ottobre 2008
Monthly Archive
lun 20 ott 2008
Scritto da Amministratore - categoria:
Libri sul lavoro[3] Commenti

In questi giorni abbiamo ricevuto la notizia che un nuovo
libro sul Mobbing è stato pubblicato dalla casa editrice Pioda.
Si tratta delle 160 pagine intitolate
Mobbing: “facce di gomma, cuori di pietra” scritte dal Dr. Giuseppe Palma, ex Sindacalista e da tempo Consulente Tecnico di Parte (CTP) per la certificazione di danno da Mobbing.
Nel libro, dove il modello del Mobbing descrive la traumatica processualità di questo fenomeno in fasi cronologicamente successive, il Dr. Palma delinea una
chiave interpretativa dei casi clinici.
Prima che tale fenomeno si consolidi e sviluppi i suoi letali effetti, prospetta l’importanza di un sollecito riconoscimento e blocco del mobbing.
A tal fine sostiene l’importanza della
prevenzione onde evitare che il lavoratore si trasformi in paziente con conseguenti problematiche personali, aziendali e sociali.
Riportiamo quanto stampato nella quarta di copertina
“Il dott. Giuseppe Palma si occupa da anni di casi di Mobbing.
E’ Consulente Tecnico di Parte (CTP) per la certificazione di
danno da Mobbing. Dopo una pluriennale esperienza in qualità
di rappresentante sindacale, nella psicologia ha individuato un
valido approccio per tutelare i lavoratori dai disagi esistenziali
o dalla sofferenza psichica. Studiando i ritmi ed i carichi di
lavoro, osservando le carenze organizzative, con il relativo
stress ed acquisita infine la conoscenza della sindrome del
Mobbing, ha trovato delle risposte alle problematiche comunicative
e relazionali presenti nell’ambito lavorativo.
Nel 1991 si laurea in Psicologia all’Università di Roma “La
Sapienza”.
Nel 1993 ha svolto un tirocinio presso il Policlinico “Umberto
I” nella Sezione di Ostetricia – Ginecologia con il Dott. G.
Scardino (Psicoterapeuta) conducendo terapie di gruppo.
Dal 1992 fino al 1995 ha collaborato alla scuola di terapia
Cognitiva.
Nel 1995 ad un congresso sul Mobbing, ha conosciuto il Prof.
Heinz Leyman (Promotore del Mobbing). E’ iniziata una collaborazione
epistolare su la valutazione di importanti casi di
Mobbing.
Sempre con Leyman, prosegue a Stoccolma i suoi lavori presso
il centro di ricerche sul Mobbing.
All’inizio del 1996, continua la collaborazione e compie delle
ricerche a Stoccolma e ad Amburgo, riguardanti la patologia e
le nevrosi lavorative, con casi di sospetti suicidi tra lavoratori,
per violenze psicologiche e relative emarginazioni sul lavoro.
Attualmente lavora con pubblicazioni e dibattiti culturali affinché
in Italia si abbia conoscenza e consapevolezza del terrore e
della sofferenza che il Mobbing arreca alle vittime.
Consapevole degli enormi costi e danni arrecati alle Aziende ed
alle casse dello stato, in termini di malattie, costi aziendali e
pre-pensionamenti, promuove presso le aziende corsi e stages
formativi sul Mobbing.
In questo libro, dove il modello del Mobbing descrive la traumatica
processualità di questo fenomeno, in fasi cronologicamente
successive, il dott Palma delinea una chiave interpretativa
dei casi clinici. Prima che tale fenomeno si consolidi e sviluppi
i suoi letali effetti, prospetta l’importanza di un solecito
riconoscimento e blocco del mobbing.
A tal fine sostiene l’importanza della prevenzione onde evitare
che il lavoratore si trasformi in paziente con conseguenti problematiche
personali, aziendali e sociali.”
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mer 15 ott 2008
Scritto da Amministratore - categoria:
Leggi e contratti[64] Commenti

