gennaio 2009


Riportiamo la lettera che Giusy, della Provincia di Perugia, ci ha inviato alcuni giorni fa e continua ad inviare a siti, blog, e politici/parlamentari del nostro Governo per ottenere solo un po’ di, innegabile, visibilità. (In questo momento il numero di mail inviate è circa 120). Nello specifico, questa lettera, è stata inviata all’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nelle varie mail intercorse tra noi e Giusy, ci è stato più volte evidenziato lo scopo di questo gesto: portare alla ribalta una storia come troppe. che possa aiutare a risvegliare le menti di chi rischia la vita sul luogo di lavoro ogni giorno. Giusy non vuole un tornaconto personale! Siamo certi dell’importanza di divulgare il più possibile la sua storia. Pertanto vi chiediamo di copiarla e incollarla o inserire il link diretto (questo: http://www.storiedilavoro.it/2009/01/23/la-storia-di-giusy/) in qualunque sito o blog comunque attinente all’argomento. Come molti cittadini europei fanno, anche con Giusy non siamo riusciti a giustificare quello che succede in Italia: cosa sia questa totale arrendevolezza da un lato, e la continua ammirazione del furbo dall’altro. Già, i furbi, quei personaggi che possono essere il grande imprenditore e/o politico (o pseudo tali) ma anche il nostro vicino di casa. Quelli che vengono ammirati dalla massa perché “loro ce l’hanno fatta, eccome! Sono riusciti a scavalcare il prossimo e ad emergere. Hanno avuto la capacità di rubare (in tanti modi), e una volta scoperti vengono perfino ammirati da chi sarebbe disposto a rubare per rubare; da chi è esattamente come loro!”. E qui non si tratta più di destra o di sinistra: la furbizia, la disonestà, la prevaricazione, l’illegalità non appartengono ad una ideologia politica; semmai appartengono ALLA politica o ad una larga parte di essa! Prima di lasciarvi alla lettura della storia Giusy, vogliamo riportarvi una bellissima frase tratta dal libro “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini:

Non c’è che un solo peccato ed è RUBARE. Tutti gli altri peccati sono una variante del furto. quando tu uccidi un uomo gli stai rubando la sua vita, rubi il diritto a sua moglie ad avere un marito, stai rubando ai suoi figli il diritto di avere un padre, quando dici una menzogna rubi il diritto di qualcuno alla verità. Non c’è niente di peggio che rubare.


Gent.Mo Presidente Napolitano,Le scrivo pur sapendo che questa mia forse sarà cestinata e/o da Lei neppure MAI LETTA, ma io non so più a chi rivolgermi per vedermi riconosciuto il diritto di cittadina italiana di donna, moglie, madre, alla tutela e salvaguardia della mia famiglia, alla crescita delle mie figlie di 12 e 13 anni, ed all’assistenza a mio marito, 46 enne disabile all’80%, nonché invalido del lavoro, ed ora afflitto da disturbi psichiatrici. Non è facile mettersi al computer, adire il Mio Presidente della Repubblica, con l’unica speranza che solo una misera mail, per uno strana e fortunosa congiunta astrale, non venga cestinata e magari sortirà l’effetto di una risposta, anche solo per aver osato tanto! Presidente, mi creda non è la sete di fama, il desiderio di potenza, l’ardire che mi hanno motivata! Ripeto, ho raccolto le poche energie e mi sono spinta a tanto solo dopo aver guardato negli occhi le mie figlie! Da lì è provenuto il coraggio a due mani!Sembrerà banale e scontato ciò, tuttavia sono 45enne e cresciuta con il valore del rispetto assoluto per le Istituzioni e per chi le incarna in nome del popolo italiano. Fin da piccola i miei genitori mi hanno letto, e ne hanno dato piena attuazione nel loro quotidiano, i principi fondanti il nostro Stato, contenuti nella nostra amata Costituzione. In Essa infatti, ho sempre trovato la forza e la certezza che i diritti fondamentali di ciascun cittadino-uomo, trovassero la loro compiutezza, in quanto diritti che “garantiscono l’essere umano” in quanto tale, sia esso minore d’età, disabile… Orbene Presidente, i