Leggi e contratti


A maggio del 2008, il Governo Berlusconi ha approvato la detassazione sugli straordinari e sui premi aziendali che i lavoratori svolgono e vincono nelle aziende in cui lavorano. La motivazione è stata permettere di aumentare la produttività (quindi a vantaggio delle aziende) e aumentare lo stipendio dei lavoratori senza che questo ricadesse nelle casse dell’azienda. Gli straordinari e i premi verranno detassati del 10% e questo porterà ogni lavoratore a guadagnare mediamente dalle 580 alle 700 Euro annue. Per fare due esempi, un metalmeccanico che percepisce 1.300 Euro lordi al mese ed effettua tutte le 250 ore previste, percepirà 589 Euro all’anno; l’importo complessivo annuo passerà da 1.594 a 2.183 Euro. Invece un impiegato del settore edilizio con stipendio lordo di 1.500 Euro, percepirà 718 Euro, passando da 1.929 a 2657 Euro all’anno. Ovviamente i soldi non nascono sugli alberi e il Governo asserisce che il provvedimento avrà un costo di 2,8 miliardi di Euro. I Sindacati invece rispondono che il provvedimento sarà un investimento “a perder”: costerà più di 4 miliardi di Euro e ne restituirà circa 3,70 (G. Epifani – Cgil). Da tenere presente che questi sono tutti soldi pubblici, denaro di ogni cittadino italiano, denaro NOSTRO, che il Governo ritiene di sapere e poter spendere, continuando volontariamente a dimenticare che l’indebitamento pubblico è sempre più alto e chi ne fa le spese sono tutti i settori in cui vengono effettuati “tagli, tagli e ancora tagli”: istruzione pubblica, sanità, forze dell’ordine. I Sindacati non sono fondamentalmente d’accordo con questa operazione e oltre a lamentare l’esclusione dei dipendenti pubblici e di quelli delle forze armate, dicono che:
  • “Si può fare a due condizioni: che ci sia una contrattazione a livello aziendale e che venga fatta considerando le condizioni di sicurezza sul lavoro nelle singole aziende. (R. Bonanni – Cisl);
  • Sarebbe preferibile prima “Tagliare le tasse sul primo e secondo livello di contrattazione e realizzare interventi a sostegno dei redditi di lavoratori dipendenti e pensionati” (P. Pirani – Uil). Lo stesso ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha dichiarato che: “Le risorse disponibili vanno utilizzate per diminuire la pressione fiscale su pensioni e redditi, piuttosto che sugli straordinari su cui si è già intervenuti. Ma soprattutto i Sindacati devono giocare un ruolo in questa operazione”.
In tutto questo, quelli che più sembrano non dover essere coinvolti sono i lavoratori. Il loro parere non è richiesto. Dovrebbero essere i Sindacati a rispettare seriamente la volontà dei lavoratori ma per tutta risposta ricevono una rovinosa Legge Biagi che ha ulteriormente agevolato aziende e datori di lavoro, mandando alla rovina il futuro di migliaia di lavoratori Le parti politiche litigano, urlano, promettono, dicono che c’è “bisogno di diiiaaaaalogo” ma poi agiscono sempre e costantemente a favore dei pochi (capi) e a discapito dei tanti (lavoratori). State pur certi che questa manovra, come tante altre, si ritorcerà contro tutti gli italiani. Approfondimenti sul sito del Sole 24 Ore
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Nei giorni scorsi abbiamo contattato il Presidente dell’Assoziazione Lavoro Over 40 che, molto gentilmente, ci ha inviato un suo articolo riguardo l’illegalità di moltissimi annunci di lavoro privati.

“Cercasi: segretaria, 25-35 anni; responsabili di piano, 26-35 anni; agenti, max 35 anni”.Sono esempi di richieste di personale, richieste che ignorano, o fanno finta di ignorare, l’esistenza di una normativa che considera l’esposizione dell’età una violazione del principio delle pari opportunità.Si tratta del D. legis. 216/03 che recepisce la direttiva europea 2000/78 Ce. L’art. 3 afferma che: “Il principio di parità di trattamento senza distinzione di religione, convinzioni personali, handicap, età, orientamento sessuale, si applica a tutte le persone sia nel settore pubblico che privato (…) nelle seguenti aree: a) accesso alla occupazione e al lavoro sia autonomo che dipendente, compresi i criteri di selezione e le condizioni di assunzione (…).” Vi sono solo alcune limitazioni per specifici settori (es., forze armate).Appare evidente che le inserzioni di ricerca che recano come elemento di discriminazione età e sesso sono da considerare una violazione alla legge. Perché le aziende ignorano queste disposizioni? Perché anche le agenzie del lavoro o gli intermediari spesso dimenticano di ricordare questa disposizione ai loro clienti? A onor del vero i concorsi pubblici e comunque tutto ciò che riguarda le assunzioni nel pubblico, rispettano la legge (non è così per il settore privato).Una prima valutazione è che in questo clima di caos, sarebbe auspicabile che gli editori facessero da supervisori e filtro per evitare che le aziende pubblichino inserzioni in contrasto con il dettato legislativo. Una seconda valutazione è che la menzione dell’età esclude quasi sempre i lavoratori over 40. Questo significa inibire le possibilità di crescita professionale dei lavoratori maturi, ma soprattutto annulla le possibilità di ricollocazione per quei lavoratori (over 40), che si trovano nella sfortunata condizione di aver perso il lavoro. Se poi gli stessi lavoratori sono vicini alla pensione, il problema assume connotati più preoccupanti, perché le loro speranze sono inesistenti e spesso non supportate da una politica di ammortizzatori sociali efficiente. Pertanto l’indicazione dell’età nelle inserzioni annulla ogni speranza di rientro per i lavoratori maturi, gli over 40, e interrompe la prospettiva di un futuro che magari era fatto di progetti, impegni economici e speranze per il futuro dei figli. E tutto questo nel segno di che cosa? Del profitto, sfruttando magari gli incentivi economici predisposti per l’assunzione di lavoratori giovani, e nel segno dell’efficienza soltanto perche i più giovani si prestano meglio alle flessibilità delle strategie aziendali. Spesso si dimentica che un lavoratore over 40 è ugualmente flessibile e ha maturato una esperienza che gli consente di affrontare i problemi aziendali con maggiore efficienza e rapidità, producendo un vantaggio economico e quindi un profitto almeno uguale, se non migliore, ad un lavoratore giovane. Giuseppe Zaffarano, Presidente dell’ Associazione Lavoro Over 40
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Il 5 marzo 2008 entrerà in vigore il decreto legislativo n. 188 del 17 ottobre 2007 che riguarda le nuove pratiche per le dimissioni del lavoratore. Con questa legge si è voluta eliminare (vedremo se funzionerà) la diffusa abitudine di far firmare una lettera di dimissioni al lavoratore ancor prima dell’avvenuta assunzione: subdola tecnica di tantissimi datori di lavoro che in questo modo possono disfarsi del dipendente facendone figurare le dimissione anziché il licenziamento. Dall’entrata in vigore della legge, sarà necessario compilare e inviare online il modulo MDV (Modulo Dimissioni Volontarie) e successivamente stampare la ricevuta che, riportando impresso un codice alfanumerico univoco, attesterà e garntirà l’avvenuta registrazione nel sistema informatico. Si dovranno poi consegnare le dimissioni al datore di lavoro che dovrà comunicare obbligatoriamente la cessazione del rapporto di lavoro entro i 5 giorni successivi. Per ora potete scaricare i moduli informativi presenti nel sito del Ministero del Lavoro e… attendere il 5 marzo 2008.
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