Tutte le donne in maternità godono della tutela della
legge n. 151 del 26 marzo 2001, che ha preso il posto della n. 1204 del 1971 e della n. 53 del 2000 che già introduceva un alto riconoscimento della funzione sociale dei padri e delle madri dandogli la possibilità di assentarsi dal posto di lavoro per assistere i figli.
La tutela del posto di lavoro
Le donne incinta non possono essere licenziate dal momento in cui scoprono, e comunicano all’azienda, di essere incinta fino al compimento dei primi 12 mesi di vita del bambino.
Se ciò dovesse avvenire, la lavoratrice ha tempo 90 giorni per presentare un certificato che attesti che la gravidanza era già in corso nel momento in cui è avvenuto il licenziamento (un consulente del lavoro potrà aiutarvi nel migliore dei modi).
Durante il periodo della gravidanza, la donna non può effettuare trasporti, sollevare pesi, svolgere attività pericolose, stressanti, faticosi, insalubri.
Tra le ore 24:00 e le ore 06:00 non può svolgere lavori in azienda, quindi alcun turno lavorativo.
Nei periodi di assenza per maternità, si continua maturare anzianità di servizio e, solo durante il periodo di assenza obbligatorio, anche ferie e tredicesima.
Al rientro dal periodo di maternità, la lavoratrice avrà il diritto di continuare a svolgere le stesse mansioni, o equivalenti, che svolgeva in precedenza.
Astensione obbligatoria
Durante la gravidanza, la donna è obbligata ad astenersi dal lavoro per 5 mesi scegliendo se lavorare fino al 7° mese e restare a casa fino ai primi 3 mesi di vita del bambino oppure lavorare fino all’8° mese e restare a casa fino al compimento del 4° mese di vita.
Questa ultima scelta deve essere concessa sia da un medico specialista del sistema sanitario nazionale che da un medico competente nella prevenzione sui luoghi di lavoro.
Durante questi 5 mesi si riceve l’80% dello stipendio ed eventualmente il 20% a seconda del contratto di lavoro
Se entro 180 giorni dal concepimento dovesse sopraggiungere un
aborto, la lavoratrice ha diritto ad un normale periodo di malattia prescritto dal medico oppure 5 mesi di assenza con l’80% dello stipendio a seconda della gravità del caso.
Anche le lavoratrici che hanno
adottato un bambino di età inferiore ai 6 anni di età possono avvalersi del diritto di astensione al lavoro per i 3 mesi successivi l’arrivo del bambino.
Astensione facoltativa
Anche il padre può astenersi dal lavoro per un periodo massimo di 6 mesi ma il totale tra i genitori non può superare i 10 mesi di assenza.
Le assenze possono essere sfruttate per i primi 8 anni di vita del figlio e possono essere frazionate o continuate. In casi particolari possono assentarsi entrambi i genitori.
Per i
genitori adottivi resta tutto invariato tranne se il bambino ha una età compresa tra i 6 e i 12 anni: in questo caso, l’astensione facoltativa può essere goduta entro 3 anni dall’arrivo in famiglia.
Diritto all’allattamento
Durante il primo anno di vita, la madre può assentarsi per 2 ore al giorno dal lavoro per accudire il bambino (una sola se l’orario di lavoro è inferiore a 6 ore); le 2 ore possono essere cumulate oppure divise sempre all’interno della stessa giornata lavorativa. Se sul posto di lavoro è presente una asilo nido aziendale o una camera per l’allattamento, la lavoratrice non può allontanarsi dalla struttura e le ore messe a disposizione scendono a una soltanto (divisibile in 30 minuti per 2 volte).
Approfondimenti:
Gravidanza e lavoro
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mer 1 ott 2008
Scritto da Amministratore - categoria:
Varie1 Commento

Essere informati di esser stati selezionati per sostenere un colloquio di lavoro fa piacere a chiunque ma siamo sicuri di sapere
come si affronta un colloquio di questo tipo? Abbiamo la certezza di cosa ci verrà chiesto e di come dovremo rispondere?
Con questo articolo cercheremo di aiutare quanti dovranno affrontare questa delicata fase della ricerca di un lavoro.
Se avete avuto la “fortuna” di sostenere una decina di colloqui saprete sicuramente come funzionano ma può anche accadere che non siate ancora perfettamente coscienti se il
rifiuto del posto di lavoro è avvenuto perché veramente non idonei alla mansione richiesta oppure perché non siete riusciti a dare una buona impressione di voi.
Per aumentare le
possibilità di rimanere impressi al responsabile del personale è indispensabile arrivare quanto più preparati possibile al colloquio.
Vi sono alcuni accorgimenti che potranno esservi utile:
- dimostrate di essere curiosi, interessati, e di avere un certo spirito di iniziativa raccogliendo molte informazioni sull’azienda;
- ipotizzate e scrivete su un foglio di carta le domande che vi potrebbero porre;
- preparatevi una breve lista di domande da porre al selezionatore (alla fine del colloquio vi verrà chiesto se volete essere voi a fare delle domande);
- accertatevi di possedere tutti i documenti da portare al colloquio (documenti personali, curriculum, lettere con referenze, ecc.);
- siate certi del luogo e dell’orario;
- decidete in anticipo che tipo di abbigliamento indossare: jeans e maglietta non sono sempre mal visti ma dipende dalla situazione; non sempre giacca e cravatta sono auspicabili ma anche qui dovrete valutare voi al situazione e il tipo di lavoro richiesto.
Durante il colloquio dovete mantenere un atteggiamento sicuro e tranquillo: anche se vi è difficile farlo cercate di sforzarvi.
Rispondete a tutte le domande che vi vengono poste con altrettanta sicurezza, precisione e chiarezza: non esagerate col numero di parole, non parlate per più di 3-4 minuti dato che sono rarissime le domande che lo richiedono veramente.
Durante il colloquio:
- dimostrate effettivo interesse alla posizione richiesta dall’azienda;
- presentate adeguatamente la vostra persona, le vostre capacità e competenze professionali;
- evidenziate, senza esagerare, i motivi per cui vi ritenete idonei a questo lavoro;
- cercate di incuriosire il selezionatore affinché possa ricordarsi di voi (non vi sentite sicuri, lasciate stare questo punto dato che potrete ottenere l’effetto contrario);
- non elemosinate il lavoro: voi offrite semplicemente le vostre capacità in cambio di uno stipendio e all’azienda non interessa qualcuno pronto a tutto pur di ottenere un lavoro;
- salutate tranquillamente e date la mano senza imprimere una stretta né troppo scialba né troppo decisa (tutte e due sono sintomo di insicurezza);
- alla domanda “mi parli di lei” rispondete sinteticamente e con informazioni mirate;
- evitate, per quanto possibile, di creare momenti di imbarazzante silenzio che mandano in blocco la conversazione;
- dite sempre la verita!
Questo utile
articolo di approfondimento vi aiuterà ancora di più ad affrontare in tutta serenità i vostri colloqui di lavoro.
Vi auguriamo che il prossimo sia l’ultimo obbligato colloquio

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