giugno 2011


Per anni si è continuato ad investire sui giovani lasciando da parte gli operai più anziani. Ma la casa automobilistica BMW cambia le regole e si muove in controtendenza.


BMW punta sul lavoro degli anziani anziché su quello dei giovani Perché non considerare l’affidabilità, la saggezza, l’esperienza accumulata in anni di lavoro una risorsa piuttosto che un difetto da sanare?
La risposta a questa domanda sembra venire dalla Germania e da una delle sue principali case di produzione automobilistica, la Bmw.

L’idea rivoluzionaria dell’azienda consiste proprio nel mantenere aperto il proprio stabilimento di Dingolfing ad una fascia di operai “anziani”, adattando i ritmi di produzione a questa categoria molto speciale di persone specializzate e appassionate di quel lavoro che hanno fatto per anni e che, secondo le regole della velocizzazione e della produttività, dovrebbero rinunciarci.

Lo stabilimento prevede postazioni di lavoro ergonomiche, ritmi di lavoro meno stressanti e anche delle sale per il relax dei dipendenti.
Con questa strategia l’azienda spera di mantenere il più a lungo possibile la preziosissima collaborazione di lavoratori maturi e pieni di esperienza, estremamente importante per il buon funzionamento del lavoro, affiancandoli alle giovani leve che in tal modo saranno guidate in modo ottimale da dipendenti fedeli, saggi e consapevoli.

Questo esperimento, che la Bmw spera di poter estendere quanto prima anche ad altri stabilimenti, ha il duplice vantaggio di mantenere dipendenti ben formati nel corso degli anni e di ovviare alle difficoltà incontrate nel reperire nuova manodopera.

Purtroppo nel corso degli anni questa tendenza si è sempre più abbandonata in favore dell’assunzione di giovani che, se non altro, pesano di meno dal punto di vista economico. Ma queste scelte sono state mascherate con le idee sulla maggiore efficienza e predisposizione all’innovazione da parte dei giovani, teoria non sempre vera tra l’altro. Ma aderendo a questi “dogmi” si è tralasciata l’idea fondamentale che nell’ambito della produzione aziendale anche la maturità e l’esperienza hanno da dire la loro; non conta solo la forza fisica.

Pertanto, anche se un gruppo di operai anziani potrebbe in qualche modo avere ritmi di lavoro più lenti, i risultati potrebbero essere migliori e più ponderati. E la Bmw vuole provare proprio questo, quindi ha detto basta ai pre-pensionamenti di persone che sono perfettamente in grado, e hanno anche molta voglia, di lavorare ancora per l’azienda.

Basta alle politiche forzate di ringiovanimento dello staff che per anni sono state alla base dell’organizzazione di molte aziende. Tali politiche, poi, il più delle volte si sono rivelate controproducenti per le aziende stesse in quanto se da un lato i manager hanno insistito tanto sullo “svecchiamento”, dall’altro poi hanno dovuto fare i conti con gli enormi costi che comporta la formazione di giovani operai senza esperienza.

Quindi perché non tener conto del fatto che molti anziani in età pensionabile hanno da dare ancora molto in termini di produttività e non hanno nessuna voglia di essere relegati all’inattività forzata? Perché non considerarli delle risorse preziose piuttosto che dei pesi inutili?

La strada intrapresa dalla famosa azienda tedesca sembra essere quella giusta e, sicuramente, non si può che sperare che faccia da apripista ad altre iniziative di questo genere nei diversi settori della produzione.

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    Se da un lato il lavoro manca ci sono altre situazioni dove invece il lavoro è molto ricercato, soprattutto dove è richiesta una certa manualità e capacità nel manovrare strumenti manuali.


    Conoscere il contratto di lavoro Il quadro della situazione lavorativa in Italia illustrato da media e istituti di ricerca non mostra certo delle tendenze rassicuranti, sia che si tratti di giovani alla ricerca di un primo impiego, sia di lavoratori più esperti alla ricerca di una nuova occupazione.

