8217;azienda, essendo in forte crisi, ha chiesto aiuto alla Regione e questa ha sborsato <strong>27 milioni di euro</strong>, ma a distanza di un anno la situazione non è cambiata.<br />
Inutile dire che la Stampa e le Televisioni locali non ne hanno fatto parola e solo ieri su un giornale è venuto fuori un articoletto che darebbe da pensare.<br /><br />
 
Io voglio continuare a lavorare il più serenamente possibile perchè  con la  prima CIG  ho svolto lavori socialmente utili presso IACP di Campobasso e avevo buone possibilità, con la finanziaria di quell&#8217; anno, di rimanere nell&#8217;ente in pianta stabile, ma mi hanno richiamata in sede e adesso eccomi qui a trovare <strong>qualcuno che mi dia una mano a dare voce alla nostra voce </strong>e sì perchè insieme a me sono usciti altri 3 impiegati, anche se nel piano ne risultavano 12, e 74 operai. La cosa più strana è: i sindacati hanno autorizzato, per l&#8217;anno in corso 400 assunzioni in avventiziato sparse per tutti i settori aziendali, e contemporaneamente hanno rinnovato la CIGS per altre 96  unità.<br /><br /> 
 
Datemi/ci una mano a uscire da questo incubo. Che cosa dobbiamo fare?<br /><br />
 
Dimenticavo una cosa: è stata fatta anche  <strong>la conciliazione presso l&#8217;ispettorato del lavoro</strong>, ma l&#8217;azienda ha mandato un fax dicendo che non ci sono i presupposti per fare la conciliazione.<br /><br />
 
Aspetto fiduciosa un Vs. riscontro anche se non ho molte speranze perchè ho provato a scrivere anche su altri siti ma senza nessuna risposta cmq resto in attesa di notizie non deludetemi.</i>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Renault condannata per suicidio di un dipendente</title>
		<link>http://www.storiedilavoro.it/2010/01/26/condannata-renault-suicidio-dipendente/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 19:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza sul lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio francia renault]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio renault]]></category>

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		<description><![CDATA[Riportiamo la notizia della condanna del gruppo automobilistico Renault a causa del suicido di un proprio dipendente avvenuto per forte stress indotto dalla mansione lavorativa e per immensa negligenza della stessa casa produttrice di autovetture.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><img src="/immagini/sicurezza_sul_lavoro/sentenza-suicidio-renault.jpg" alt="Sentenza sulla sicurezza di qualunque macchinario." /></td><td>Alcuni giorni fa è stata resa pubblica un’importante sentenza di un tribunale francese in cui la casa automobilistica <b>Renault</b> è stata <b>condannata</b> al risarcimento di un vedova e di suo figlio minorenne a causa del suicidio di un proprio dipendente.</tr></tbody></table><br />

La vittima era un <b>ingegnere italiano</b> che lavorava presso lo stabilimento di Guyancourt, a qualche chilometro dal centro di Parigi, in cui è situato il modernissimo centro di ricerca e sviluppo, e in cui lavoravano altri 3 operai che precedentemente sono anch’essi morti per suicidio.<br /><br />

Nella sentenza viene detto che Renault non ha preso le misure necessarie affinché il lavoratore non subisse i rischi legati alle sue particolari attività professionali, ma la casa automobilistica ha badato solo a caricarlo di lavoro a causa della forte esigenza di produttività.<br />
A tutto questo va aggiunto come il tribunale non ha potuto accertarsi della durata del lavoro ma abbia quantomeno ottenuto i documenti che certificavano che <b>più volte alcuni colleghi avevano visto l’ingegnere molto inquieto e ansioso</b>, <b>ed anche dimagrito</b>.<br /><br />

In pratica i giudici francesi hanno trovato il <b>legame di causa</b> tra il suicidio e le modalità in cui il lavoro del defunto veniva svolto: l’ex lavoratore era sottoposto a forti stress.<br /><br />

