mar 6 mag 2008
Ogni lavorate assunto regolarmente con busta paga (esclusi alcuni particolari contratti) possiede un TFR (Trattamento di Fine Rapporto) ovvero del denaro che viene accantonato nel tempo prelevando una piccola parte di stipendio lordo mensile.
mebeliPer conoscere l’importo del vostro TFR, dovete calcolare il 6,91 percento dello stipendio annuo percepito, oppure dei mesi in cui avete lavorato.
Per problemi pensionistici che l’Italia ha e continuerà ad avere in futuro, nel 2005, con la riforma delle pensioni, il governo decise che il TFR doveva essere investito in fondi pensioni e non lasciato a giacere come accadeva in precedenza.
L’unica scelta rimasta al dipendente è se affidare il proprio TFR all’azienda in cui lavora oppure investirlo in un fondo pensioni privato; cedendolo all’azienda, sarà poi essa stessa a investirlo nel migliore dei modi per farlo fruttare senza rischi.
Il problema più grande che è sorto dopo la riforma ha riguardato il forte pentimento di molti lavoratori che hanno destinato il TFR ad un fondo pensione privato senza sapere che da questa scelta non si poteva tornare più indietro.
Le società private specializzate in investimenti e in assicurazioni sulla vita si sono fiondate in questa grande opportunità e hanno cercato di accaparrare quanti più clienti possibile prima ancora che i lavoratori si rendessero conto di non poter più tornare indietro.
Chi invece non si è fidato di sindacati e pseudo esperti del settore, ha lasciato il TFR in azienda e ha potuto valutare in un secondo momento cosa fare.
TFR in azienda
Il lavoratore firmerà un documento in cui sceglierà di far gestire il proprio TFR all’azienda. Da quel momento potrà scegliere di destinarlo ad un fondo pensione privato in qualsiasi momento.
Se nell’azienda in cui si è assunti lavorano più di 50 dipendenti, il TFR verrà trasferito ad un “fondo del tesoro” che fa capo all’INPS.
TFR in un fondo pensione
Vi sono i “fondi pensione aperti” e i “fondi pensione chiusi” nei quali investire il denaro.
Vi ricordiamo che LA SCELTA E’ IRREVOCABILE e l’unico cambiamento che potete effettuare è spostare il TFR in un altro fondo pensione dopo i primi 2 anni.
Per i nuovi assunti
Si ha tempo 6 mesi dalla data di assunzione per decidere a chi dare il proprio TFR. Se non si avrà comunicato all’azienda che intendete darle il vostro TFR, scatterà il silenzio-assenso e il denaro verrà dirottato in un fondo pensione privato dal quale non potrete più tornare indietro.
Anticipo sul TFR
Se avete destinato il TFR all’azienda, potete richiedere un anticipo fino all’8 percento per motivi personali e fino al 30 percento per spese sanitarie personali o del coniuge o dei figli oltre che per ristrutturare o acquistare una casa.
Se avete investito il TFR in un fondo privato è probabile che non vi sia la possibilità di chiedere un anticipo.
Se dovete ancora decidere a chi dare il TFR, leggete attentamente le minuscole postille del contratto in cui potrebbe essere negata la possibilità di chiedere un anticipo.
Vi consigliamo di guardare alcuni interessanti filmati su YouTube
Col Dlgs. n. 278 del 2003, meglio noto come “legge Biagi”, il governo italiano ha voluto riformare il settore del lavoro, inserendo, tra gli altri, il contratto a progetto ovvero un contratto misto tra lavoratore autonomo e lavoratore dipendente.
Il contratto a progetto è uno dei tanti punti di forte contestazione da parte dei lavoratori che hanno avuto a che fare con questa nuova legge perchè, nella pratica, il lavoratore si trova a doversi assumere i rischi di un lavoro autonomo con la retribuzione e i doveri che ha un dipendente.
Il contratto a progetto ha sostituito i vecchi co.co.co. (Collaborazione Coordinata e Continuativa) che non prevedevano un contratto scritto, cosa che almeno ora accade con la legge Biagi.
I contratti scritti sono dettagliati e recano varie specifiche che devono essere obbligatorie compilate e firmate da ambo le parti.
Vi sono delle particolarità riguardo la retribuzione: la legge non vincola e non dà alcuna direttiva su quanto deve essere lo stipendio percepito dal lavoratore
Malattie e infortuni non vengono retribuiti e in caso di gravidanza la donna viene tutelata, comunque solo in parte, a ben determinate condizioni.
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