    Le due principali problematiche che sembrano affliggere questo settore riguardano infatti queste due categorie di lavoratori: i giovani che nonostante un curriculum accademico di tutto rispetto trovano incredibili difficoltà nel trovare una posizione lavorativa coerente con il proprio percorso di studi, e i lavoratori già presenti sul mercato del lavoro, che hanno perso la propria occupazione a causa delle ristrutturazioni richieste per lo più dalla recente crisi economica, e che, data proprio l’età non più giovane, si trovano spesso tagliati fuori dalle dinamiche di reclutamento.

    Sarebbe però sbagliato definire la situazione del mercato del lavoro come stagnante, dal momento che c’è in realtà una serie di professioni per le quali risulta sempre più difficile trovare candidati esperti ed appassionati, sembra quindi si tratti piuttosto di un mancato incontro tra domande e offerta di posti di lavoro.

    I mestieri più richiesti in Italia
    Se infatti va aumentando il numero di laureati e di persone alla ricerca di un lavoro in ufficio o manageriale, al contrario, dal lato dell’offerta, aumentano le richieste per mestieri molto più pratici e manuali. Nella classifica delle professioni più richieste risultano infatti tra i primi posti ad esempio il panettiere, il gelataio, il pasticcere.

    Una posizione altrettanto utile e richiesta ma per la quale spesso mancano professionisti disponibili è quella dell’infermiere: su tutto il territorio nazionale senza distinzione di area o regione le offerte di lavoro nel settore infermieristico sono numerosissime, tanto che le persone disposte ad affrontare questo lavoro e soprattutto con un curriculum adeguato non sono sufficienti a coprire l’intera offerta.

    Dando uno sguardo più approfondito possiamo notare che nelle regioni del nord Italia c’è una forte richiesta di commessi e di tutte quelle professioni che in qualche modo si relazionano al mondo delle vendite e del commercio. Ma le offerte di lavoro a Bergamo e d’introni mostrano un trend in continua ascesa che indica come tornitori, saldatori e operai specializzati siano tra i mestieri più richiesti.

    In queste aree la mancanza di personale specializzato e alla ricerca di mestieri come quelli sopra citati o legati all’ambito dell’artigianato, non sembra destinata a cessare, infatti, il netto aumento di iscrizioni ai licei a scapito invece degli istituti professionali e tecnici è una dimostrazione di come, la tendenza sopra descritta, vada incrementandosi e radicandosi di anno in anno.

    Spostandoci invece verso il sud della penisola, le professioni più richieste si collocano nel settore legato all’edilizia, ad esempio carpentieri e manovali. Da notare inoltre che in queste aree la richiesta di personale con specializzazioni turistiche o con le competenze adatte ad inserirsi in questo settore e nelle strutture alberghiere rappresenta una parte non indifferente delle offerte di lavoro totali.

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      L’importanza dei contratti di lavoro è fondamentale per essere protetti da problemi lavorativi come licenziamenti ingiusti, mobbing ecc. Ecco una panoramica sui contratti di lavoro maggiormente diffusi in Italia.


      Conoscere il contratto di lavoro Il contratto di lavoro nel nostro paese viene regolamentato da una serie di norme incluse nel Codice Civile che in primo luogo sanciscono che tale contratto è un contratto tipico bilaterale

      (cioè previsto dalla legge e sottoscritto tra due parti datore di lavoro, che può essere una persona fisica o una persona giuridica, cioè un’azienda, e il lavoratore) e sinallagmatico (cioè che prevede il rispetto di obblighi da entrambe le parti contraenti).

      Caratteristica fondamentale del contratto di lavoro è il fatto che esso debba essere oneroso, che debba cioè prevedere un pagamento. A questo proposito, l’articolo 2099 del Codice Civile stabilisce che, qualora non ci sia un accordo preventivo tra le parti, sarà compito del giudice stabilire la misura e la modalità della retribuzione.