Il tribunale ha deciso che <b>Renault dovrà alzare al massimo la rendita nei confronti della vedova</b> e dovrà versare 1 euro come risarcimento simbolico in quanto la Società sapeva che il dipendente era esposto ad un forte pericolo ma non ha fatto nulla perché si arrivasse a delle conseguente così nefaste.<br /><br />

Purtroppo Renault non è l’unica in Francia che ha visto suicidi tra i suoi dipendenti. Altre sono stata Citroen e Telecom France che ne ha visti ben 25 in solo 18 mesi.<br /><br />

In un <b>recente sondaggio</b> tra i dipendenti di Telecom France è emerso che il 25% di essi è sottoposto a condizioni di lavoro troppo difficili e stressanti, praticamente a rischio suicidio.<br />
Spesso questo accade perché i dipendenti vengono fatti sentire delle nullità, delle macchine umane che devono solo produrre produrre produrre, il resto non conta, la <a title="Sentenza del tribunale francese con condanna di Renault per suicidio di un dipendente." href="http://www.anfos.it/anfosv10a/default.asp?page=IT900&#038;sec=STRESS+LAVORATIVO%3A+Renault+condannata+per+suicidio+di+un+dipendente&#038;id-news=291" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.anfos.it');" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.anfos.it');" target="_new"><b>sicurezza sul lavoro</b></a> non serve più,  e ovviamente i caratteri più sensibili cedono, arrivando addirittura a voler smettere di vivere.
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Sentenza della Cassazione messa in sicurezza dei macchinari</title>
		<link>http://www.storiedilavoro.it/2010/01/22/sentenza-sicurezza-macchinari/</link>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 17:01:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza sul lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[formazione lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[sentenza sicurezza lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza macchinari]]></category>

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		<description><![CDATA[Sentenza della Cassazione che riguarda il rifiuto di ricorso da parte del tecnico responsabile della sicurezza in un'azienda in cui una donna ha perso parte di un dito della mano su una macchina piegatubi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><img src="/immagini/sicurezza_sul_lavoro/sentenza-cassazione-macchinari.jpg" alt="Sentenza sulla sicurezza di qualunque macchinario." /></td><td>Con una sentenza della Corte di Cassazione (n. 42500/09), si è potuto ribadire ancora una volta che <b>la sicurezza dei macchinari deve essere garantita sempre e a chiunque</b>, in modo che gli</tr></tbody></table> incidenti sul lavoro vengano sempre più ridotti e che la sicurezza e padronanza dell’operaio nel manovrare il mezzo non sia un fattore scatenante di distrazione, o di poca attenzione, che aumenti le possibilità di incidente.<br /><br />

Il caso analizzato dalla Corte di Cassazione si riferiva ad <b>un’operaia</b> addetta ad un <b>macchina curvatubi</b> che si è rivelata fatale per una parte di un <b>dito della mano</b>.<br /><br />

La <b>prima sentenza</b> aveva dato la colpa al direttore tecnico della produzione, in quanto non si era prodigato nel far controllare e adeguare i sistemi di sicurezza della curvatubi. Il direttore fu condannato per <b>lesioni personali colpose</b> secondo l’articolo ex 590 del codice penale.<br /><br />

A questo punto il condannato aveva presentato ricorso presentando tre motivazioni per potersi appellare:<br />
<b>1)</b> <i>Esclusiva responsabilità della lavoratrice per comportamento estraneo al processo produttivo e quindi a lei imputabile per propria negligenza.</i><br />
<b>2)</b> <i>Mancata convocazione del responsabile alle riunioni periodiche in tema di prevenzione dai rischi, con conseguente sua assenza alle stesse.</i><br />
<b>3)</b> <i>Mancanza di capacità di spesa a lui attribuita.</i><br /><br />