più deboli possono contare davvero su qualcosa che non è lontano, ma si tocca con mano ogni giorno. NON E’ COSI’!!! Triste ma vero! Sento nell’anima le ferite profondissime che non si rimargineranno mai del non rispetto di queste NORME! Presidente, mi appello a Lei in qualità di garante della salvaguardia della AMATA COSTITUZIONE, affinché i diritti fondamentali, dei quali sono private le mie figlie minori, mio marito disabile, io come donna di famiglia, NON DEBBANO E NON POSSANO ESSERE CANCELLATI! Questo mio “folle gesto” deve servire a non gettare alle ortiche ciò che di tanto alto si è conquistato con dolore, sofferenze, morti e privazioni. Vede Presidente, anche io sogno che un giorno sarà ridata dignità alla mia famiglia, “nucleo essenziale e primario” nonché garanzia per la crescita delle mie figlie minori (una in affido) come buone e oneste cittadine italiane ed europee. Sogno, altresì, che mi verrà garantito il sostegno verso mio marito, appena 46enne invalido disoccupato (un infortunio sul lavoro nell’ anno 2000, 4 interventi, 2 trapianti a Siena, la perdita della vista e come non bastasse dal lavoro nessuna liquidazione e/o risarcimento, nessuna azione penale contro l’Azienda e nessun riconoscimento del Tribunale di Perugia almeno del risarcimento in sede civile! Il nostro calvario è continuato ANCORA! Ricoveri, TSO presso l’Azienda Ospedaliera di Perugia, la degenza in centri famiglia dell’Asl competente per più di un anno… ecc. ecc.), perché potesse vedere la sua famiglia, così disastrata ma almeno “non affamata”. Vede Presidente, alcuni credono che il denaro possa essere la panacea di tutti i mali! NOI NO! Ciò che potrà lenire le nostre ferite non ha valore materiale ma morale! Abbiamo pagato un alto prezzo così come lo stanno pagando ancora le nostre figlie! NON CHIEDIAMO NE’ DENARI NE’ MIRACOLI CIO’ CHE PRETENDIAMO E’ LA DIGNITA’ DA CITTADINI ITALIANI! Con assoluto rispetto verso Lei e all’amata Costituzione. Giusy (gi_ti62@yahoo.it) Alberto e figlie
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In questo periodo è in atto una campagna di marketing virale diffusa dall’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Toscana. Il tema è la sensibilizzazione alla Responsabilità Sociale delle Imprese. A questo scopo è stato prodotto un video, realizzato dall’agenzia Ombre Elettriche di Firenze.

La campagna fa parte delle iniziative promosse dal progetto Fabrica Ethica, sviluppato, appunto, dall’Assessorato alle Attività Produttive. Il progetto è nato nel 2002 con l’obiettivo di promuovere la certificazione di responsabilità sociale d’impresa SA8000 nelle aziende toscane, certificazione che si articola su nove condizioni da rispettare nei confronti dei lavoratori e dei processi di produzione, obbligatori per tutta la filiera di fornitura, nazionale ed internazionale. Sul sito di Fabrica Ethica si possono trovare molte informazioni aggiornate in merito.In breve tempo l’Assessorato è diventato un punto di riferimento nazionale in materia. Altre Regioni, Enti Pubblici, Istituzioni private, Commissioni italiane ed internazionali, cittadini si sono rivolti all’assessorato per approfondire l’argomento e per intervenire nei dibattiti in materia, nonché per la formazione specifica.La campagna di marketing virale nasce dall’interesse dell’Assessorato verso le forme di comunicazione avanzate. Fabrizia Paloscia, responsabile del progetto Fabrica Ethica, è la promotrice di questa campagna. L’obiettivo è quello di comunicare i temi della responsabilità sociale in modo nuovo, dinamico e di raggiungere un target specifico oltre quello dei dirigenti d’impresa, ovvero gli utenti, coloro che decidono di acquistare un prodotto o di usufruire di un servizio. In particolare gli utenti che hanno sviluppato attenzione verso le tematiche sociali e collettive. Internet si sta dimostrando lo strumento adatto a tale scopo, un contesto in cui è possibile veicolare ed ottenere informazioni