Povera patria


  Non ho mai voluto utilizzare questo blog per fini personali, lo scopo è quello di portare a conoscenza una moltitudine di vicende e di realtà deplorevoli che incutono timore nell’ opinione pubblica perchè scomode per molte persone professionalmente agiate ed intoccabili. In quest’ occasione, però, mi trovo costretto a trattare un argomento con una connotazione personale: una persona mi ha tacciato di ingenuità e di velleità perchè con questo blog dimostro di voler essere il nuovo Masaniello. Al contrario, secondo questa persona, dovrei rendermi più furbo e cercare di tesserarmi per qualche partito politico o, meglio ancora, optare per una drastica e diversa scelta di vita emigrando nel Nord Italia o all’ estero. Con una battuta, vorrei replicare che non ho nessuna intenzione di finire decapitato come l’ eroe popolare napoletano. Oltre ogni facezia, poi, mi sento di dire che inorridisco di fronte a simile ignoranza ! Lo stato di deprivazione economica e culturale vissuta dai giovani italiani, da tutti i Masaniello che vogliono ribellarsi alle ingiustizie ed alle angherie, è figlio di questo modo di pensare esclusivistico ed egoistico che pervade l’ intelletto di molti individui. Le logiche utilizzate da questi “signori” sono quelle che alimentano il clientelismo, l’ accrescimento dello sfruttamento e la riacutizzazione della crisi occupazionale. Questa ignoranza va debellata ! La furbizia invocata da questa persona è deleteria per la collettività: gratifica inizialmente chi ne è destinatario ma poi si abbatte come una mannaia per privilegiare la ”dannata”, estemporanea fortuna di un altro. Un simile contorto teorema  comporta che la fortuna di uno, o di pochi, miete numerose vittime, cioè i molti, gli onesti, coloro che si impegnano per creare delle condizioni occupazionali e di vita migliori, gli altruisti, quelli attaccati al lato emotivo della dignità lavorativa invece che alla spasmodica ricerca del denaro proveniente dallo sfruttamento e dalla negazione dei diritti. Inoltre, ognuno di noi è una risorsa per la propria terra, l’ abbandono e la fuga impoveriscono il territorio nel quale siamo cresciuti. Dobbiamo migliorare le zone cosiddette depresse non con l’ assistenzialismo foraggiatore di truffe e di sperperi economici, dobbiamo, al contrario, impegnarci per rivalutarle e per partecipare alla spinta propulsiva che altre regioni apportano al motore-Italia. Chicchessia potrà considerarci come dei Masaniello, ma noi non siamo spinti da ardori violenti, la nostra rivoluzione è quella culturale e sociale. Non ambiamo ad assurgere al ruolo di eroi popolari, ci basta poter rivendicare i nostri diritti.
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Stiamo perdendo l’ originalita’. In tutto. In ogni settore. L’ Italia, in passato fucina di ingegni, attività artistiche, culturali, sociali, terra di lungimiranti statisti e studiosi della scienza politica, oggi, non più competitiva, si è messa a copiare le idee ed i progetti elaborati e realizzati in altre nazioni. Un pot-pourri di leggi ricavate da accozzaglie di altre leggi.  Una sbirciatina oltralpe e si ricavano norme per regolamentare i trasporti e le opere pubbliche; un’ occhiatina in terra renana e ne discendono idee bislacche per riformare il sistema elettorale: cancellierato, grosse coalition, riforme scolastiche; dalla Gran Bretagna arrivano venti riformatori per sostenere il premierato, lo sbarramento, le forti leggi economiche….. magari anche la camera dei Lords, il mostro di lochness ed il the delle 5 obbligatorio in ogni azienda ed in ogni pubblica amministrazione… Sta nascendo nel nostro Paese la politica del copia-incolla. Le leggi ormai si ricavano prendendo spunto da quelle già esistenti in altre nazioni e continenti. Guardiamo con ammirazione alle politiche sociali dei nostri “alleati” europei e rimaniamo addirittura sbigottiti di fronte le riforme altamente democratiche statunitensi senza riflettere sul sostrato culturale e sociale da cui nascono certe politiche. Una più accurata riflessione su quelli che sono i necessari ed urgenti interventi legislativi da realizzare in Italia, utilizzando l’ originalità che ci ha contraddistinto in passato, porterebbe ad una rivalutazione delle nostre potenzialità, dei nostri progetti e delle nostre politiche, ovvero a delle condizioni di vita migliori per tutti noi. Le nostre menti, quelle innovative e geniali di noi giovani, vanno utilizzate per creare, non per copiare.
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  “La Cina si avvicina”. Quante volte si è fatto uso di questo ironico spauracchio per indicare l’ espansione incontrollata dell’ economia del più popoloso Paese orientale? A mio giudizio, è l’ Italia che si allontana, anzi, è proprio la nostra nazione che si avvicina alla Cina. Se guardiamo con attenzione all’ evoluzione del Diritto del lavoro in Oriente, si comprende come i lavoratori stiano evolvendo il loro status all’ interno del mondo del lavoro; loro progrediscono e noi regrediamo: negli anno’60 abbiamo condotto battaglie ideologiche e proteste finalizzate al miglioramento delle condizioni lavorative ed ora, a circa 40 anni di distanza, ci troviamo ad ammirare sbalorditi le conquiste dei diritti dei “lavoratori dagli occhi a mandorla”. Loro guadagnano il diritto alle ferie retribuite, noi lo perdiamo grazie all’ introduzione dei co.co.pro.; il lavoro nero, soprattutto nelle aree meridionali dell’ Italia, è la forma ordinaria di assunzione, per non dire di sfruttamento della manovalanza; da noi le retribuzioni mensili calano nonostante i lavoratori dipendenti firmino buste-paga “creative” indicanti stipendi netti artificiosi, mentre in Cina si adeguano ai reali minimi salariali garantiti. Sempre dall’ altra parte del mondo la formazione universitaria ha raggiunto livelli qualitativi d’ insegnamento che non ha nulla da invidiare alle più rinomate facoltà occidentali.                  In campo industriale le loro aziende investono, sperimentano ed innovano, invece i nostri imprenditori adoperano gli utili per comprare auto di lusso per sè e per i loro figli. E’ vero, la realtà cinese non è un idillio. La strada da percorrere, per divenire uno stato di diritto garante di quei diritti fondamentali spettanti ai lavoratori, è lunga e tortuosa, e fortunatamente l’ Italia  può vincere il confronto rivendicando conquiste importanti appannaggio della classe lavorativa. La mia paura per il futuro, però, è che il nostro Paese non sarà in grado di contrastare lo sgretolamento di queste conquiste dovuto al lassismo che ha contaminato le istituzioni e le parti sociali. Se la Cina continuerà ad avvicinarsi, oltre ai pomodori, importeremo anche gli spaghetti ? 
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