Lavoro


Le aziende in regime di cassa integrazione straordinaria lasciano a casa alcuni lavoratori, ma poi viene consentito loro di assumere altro personale.

Riportiamo il testo di una mail che è giunta alla nostra redazione.
Questa vicenda testimonia come le leggi elaborate per tutelare un lavoratore, molto spesso finiscono per danneggiarlo:

Gentili signori,
sono una impiegata di 53 anni, di un’azienda agroalimentare della provincia di Campobasso, in cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione aziendale (per la seconda volta in 32 anni di lavoro), ma al mio posto fanno lavorare un ragazzo assunto a tempo determinato. Tutto questo mi suona alquanto strano. Mi suona strano anche il fatto che a Gennaio 2010 hanno assunto, a tempo indeterminato 5-6 unità sotto un’altra Azienda facente parte sempre della holding.
L’azienda, essendo in forte crisi, ha chiesto aiuto alla Regione e questa ha sborsato 27 milioni di euro, ma a distanza di un anno la situazione non è cambiata.
Inutile dire che la Stampa e le Televisioni locali non ne hanno fatto parola e solo ieri su un giornale è venuto fuori un articoletto che darebbe da pensare.

Io voglio continuare a lavorare il più serenamente possibile perchè con la prima CIG ho svolto lavori socialmente utili presso IACP di Campobasso e avevo buone possibilità, con la finanziaria di quell’ anno, di rimanere nell’ente in pianta stabile, ma mi hanno richiamata in sede e adesso eccomi qui a trovare qualcuno che mi dia una mano a dare voce alla nostra voce e sì perchè insieme a me sono usciti altri 3 impiegati, anche se nel piano ne risultavano 12, e 74 operai. La cosa più strana è: i sindacati hanno autorizzato, per l’anno in corso 400 assunzioni in avventiziato sparse per tutti i settori aziendali, e contemporaneamente hanno rinnovato la CIGS per altre 96 unità.

Datemi/ci una mano a uscire da questo incubo. Che cosa dobbiamo fare?

Dimenticavo una cosa: è stata fatta anche la conciliazione presso l’ispettorato del lavoro, ma l’azienda ha mandato un fax dicendo che non ci sono i presupposti per fare la conciliazione.

Aspetto fiduciosa un Vs. riscontro anche se non ho molte speranze perchè ho provato a scrivere anche su altri siti ma senza nessuna risposta cmq resto in attesa di notizie non deludetemi.
{lang: ‘it’}

Il sistema patchwork è un modo per riuscire ad avere uno stipendio a fine mese. Per fare questo bisogna prima di tutto dimenticarsi del posto fisso e dimenticare la possibilità di fare un unico lavoro per tutta la settimana.

Patchwork: per avere uno stipendio è indispensabile fare più lavoriOggi la parola “precariato” è sorpassata, e forse lo sono anche le definizioni “posto fisso” e “posto unico”.
I lavoratori, giovani e meno giovani, chiamati a fronteggiare la crisi, sono alle prese con una nuova attività: quella di saper incastrare spezzoni di tempo per portare in tasca uno stipendio decente facendo lavori differenti nell’arco della stessa giornata.


1) Facciamo l’esempio di Mario, 33 anni, laureato in informatica, diviso in tre impieghi differenti:
  • 30 ore settimanali per un contratto a progetto presso una grande realtà del settore, in cui si occupa di risolvere problemi legati al funzionamento dei computer. Stipendio netto 1.100 euro mensili che non gli consentono di vivere e pagare l’affitto in una città come Milano;
  • nei giorni liberi della settimana offre la sua assistenza informatica ad aziende e privati (avendo aperto una partita iva);
  • per sei ore la settimana, di sera, tiene dei corsi presso un’associazione privata (che lo paga in nero).

2) L’ambizione di Daniele, 27 anni, laureato in Mediazione Linguistica e Culturale, sarebbe quella di trovare un lavoro che gli consenta di sfruttare le sue conoscenze di francese. Purtroppo le possibilità sono scarse, e Daniele si ritrova a:
  • insegnare presso un istituto privato per 8 ore la settimana;
  • dare lezioni private a domicilio per 6 ore la settimana;
  • lavorare in un call center per altre 20 ore.

  • Alla fine del mese il totale “racimolato” del suo stipendio sarà pari a 1.000 euro, somma che non gli consente di progettare un matrimonio o una convivenza.

3) Mirko invece, 22 anni, diplomato in elettronica, vede il “patchwork lavorativo” in maniera stimolante perché può dargli la possibilità di fare cose differenti e maturare esperienze diverse.
  • Durante il mattino, Mirko revisiona telefoni cellulari per una grande compagnia telefonica (tramite un contratto a progetto di 6 mesi);
  • di pomeriggio fa il tecnico del suono in una radio locale (fino a dicembre).

  • Totale mensile 1.200 euro lordi, da sottrarre le spese per i trasporti e i pranzi fuori casa; se riescono ad essere sufficienti è solo perché Mirko vive ancora in famiglia.

