gio 3 apr 2008
Col Dlgs. n. 278 del 2003, meglio noto come “legge Biagi”, il governo italiano ha voluto riformare il settore del lavoro, inserendo, tra gli altri, il contratto a progetto ovvero un contratto misto tra lavoratore autonomo e lavoratore dipendente.
Il contratto a progetto è uno dei tanti punti di forte contestazione da parte dei lavoratori che hanno avuto a che fare con questa nuova legge perchè, nella pratica, il lavoratore si trova a doversi assumere i rischi di un lavoro autonomo con la retribuzione e i doveri che ha un dipendente.
Il contratto a progetto ha sostituito i vecchi co.co.co. (Collaborazione Coordinata e Continuativa) che non prevedevano un contratto scritto, cosa che almeno ora accade con la legge Biagi.
I contratti scritti sono dettagliati e recano varie specifiche che devono essere obbligatorie compilate e firmate da ambo le parti.
Vi sono delle particolarità riguardo la retribuzione: la legge non vincola e non dà alcuna direttiva su quanto deve essere lo stipendio percepito dal lavoratore
Malattie e infortuni non vengono retribuiti e in caso di gravidanza la donna viene tutelata, comunque solo in parte, a ben determinate condizioni.
In BlogOnJob.it potrete trovare ulteriori informazioni su questo contratto e su altri temi riguardanti il mondo del lavoro.


Dal giorno in cui è stato pubblicato il nostro articolo “Conoscere e capire la busta paga”, ci sono pervenute varie e-mail di richiesta di chiarimento sull’importo netto che un lavoratore potrebbe trovarsi a percepire una volta accettato un posto di lavoro.
Infatti, durante un colloquio di lavoro, può accadere di non comprendere chiaramente quale sarà il denaro reale del quale si potrà disporre ogni mese e questo può essere la causa di incomprensioni e inutili discussioni tra lavoratore e suo superiore ancor prima di aver accettato un nuovo lavoro.
Di seguito riportiamo alcune semplici regole che applicate alla propria busta paga restituiranno il valore netto finale dello stipendio percepito mensilmente.
Questo sarà sicuramente utile a quanti desiderano migliorare la propria posizione lavorativa e intendono proporre con certezza uno stipendio netto al di sotto del quale non intendono accettare il nuovo lavoro.
Precisiamo che nelle buste paga è già indicato l’importo netto percepito ma è importante capire come arrivare a determinarne il valore partendo da uno stipendio lordo che spesso viene comunicato a voce durante il colloquio.
punto 1.
Prima di tutto è indispensabile eliminare dalla voce “imponibile previdenziale” o “imponibile INAIL” (il lordo), i contributi previdenziali INPS. Vanno detratti anche i contributi previdenziali aggiuntivi nel caso in cui il lavoratore sia iscritto ad un Fondo Pensione.
punto 2.
Il risultato ottenuto è definito “imponibile fiscale” e su questo importo viene calcolata l’imposta sul reddito per le persone fisiche IRPEF che è la vera tassazione sullo stipendio percepito. L’IRPEF è una tassazione progressiva, ovvero aumenta all’aumentare dello stipendio annuo percepito ma la stessa può diminuire di valore se al lavoratore spettano particolari aiuti economici.
punto 3.
Successivamente andranno detratte le “addizionali regionali e comunali”, tasse destinate a
Regioni e Comuni comunque limitate dalla Legge Finanziaria.
Avrete così ottenuto lo stipendio netto percepito.
punto 4.
Se al lavoratore spetta “l’assegno famigliare”, il suo valore andrà aggiunto allo stipendio netto senza alcuna ulteriore tassazione.
Per ulteriori informazioni potete consultare un interessante 