I giudici hanno <b>rigettato il ricorso</b> ritenendo infondati i tre motivi dichiarando che:<br />
<b>1)</b> <i>“Le misure di prevenzione antinfortunistica sono previste proprio per evitare le conseguenze di condotte negligenti od imprudenti del lavoratore e la segregazione degli organi motori (che il ricorrente non contesta essere mancata) è prevista proprio per evitare che l’eccessiva confidenza con la macchina produca effetti gravemente lesivi dell’incolumità di chi vi è addetto, e, se fosse anche vera la ricostruzione del ricorrente, non per questo verrebbe meno la natura colposa della sua condotta non essendo affatto imprevedibile che un lavoratore si avvicini eccessivamente agli organi motori della macchina”</i>.<br />
<b>2)</b> Per il secondo motivo, è stato precisato che è compito del responsabile chiedere ai dipendenti di partecipare ai corsi di formazione sulla <a title="Sentenza sulla sicurezza negli ambienti di lavoro e sui macchinari." href=" http://www.anfos.it/anfosv10a/default.asp?page=IT900&#038;sec=CASSAZIONE++42500%2F09%3A+sicurezza+macchine&#038;id-news=288" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.anfos.it');" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.anfos.it');" target="_new"><b>sicurezza sul lavoro</b></a>, in modo da evitare incidenti e infortuni.<br />
<b>3)</b> Per il terzo motivo la Corte ha precisato che è indubbia la disponibilità economica che il responsabile aveva per adeguare le norme di sicurezze, ma è anche vero che la spesa per mettere in sicurezza la macchina in questione era irrisoria.]]></content:encoded>
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		<title>Costi e bisogni dei lavoratori con lesioni midollari</title>
		<link>http://www.storiedilavoro.it/2010/01/21/costi-lesioni-midollari/</link>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 17:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sicurezza sul lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[invalidi midollo]]></category>
		<category><![CDATA[lesioni midollari]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca lesioni midollari]]></category>

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		<description><![CDATA[Le lesioni midollari sono una delle tante cause di enormi spese per il sistema sanitario italiano e di rovina di tante famiglie che si ritrovano con un grave invalido a casa e con troppo poco denaro per affrontare le necessarie spese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><img src="/immagini/sicurezza_sul_lavoro/costi-lesioni-midollari.jpg" alt="Indagine sui costi sostenuti dalle famiglie per lesioni midollari." /></td><td>Cadute da altezze importanti, incidenti stradali anche di non gravissima entità, infortuni durante una normale attività fisica o sportiva sono solo alcuni esempi di attività umane che possono ripercuotersi gravemente sulla <b>spina dorsale</b> e in tutta la zona midollare.</tr></tbody></table><br />

Le lesioni midollari, anche quelle più piccole, sono sempre gravi, e grazie ad <b>uno studio eseguito su 281 persone invalide</b> si è potuto evidenziare come una minima distrazione di pochi secondi può cambiare inesorabilmente la vita sia del paziente che di tutta la sua famiglia.<br />
Una lesione midollare porta inesorabilmente alla <b>disabilità permanente</b>, alla paralisi, e tutto il nucleo familiare ha bisogna di <b>notevoli spese</b> per un supporto psicologico e pratico molto elevato.<br /><br />

Lo studio, condotta dalla fondazione ISTUD con la collaborazione dello IAS (Istituto Affari Sociali), ha calcolato che il <b>costo medio</b> per i primi 12 mesi di cure per un paziente con lesione midollare si aggirano sui <b>26 mila euro</b>, e anche se nel corso degli anni diminuiscono, difficilmente la media scende al di sotto di <b>15 mila euro annui</b>.<br />
Le cifre sono così alte perché tolto il rimborso per le spese strettamente sanitarie, tutte le altre sono a carino della famiglia: adeguamento dell’abitazione, riabilitazione, cure domiciliari, spese per gli spostamenti fra le diverse strutture, adeguamento o perfino sostituzione dell’auto.<br /><br />