4) Nel mondo della comunicazione, abbiamo l’esempio di Angelo, 36 anni, di Roma, giornalista professionista dal 2005, sposato con una figlia di un anno.
Angelo è:
  • inviato sportivo per un’emittente radiofonica nazionale;
  • collaboratore di una società di service, di un sito internet specializzato in notizie calcistiche e di un quotidiano freepress.

  • A fine mese il totale è, sì, di 3.000 euro, ma egli rinuncerebbe volentieri a qualcosa, in cambio di una situazione stabile che garantisse più certezze alla sua famiglia.

5) Nel settore delle agenzie del lavoro abbiamo l’esempio di Matteo, 29 anni, laureato in Scienze naturali, lavora da due anni per una grande società di lavoro interinale.
Si divide tra:
  • impiego da commesso nei centri commerciali;
  • inventarista in libreria.

  • Mensile netto 950 euro.

6) Anche Andrea, 28 anni laureato in Scienze Politiche e attualmente disoccupato, ha messo insieme diverse esperienze.
  • Dopo il call center, ha lavorato in una ditta metalmeccanica e in un’agenzia assicurativa; infine si è ritrovato a fare il barista in due diversi locali per un netto mensile di 1.100 euro, ma almeno aveva dei contratti regolari.

In tutto questo, quello che più preoccupa i giovani è il pagamento in nero, che non dà alcuna tutela né nel presente né per il futuro.
{lang: ‘it’}

Ogni lavorate assunto regolarmente con busta paga (esclusi alcuni particolari contratti) possiede un TFR (Trattamento di Fine Rapporto) ovvero del denaro che viene accantonato nel tempo prelevando una piccola parte di stipendio lordo mensile. mebeliPer conoscere l’importo del vostro TFR, dovete calcolare il 6,91 percento dello stipendio annuo percepito, oppure dei mesi in cui avete [...]

Ogni lavorate assunto regolarmente con busta paga (esclusi alcuni particolari contratti) possiede un TFR (Trattamento di Fine Rapporto) ovvero del denaro che viene accantonato nel tempo prelevando una piccola parte di stipendio lordo mensile. mebeliPer conoscere l’importo del vostro TFR, dovete calcolare il 6,91 percento dello stipendio annuo percepito, oppure dei mesi in cui avete lavorato. Per problemi pensionistici che l’Italia ha e continuerà ad avere in futuro, nel 2005, con la riforma delle pensioni, il governo decise che il TFR doveva essere investito in fondi pensioni e non lasciato a giacere come accadeva in precedenza. L’unica scelta rimasta al dipendente è se affidare il proprio TFR all’azienda in cui lavora oppure investirlo in un fondo pensioni privato; cedendolo all’azienda, sarà poi essa stessa a investirlo nel migliore dei modi per farlo fruttare senza rischi. Il problema più grande che è sorto dopo la riforma ha riguardato il forte pentimento di molti lavoratori che hanno destinato il TFR ad un fondo pensione privato senza sapere che da questa scelta non si poteva tornare più indietro. Le società private specializzate in investimenti e in assicurazioni sulla vita si sono fiondate in questa grande opportunità e hanno cercato di accaparrare quanti più clienti possibile prima ancora che i lavoratori si rendessero conto di non poter più tornare indietro. Chi invece non si è fidato di sindacati e pseudo esperti del settore, ha lasciato il TFR in azienda e ha potuto valutare in un secondo momento cosa fare. TFR in azienda Il lavoratore firmerà un documento in cui sceglierà di far gestire il proprio TFR all’azienda. Da quel momento potrà scegliere di destinarlo ad un fondo pensione privato in qualsiasi momento. Se nell’azienda in cui si è assunti lavorano più di 50 dipendenti, il TFR verrà trasferito ad un “fondo del tesoro” che fa capo all’INPS. TFR in un fondo pensione Vi sono i “fondi pensione aperti” e i “fondi pensione chiusi” nei quali investire il denaro. Vi ricordiamo che LA SCELTA E’ IRREVOCABILE e l’unico cambiamento che potete effettuare è spostare il TFR in un altro fondo pensione dopo i primi 2 anni. Per i nuovi assunti Si ha tempo 6 mesi dalla data di assunzione per decidere a chi dare il proprio TFR. Se non si avrà comunicato all’azienda che intendete darle il vostro TFR, scatterà il silenzio-assenso e il denaro verrà dirottato in un fondo pensione privato dal quale non potrete più tornare indietro. Anticipo sul TFR Se avete destinato il TFR all’azienda, potete richiedere un anticipo fino all’8 percento per motivi personali e fino al 30 percento per spese sanitarie personali o del coniuge o dei figli oltre che per ristrutturare o acquistare una casa. Se avete investito il TFR in un fondo privato è probabile che non vi sia la possibilità di chiedere un anticipo. Se dovete ancora decidere a chi dare il TFR, leggete attentamente le minuscole postille del contratto in cui potrebbe essere negata la possibilità di chiedere un anticipo. Vi consigliamo di guardare alcuni interessanti filmati su YouTube
{lang: ‘it’}

« Pagina precedentePagina successiva »