Povera patria


Priorità lavoro. Questa parola deve scandire il tempo della politica del cambiamento, quella della rinascita e della rincorsa dell’ economia italiana. Si tengono quotidianamente incontri, conferenze, consessi e ritrovi tra gli esponenti della Politica italiana ed il gotha della finanza, dai quali escono parole di conforto, di speranza….e forse di illusione? I telegiornali ed i giornali [...]

Priorità lavoro. Questa parola deve scandire il tempo della politica del cambiamento, quella della rinascita e della rincorsa dell’ economia italiana. Si tengono quotidianamente incontri, conferenze, consessi e ritrovi tra gli esponenti della Politica italiana ed il gotha della finanza, dai quali escono parole di conforto, di speranza….e forse di illusione? I telegiornali ed i giornali riportano frasi del tipo: ” c’è una ripresa dell’ economia mondiale e l’ Italia non deve rimanere indietro “, ” il trend è positivo “, ” le imprese vogliono migliorare “. Ed i lavoratori ? Quelli che fanno uno pseudo-lavoro in nero alle dipendenze di queste aziende desiderose di contribuire al risveglio dell’ economia nazionale ? Noi INNOMINABILI non vogliamo più sentire frasi di sostegno emotivo, chiediamo un lavoro onesto e dignitoso. Quando passeremo dalle parole ai fatti ? Il governo chiede tempi tecnici per qualsiasi intervento struttural-legislativo di ordine economico, sociale e del welfare. Ma non c’ è più tempo. Per caso i tempi tecnici coincidono con il periodo dei mondiali ? Cioè, tutto verrà rimandato alla conclusione di questo evento sportivo? D’ altronde l’ Italia è sempre stato un Paese di “pallonari”. Poi, al termine di questa kermesse, ci addentreremo nel periodo vacanziero agostano, quindi guai ad impensierire le menti dei nostri politici mentre prendono la tintarella. Una cosa per volta e con molta calma. Mi raccomando…
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    I laureati in Ingegneria, una delle ultime categorie ricercate con più frequenza da imprese e da istituti di ricerca (pochissimi), stanno subendo anch’ essi l’ impoverimento culturale del Paese. Ad esempio, le aziende produttrici di software assumono esperti del computer che si sono formati da autodidatta investendo ore ed ore del loro tempo a trastullarsi, [...]

    I laureati in Ingegneria, una delle ultime categorie ricercate con più frequenza da imprese e da istituti di ricerca (pochissimi), stanno subendo anch’ essi l’ impoverimento culturale del Paese. Ad esempio, le aziende produttrici di software assumono esperti del computer che si sono formati da autodidatta investendo ore ed ore del loro tempo a trastullarsi, proficuamente, di fronte ad un pc, e lo stesso dicasi per le società commerciali che si occupano di manutenzione informatica o che sono dedite alla formazione di webmaster. Questi esperti del computer vengono pagati meno di un laureato in Ingegneria Informatica, poichè soventemente risultano alle dipendenze delle aziende in qualità di stagisti o di apprendisti, quindi a parità di risultato le aziende in oggetto lucrano sullo sfruttamento di giovani “geniali” tecnici e al contempo smembrano una struttura di ostica formazione come quella dei laureati del comparto informatico. Dunque, a questi ulmtimi, non rimane che specializzarsi giocando a casa con la Play Station ?
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      Il nostro Paese non è stato educato ad una cultura economica dell’ investimento, del potenziamento strutturale delle tecnologie e dell’ accrescimento qualitativo del lavoro. I laureati di oggi darebbero chissà che cosa per poter lavorare negli opifici gerarchicamente strutturati, in cui la gavetta è il filo conduttore di un’ intera carriera professionale. Ma questi laureati, [...]

      Il nostro Paese non è stato educato ad una cultura economica dell’ investimento, del potenziamento strutturale delle tecnologie e dell’ accrescimento qualitativo del lavoro. I laureati di oggi darebbero chissà che cosa per poter lavorare negli opifici gerarchicamente strutturati, in cui la gavetta è il filo conduttore di un’ intera carriera professionale. Ma questi laureati, tra i quali c’è anche il sottoscritto, hanno bisogno del lavoro per sopravvivere, non per passare da un lavoro meno ad uno più retribuito. Le aziende, quindi, sfruttano a proprio vantaggio queste situazioni di prostrazione necessitata, in cui il lavoratore pur di arrivare a firmare alla fine del mese una busta paga sensibilmente e falsamente maggiorata, diviene un inanimato automa esecutore degli ordini aziendali, non apporta le personali competenze, magari acquisite con precedenti esperienze qualitativamente apprezzabili, ed il tutto ingingantisce l’onnivoro circuito vizioso: le aziende non diventano competitive e l’ innovazione sceglie i mercati più meritevoli e più attendibili per sperimentazioni ed investimenti tecnologici. Allora, ci adattiamo o reagiamo coscienziosamente per il cambiamento ?
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