      Per sottoscrivere un contratto di lavoro dipendente ci deve innanzitutto essere accordo tra le due parti, e il lavoratore deve aver raggiunto il sedicesimo anno di età, come ha stabilito la legge finanziaria del 2007, del 27 dicembre 2006 n. 296. L’articolo di tale legge agisce in deroga rispetto alla norma generale rispetto alla quale un contratto di lavoro può essere sottoscritto solo al raggiungimento della maggiore età.

      I contratti di lavoro possono essere di due macrotipi: contratto individuale, quando si stabilisce come accordo tra due singoli soggetti (datore di lavoro e lavoratore), e contratto collettivo nazionale di lavoro, altrimenti detto CCNL, quando tale contratto scaturisce da un accordo preso a livello nazionale tra il sindacato dei lavoratori e le associazioni che raccolgono le diverse categorie di datori di lavoro.
      In Italia comunque esistono più di 400 categorie di contratti nazionali che, se da un lato garantiscono una tutela per i lavoratori di ogni categoria, dall’altro creano una mole consistente di norme e regole che talvolta possono risultare confuse.

      La legge dice inoltre che qualsiasi contratto di lavoro può essere sottoposto a un periodo di prova, trascorso il quale, una delle due parti potrebbe recedere senza avere alcun obbligo. Affinché questa clausola trovi applicazione è necessario che il contratto sia stato fatto in forma scritta altrimenti si dà per dato di fatto che il periodo di prova non sia stato stabilito tra le parti.

      Il contratto di lavoro può essere sottoscritto sia a tempo indeterminato (cioè senza scadenza temporale) che a tempo determinato (cioè con una scadenza temporale concordata tra le parti). Il D.Lgs. 368/2001 ha fortemente liberalizzato il ricorso al contratto di lavoro a tempo determinato, ribaltando le tendenze del passato. Secondo questo decreto il datore di lavoro può utilizzare un contratto a termine solo in tre casi eccezionali: se ha bisogno per un certo periodo di personale tecnico del quale non dispone normalmente nella propria azienda; se ci sono degli aumenti di produzione inaspettati che non riesce a coprire con il proprio personale; se ha bisogno di sostituire per un certo periodo dei lavoratori assenti (ma non per sciopero). In ogni caso, qualora il datore di lavoro dovesse recedere dal contratto a tempo determinato prima della scadenza fissata per lo stesso, sarebbe obbligato a versare al lavoratore tutte le mensilità mancanti.
      Tali contratti possono essere prorogati solo se inferiori a tre anni e solo per una volta. Se il rapporto si protrae oltre i limiti previsti dal contratto, il lavoratore avrà diritto ad una maggiorazione del 20% della retribuzione per i primi venti giorni; superati i venti giorni il contratto si commuta in contratto a tempo indeterminato.

      La legge vieta quindi la reiterazione del contratto a tempo determinato per più di due volte, e se il secondo contratto viene stipulato entro dieci giorni dalla scadenza del primo esso si intende automaticamente a tempo indeterminato.

      Il lavoratore, che il più delle volte risulta essere “la parte debole” dell’accordo, dovrebbe sempre ricordare che il contratto non è un semplice foglio di carta da firmare in calce. Esso infatti contiene tutte le informazioni che riguardano il rapporto con il datore di lavoro, pertanto è sempre un bene leggerlo in tutte le sue parti, anche se può sembrare faticoso o noioso e anche se il linguaggio adottato, spesso troppo tecnico, può risultare ostico.
      Non è un giusto comportamento quello di informarsi su quanto riportato in contratto solo nel caso in cui si presentino eventuali controversie, perché una lettura approfondita delle diverse clausole e una conoscenza di esse può portare ad evitarle le controversie. Basti pensare alle numerose regole che esistono per formalizzare argomenti come ferie, maternità, malattia, retribuzione, orario di lavoro, cessazione dell’attività, ecc.
      Conoscere anticipatamente ciò che il proprio contratto prevede rispetto a tutti questi punti è una cosa senz’altro indispensabile al lavoratore.

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