di più ampio raggio con modalità partecipativa, dove gli interessi delle persone possono trovare forme di soddisfazione e di stimolo. Gli utenti sono un elemento fondamentale per il sostegno di pratiche responsabili. Sensibilizzarli significa supportare la diffusione di tali pratiche, in quanto attraverso la loro scelta di privilegiare i produttori che le mettono in atto si può determinare una tendenza ed influire sul un mercato. La responsabilità sociale è una pratica di tutela dei lavoratori che garantisce prodotti realizzati con criteri etici, e quindi collettivi, nel rispetto dell’uomo, della natura e dei diritti civili. Le modalità di diffusione di idee ed informazioni attraverso internet, ed in particolare attraverso il social network che ne rappresenta una caratteristica attuale, sono in sintonia con i concetti e le applicazioni della responsabilità sociale. Un tema che non può passare inosservato nella rete se proposto in maniera coinvolgente ed attrattiva. Per questo motivo, è apparso interessante sviluppare uno stile comunicativo che potesse costituire oggetto per una diffusione virale. Il dibattito su cosa sia virale è ancora molto aperto, seppure delle linee precise siano state tracciate ed indicate. Non è sufficiente posizionare del materiale su YouTube per rendere virale un messaggio. E’ necessario prima di tutto elaborare un contenuto che stimoli la sua condivisione ed innescare meccanismi perché questo avvenga all’interno del social network. Per la realizzazione del video si è scelta la strada della qualità estetica, del coinvolgimento ritmico, delle immagini inusuali e simboliche, del testo incisivo, della potenza della colonna sonora. Non sono questi gli elementi di carattere virale che maggiormente catturano, a differenza dell’umorismo, del sesso, del politicamente scorretto, del bizzarro, che più comunemente, secondo gli analisti specializzati, costituiscono motivo di viralizzazione, cioè di diffusione spontanea attraverso il passaparola, ad esempio. E’ documentata, però, anche la tendenza a viralizzare contenuti di qualità d’immagine o di poetica. Si è così cercato di orientarsi verso questo tipo di risorsa attrattiva. Il risultato finale è caratterizzato, perciò, dal ritmo intenso del video, dato dall’alternarsi veloce tra immagini e testo scritto, sulla base ritmica incalzante di percussioni ed accordi di organo. Un minuto e trenta secondi che hanno l’obiettivo di passare in un attimo, senza dare la possibilità di distrarsi. Al contrario, ci si pone l’obiettivo di stimolare il desiderio di rivederlo per comprenderlo meglio. L’intento è quello di comunicare la forza del reagire, l’energia del fare, la potenza della vita che permette di operare ed apprezzare il mondo, da cui possono nascere comportamenti nel rispetto della natura umana, della condivisione, dell’ambiente. Il titolo dato al video è “Forte come la pace”. Anche se qualcuno ha fatto notare come il tema della pace sia molto praticato, quasi logoro, è un tema che trova sempre spazio e che, visto il clima di conflitto sociale esteso, forse vale la pena ribadire e proporre in nuove forme. Nella pace, al fondo, è compresa tutta la nostra esistenza. Se c’è pace c’è attività, c’è scambio, c’è condivisione, c’è rispetto, c’è valorizzazione, c’è amore. Il video ha un percorso tematico. L’introduzione, costituita da una veloce sequenza di immagini capovolte e monocrome, le stesse che appariranno nelle sequenze successive, propone il mondo visto con gli occhi della paura. Il rovesciamento di questo è la forza della vita, forte come la pace, appunto. A differenza di quanto comunemente succede nell’impostazione di una campagna di questo genere, si è scelto di utilizzare la tecnica cosiddetta della “pioggia sottile”. L’obiettivo non è quello di ottenere l’impennata delle visioni, quanto cercare di mantenere una durata distribuita nel tempo e nel target di riferimento.
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