gio 17 lug 2008
Detassazione degli straordinari e dei premi aziendali
Scritto da Amministratore - categoria: Leggi e contratti[2] Commenti
A maggio del 2008, il Governo Berlusconi ha approvato la detassazione sugli straordinari e sui premi aziendali che i lavoratori svolgono e vincono nelle aziende in cui lavorano.
La motivazione è stata permettere di aumentare la produttività (quindi a vantaggio delle aziende) e aumentare lo stipendio dei lavoratori senza che questo ricadesse nelle casse dell’azienda.
Gli straordinari e i premi verranno detassati del 10% e questo porterà ogni lavoratore a guadagnare mediamente dalle 580 alle 700 Euro annue.
Per fare due esempi, un metalmeccanico che percepisce 1.300 Euro lordi al mese ed effettua tutte le 250 ore previste, percepirà 589 Euro all’anno; l’importo complessivo annuo passerà da 1.594 a 2.183 Euro.
Invece un impiegato del settore edilizio con stipendio lordo di 1.500 Euro, percepirà 718 Euro, passando da 1.929 a 2657 Euro all’anno.
Ovviamente i soldi non nascono sugli alberi e il Governo asserisce che il provvedimento avrà un costo di 2,8 miliardi di Euro.
I Sindacati invece rispondono che il provvedimento sarà un investimento “a perder”: costerà più di 4 miliardi di Euro e ne restituirà circa 3,70 (G. Epifani – Cgil).
Da tenere presente che questi sono tutti soldi pubblici, denaro di ogni cittadino italiano, denaro NOSTRO, che il Governo ritiene di sapere e poter spendere, continuando volontariamente a dimenticare che l’indebitamento pubblico è sempre più alto e chi ne fa le spese sono tutti i settori in cui vengono effettuati “tagli, tagli e ancora tagli”: istruzione pubblica, sanità, forze dell’ordine.
I Sindacati non sono fondamentalmente d’accordo con questa operazione e oltre a lamentare l’esclusione dei dipendenti pubblici e di quelli delle forze armate, dicono che:
- “Si può fare a due condizioni: che ci sia una contrattazione a livello aziendale e che venga fatta considerando le condizioni di sicurezza sul lavoro nelle singole aziende. (R. Bonanni – Cisl);
- Sarebbe preferibile prima “Tagliare le tasse sul primo e secondo livello di contrattazione e realizzare interventi a sostegno dei redditi di lavoratori dipendenti e pensionati” (P. Pirani – Uil). Lo stesso ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha dichiarato che: “Le risorse disponibili vanno utilizzate per diminuire la pressione fiscale su pensioni e redditi, piuttosto che sugli straordinari su cui si è già intervenuti. Ma soprattutto i Sindacati devono giocare un ruolo in questa operazione”.

Il 5 marzo 2008 entrerà in vigore il decreto legislativo n. 188 del 17 ottobre 2007 che riguarda le nuove pratiche per le dimissioni del lavoratore.
Con questa legge si è voluta eliminare (vedremo se funzionerà) la diffusa abitudine di far firmare una lettera di dimissioni al lavoratore ancor prima dell’avvenuta assunzione: subdola tecnica di tantissimi datori di lavoro che in questo modo possono disfarsi del dipendente facendone figurare le dimissione anziché il licenziamento.
Dall’entrata in vigore della legge, sarà necessario compilare e inviare online il modulo MDV (Modulo Dimissioni Volontarie) e successivamente stampare la ricevuta che, riportando impresso un codice alfanumerico univoco, attesterà e garntirà l’avvenuta registrazione nel sistema informatico.
Si dovranno poi consegnare le dimissioni al datore di lavoro che dovrà comunicare obbligatoriamente la cessazione del rapporto di lavoro entro i 5 giorni successivi.
Per ora potete scaricare i 