lun 2 apr 2012
Lavoro: a preoccupare non è il presente o il domani, ma il dopodomani
Scritto da Amministratore - categoria: LavoroNessun Commento
Dal sondaggio dell’Osservatorio Confesercenti-Ispo emerge come gli italiani non abbiano più paura della crisi (forse perché ci sono già dentro) ma del futuro, della mancanza di lavoro che probabilmente durerà ancora per molti anni,
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Il sondaggio della Confesercenti-Ispo ha portato alla luce quale è realmente la preoccupazione degli italiani. Come si può immaginare la maggior parte dei cittadini non è preoccupata per la crisi ma per le prospettive di lavoro. |
Il sondaggio della Confesercenti-Ispo ha portato alla luce quale è realmente la preoccupazione degli italiani. Come si può immaginare la maggior parte dei cittadini non è preoccupata per la crisi ma per le prospettive di lavoro.
L’Osservatorio ha rilevato che il 25% delle famiglie è stato direttamente coinvolto dalla crisi, magari per un licenziamento o per la messa in cassa integrazione di un componente, e bisogna tener presente che rispetto al 2011 c’è stato un aumento dell’11% di questi casi.
Spesso i sondaggi rispecchiano quello che la gente non sa o crede di sapere. Una delle cause di questo fenomeno è direttamente correlata a quanto viene detto o omesso dai mass-media, soprattutto dalla televisione. Forse è per questo che nel novembre 2011 era solo il 19% a credere in una veloce ripresa dell’economia, mentre oggi è ben il 42%. Quindi cala la percentuale di chi asserisce di essere molto preoccupato. Ma la personale impressione è ben diversa dalla realtà.
E’ invece quasi totale il presentimento che sarà molto, molto difficile trovare lavoro in futuro, e la paura è tanto dalla parte dei giovani/giovanissimi quanto da quella dei più grandi: per l’esattezza sono preoccupati i giovani dai 18 ai 24 anni per l’81%, mentre i 35-44enni sono il 75%. Sono tutte percentuali molto alte, e compongono il 31% degli intervistati.
La disoccupazione giovanile è ai massimi livelli dal 1999 (oggi 32%).
Come sempre ci teniamo a ricordare che è grave che i giovani non trovino lavoro, ma lo è ancora di più se sono i loro genitori a perderlo e a non poterlo più trovare!
Proprio in Italia c’è qualcuno che continua a parlare di “famiglia”, dell’importanza del “nucleo famigliare”, ma dove va a finire la famiglia in una società (italiana) come quella in cui ci troviamo a vivere oggi?

