Patchwork: per avere uno stipendio è indispensabile fare più lavoriOggi la parola “precariato” è sorpassata, e forse lo sono anche le definizioni “posto fisso” e “posto unico”.
I lavoratori, giovani e meno giovani, chiamati a fronteggiare la crisi, sono alle prese con una nuova attività: quella di saper incastrare spezzoni di tempo per portare in tasca uno stipendio decente facendo lavori differenti nell’arco della stessa giornata.


1) Facciamo l’esempio di Mario, 33 anni, laureato in informatica, diviso in tre impieghi differenti:
  • 30 ore settimanali per un contratto a progetto presso una grande realtà del settore, in cui si occupa di risolvere problemi legati al funzionamento dei computer. Stipendio netto 1.100 euro mensili che non gli consentono di vivere e pagare l’affitto in una città come Milano;
  • nei giorni liberi della settimana offre la sua assistenza informatica ad aziende e privati (avendo aperto una partita iva);
  • per sei ore la settimana, di sera, tiene dei corsi presso un’associazione privata (che lo paga in nero).

2) L’ambizione di Daniele, 27 anni, laureato in Mediazione Linguistica e Culturale, sarebbe quella di trovare un lavoro che gli consenta di sfruttare le sue conoscenze di francese. Purtroppo le possibilità sono scarse, e Daniele si ritrova a:
  • insegnare presso un istituto privato per 8 ore la settimana;
  • dare lezioni private a domicilio per 6 ore la settimana;
  • lavorare in un call center per altre 20 ore.

  • Alla fine del mese il totale “racimolato” del suo stipendio sarà pari a 1.000 euro, somma che non gli consente di progettare un matrimonio o una convivenza.

3) Mirko invece, 22 anni, diplomato in elettronica, vede il “patchwork lavorativo” in maniera stimolante perché può dargli la possibilità di fare cose differenti e maturare esperienze diverse.
  • Durante il mattino, Mirko revisiona telefoni cellulari per una grande compagnia telefonica (tramite un contratto a progetto di 6 mesi);
  • di pomeriggio fa il tecnico del suono in una radio locale (fino a dicembre).

  • Totale mensile 1.200 euro lordi, da sottrarre le spese per i trasporti e i pranzi fuori casa; se riescono ad essere sufficienti è solo perché Mirko vive ancora in famiglia.

4) Nel mondo della comunicazione, abbiamo l’esempio di Angelo, 36 anni, di Roma, giornalista professionista dal 2005, sposato con una figlia di un anno.
Angelo è:
  • inviato sportivo per un’emittente radiofonica nazionale;
  • collaboratore di una società di service, di un sito internet specializzato in notizie calcistiche e di un quotidiano freepress.

  • A fine mese il totale è, sì, di 3.000 euro, ma egli rinuncerebbe volentieri a qualcosa, in cambio di una situazione stabile che garantisse più certezze alla sua famiglia.

5) Nel settore delle agenzie del lavoro abbiamo l’esempio di Matteo, 29 anni, laureato in Scienze naturali, lavora da due anni per una grande società di lavoro interinale.
Si divide tra:
  • impiego da commesso nei centri commerciali;
  • inventarista in libreria.

  • Mensile netto 950 euro.

6) Anche Andrea, 28 anni laureato in Scienze Politiche e attualmente disoccupato, ha messo insieme diverse esperienze.
  • Dopo il call center, ha lavorato in una ditta metalmeccanica e in un’agenzia assicurativa; infine si è ritrovato a fare il barista in due diversi locali per un netto mensile di 1.100 euro, ma almeno aveva dei contratti regolari.

In tutto questo, quello che più preoccupa i giovani è il pagamento in nero, che non dà alcuna tutela né nel presente né per il futuro.
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