A quanto fin’ora detto, bisogna aggiungere e considerare che l’infortunato non percepirà più lo stipendio, e la <b>pensione di invalidità</b> (riconosciuta quasi sempre con tempistiche lunghissime) sarà quasi certamente <b>non adeguata</b> a coprire tutte le spese in assoluta tranquillità.<br /><br />

Tutto questo rientra certamente nell’ambito della <a title="Formazione per la sicurezza nei luoghi di lavoro" href=" http://www.anfos.it/anfosv10a/default.asp?page=IT900&#038;sec=SICUREZZA+SUL+LAVORO+%3A+lesione+midollare%2C+bisogni+e+costi+correlati&#038;id-news=284" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.anfos.it');" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.anfos.it');" target="_blank"><b>sicurezza sul lavoro</b></a>, ma ancora di più è importante ribadire come la formazione costante e presente di tutti i lavoratori italiani, può evitare enormi aggravi di tasse su tutti i cittadini italiani e la rovina, o quasi, della vita di un comune lavoratore e di tutta la sua famiglia.
]]></content:encoded>
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		<title>Risarcimento Inail e assicurazione: la Cassazione da&#8217; ragione alla vedova</title>
		<link>http://www.storiedilavoro.it/2010/01/12/ricorso-cassazione-vedova-inail/</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 15:29:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amministratore</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leggi e contratti]]></category>
		<category><![CDATA[inail moglie]]></category>
		<category><![CDATA[inail vedova]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento inail vedove]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento moglie]]></category>

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		<description><![CDATA[AD una donna muore il marito mentre egli si sta recando sul posto di lavoro e l'Inail non vorrebbe che la vedova avesse un giusto risarcimento che invece sarebbe spettato al marito. Ma la Cassazione dà ragione alla vedova.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><img src="/immagini/leggi/risarcimento-vedova-inail.jpg" alt="La Cassazione rifiuta la richiesta dell'assicurazione di riavere il denaro indietro." /></td><td>Il 15/NOV/2009 la Terza Sez. della Cassazione Civile ha rigettato la richiesta di una società assicurativa di riavere il denaro che essa aveva dato alla vedova in quanto la donna aveva già ricevuto altro denaro, a titolo di rendita INAIL, dopo la morte del marito in itinere (durante il tragitto che lo portava sul luogo di lavoro).</tr></tbody></table><br />

Questa sentenza sarà sicuramente <b>un forte precedente</b> per altre causa riguardanti il lavoro e la <a title="Formazione per la sicurezza nei luoghi di lavoro" href="http://www.anfos.it/anfosv10a/default.asp?page=IT900&#038;sec=INFORTUNIO+IN+ITINERE%3A+rendita+Inail+e+risarcimento+alla+vedova&#038;id-news=282" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.anfos.it');" target="_blank"><b>sicurezza sul lavoro</b></a>, anche perché la Cassazione ha riconosciuto alla vedova anche il <b>risarcimento</b> del danno subito “iure proprio” (richiesto direttamente) per la <b>perdita economica</b> non più percepita dopo la morte del marito. Questo è accaduto perché la rendita INAIL è una cosa diversa dal risarcimento del danno, in quanto si tratta di titoli diversi e non sono assolutamente da confondere o da compensare durante la procedura di liquidazione.<br /><br />

La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta dell’assicurazione con questa motivazione: <i>“L’erogazione della rendita Inail alla vedova del lavoratore infortunato non esclude la risarcibilità del danno patrimoniale da lucro cessante, non potendosi applicare il principio della “compensatio lucri cum damno”, in considerazione del diverso titolo giustificativo delle erogazioni in questione”</i>. <br /><br />

La Cassazione ha deciso di risolvere la causa dichiarando che non c’è bisogno di obbligare l’INAIL a pagare poiché questo è già previsto dalla legge, mentre il risarcimento del danno deriva dalle norme contenute nel codice civile, nel codice delle assicurazioni private e nella legislazione speciale, che riguardano l&#8217;illecito civile da circolazione di veicoli.<br /><br />]]></content:encoded>
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