Povera patria


Tagli istruzione e ricerca finanziaria 2010 e lavoro insegnanti precari Lo si era già capito dalla finanziaria 2010 che il mondo dell’istruzione italiana (scuola e ricerca) avrebbero avuto un’altra inesorabile e arretrante mazzata.

E’ di oggi la notizia del Ministro all’Istruzione Mariastella Gelmini che i 200.000 insegnanti precari sparsi per tutta Italia non potranno trovare lavoro. La Gelmini ha detto “Nessun governo può assorbire 200.000 precari”, e che “prima di chiedere denaro al Governo bisogna ottimizzare gli insegnanti che stanno già lavorando”.

Ormai qualunque italiano conosce bene quanto la politica italiana continui a sperperare denaro in cose inutili. Basta pensare che la tassazioni sui redditi di tutti i lavoratori italiani è tra le più alte d’Europa, ma stranamente ci ritroviamo con servizi tra i più scadenti di tutta la Comunità Europea: ospedali fatiscenti con nuovi reparti e nuovi macchinari ben conservati in cantina, scuole pericolanti e senza sistemi di sicurezza adeguati, strade con guardrail che continuano a decapitare i motociclisti, ecc. ecc. . In ultimo, però, c’è quello che tantissimi europei nemmeno immaginano, una burocrazia lenta e snervante che resta in piedi solo per dare lavoro a chi poi dovrà ringraziare il politico di turno che gliel’ha dato.

In un paese del genere come fanno a trovare lavoro 200.000 insegnanti?
Per giunta, che etica politica può avere un Governo che destina dei fondi alle scuole private?
E’ certo che la politica italiana non ha più una coscienza; se ce l’avesse si vergognerebbe nel dare denaro all’istruzione privata (che in quanto tale DEVE auto sovvenzionarsi) e poi dire che non ci sono risorse per le scuole pubbliche e i loro insegnanti.

Probabilmente una scuola che non funziona la vogliono anche gli italiani, soprattutto la gran parte dei genitori che forse ha paura di vedere il cervello dei propri figli sforzarsi un po’ sui libri invece di istruirli ben bene a basare le loro giornate a parlare di cellulari, inutili trasmissioni TV, vestiti firmati, e chi più ne ha più ne metta!
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Telecom Italia sta operando un ingente taglio del personale per ridurre i costi del 40%. Il risparmio sarà di 300 milioni di Euro e avverrà anche una riorganizzazione della direzione interna. Il numero dei licenziati doveva essere 5.000 ma ora si parla di 15.000 licenziamenti totali (o forse addirittura 20.000). Nel post di ieri sul sito di Beppe Grillo, viene descritta come è stata confezionata la lettera di licenziamento ricevuta dai primi 5000 dipendenti Telecom. Il burocratese la fa da padrone. Una comunicazione fredda e piena di commi, articoli, leggi che alla fine vogliono dire solo “Sei licenziato”! I punti su in cui Telecom motiva i licenziamenti sono 3 (le riportiamo come inserite sul sito di Beppe Grillo):
  1. “sul versante tecnologico, dalla semplificazione dei processi produttivi che ha inciso sui profili tecnici e sulle funzioni di supporto specialistico, nonché sulle attività di provisioning di rete e servizi, con conseguente necessità di razionalizzazione delle strutture di indirizzo e governo e di quelle territoriali”.
  2. “per le strutture di mercato, dalla ricomposizione delle attività e delle responsabilità delle mansioni intervenuta nelle funzioni aziendali (quali, ad esempio, il pre e il post sales e la programmazione commerciale), dalla rilevante riduzione delle redditività nell’ambito dei business più tradizionali, dalla progressiva defocalizzazione delle attività di out bound e della semplificazione dei processi di back end”.
  3. “per le funzioni di Staff, dalle esigenze di razionalizzazione della struttura aziendale connesse al completamento di fusione societaria e organizzativa di Telecom Italia S.p.A. e di TIM S.p.A., nonché all’integrazione delle Staff centrali e di ex Opertions e Corporate”.
Che ve ne pare? Qualcuno dei “non addetti ai lavori” ci ha capito veramente qualcosa? Insomma, tante belle parole che nascondono la verità che Beppe Grillo da anni va raccontando: Telecom è stata depredata da amministratori efficienti solo nell’aumentare spaventosamente i propri stipendi ai danni di una delle società di telecomunicazione più grande del mondo e, quindi, dei suoi piccoli investitori-risparmiatori. Come dimenticare l’efficacissimo intervento di Beppe Grillo all’assemblea annuale di Telecom Italia tenutasi a Rozzano (MI) il 16/04/2007. Due frasi presenti nella seconda parte del filmato:
  • “La Borsa è un luogo in cui si può investire tutto quello che si può perdere”.
  • “Il mercato in Italia è un club di personaggi che vivono nei consigli di amministrazione e che decidono tutto essendo presenti in 5, 6, 7, 8 consigli: come fa un consigliere a fare gli interessi di un’azienda che vende e nello stesso tempo di una azienda che compra?”.
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Ci sono storie in cui… …il lavoro, ovvero la sua assenza, porta alla sconfitta. Questa è una di quelle storie…. Riporto un artico apparso su www.pugliaimpiego.it il 04/08/2006: ….” E’ sconcertante la notizia apparsa sui quotidiani del suicidio di un giovane salentino di appena 25 anni. Il motivo? Troppo tempo passato nella vana ricerca di un’occupazione, troppe porte chiuse in faccia al sogno di un futuro. Il primo pensiero che viene in mente è quello di chiamarli «codardi», ma è facile condannarli anche se a molti di noi, anche solo per un attimo è passato dalla mente lo stesso pensiero, come fuga dalle piccole o grandi difficoltà della vita. E’ strano pensare che un ragazzo si senta solo nel mondo dei telefonini supertecnologici, di internet, in un mondo che cerca di annullare le distanze, in corse verso non si sa chi o che cosa. Chissà quante persone, leggendo la cronaca si sono ritrovate nello stato d’animo di Alessandro, in quel sentirsi inutile, sconfitto, in quel raccogliere le forze dopo ogni risposta negativa e continuare a cercare, andare oltre, andare altrove. Purtroppo il risultato troppo spesso non cambia, poche aziende, troppo piccole, troppe specializzazioni richieste, ancora troppa burocrazia.si, burocrazia, che non riesce a velocizzare le procedure, a far decollare una buona formazione, che non offre, neanche agli operatori addetti ai servizi, gli strumenti idonei per attuare il «reale» incontro tra domanda ed offerta di lavoro.per quel poco che c’è. Allora che fare.continuare a pensare a ciò che è successo, non demoralizzarsi mai, continuare ad insistere, e per chi lavora a contatto con tantissima gente con le stesse necessità del ragazzo di Martano (LE), darsi da fare, farsi carico delle esigenze e delle difficoltà di chiede un’occupazione, o anche solo un suggerimento per riuscire a muoversi nel mondo del lavoro. Ciao Alessandro! “…
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