luglio 2008


A maggio del 2008, il Governo Berlusconi ha approvato la detassazione sugli straordinari e sui premi aziendali che i lavoratori svolgono e vincono nelle aziende in cui lavorano. La motivazione è stata permettere di aumentare la produttività (quindi a vantaggio delle aziende) e aumentare lo stipendio dei lavoratori senza che questo ricadesse nelle casse dell’azienda. [...]


A maggio del 2008, il Governo Berlusconi ha approvato la detassazione sugli straordinari e sui premi aziendali che i lavoratori svolgono e vincono nelle aziende in cui lavorano.
La motivazione è stata permettere di aumentare la produttività (quindi a vantaggio delle aziende) e aumentare lo stipendio dei lavoratori senza che questo ricadesse nelle casse dell’azienda.

Gli straordinari e i premi verranno detassati del 10% e questo porterà ogni lavoratore a guadagnare mediamente dalle 580 alle 700 Euro annue.
Per fare due esempi, un metalmeccanico che percepisce 1.300 Euro lordi al mese ed effettua tutte le 250 ore previste, percepirà 589 Euro all’anno; l’importo complessivo annuo passerà da 1.594 a 2.183 Euro.
Invece un impiegato del settore edilizio con stipendio lordo di 1.500 Euro, percepirà 718 Euro, passando da 1.929 a 2657 Euro all’anno.

Ovviamente i soldi non nascono sugli alberi e il Governo asserisce che il provvedimento avrà un costo di 2,8 miliardi di Euro.
I Sindacati invece rispondono che il provvedimento sarà un investimento “a perder”: costerà più di 4 miliardi di Euro e ne restituirà circa 3,70 (G. Epifani – Cgil).
Da tenere presente che questi sono tutti soldi pubblici, denaro di ogni cittadino italiano, denaro NOSTRO, che il Governo ritiene di sapere e poter spendere, continuando volontariamente a dimenticare che l’indebitamento pubblico è sempre più alto e chi ne fa le spese sono tutti i settori in cui vengono effettuati “tagli, tagli e ancora tagli”: istruzione pubblica, sanità, forze dell’ordine.

I Sindacati non sono fondamentalmente d’accordo con questa operazione e oltre a lamentare l’esclusione dei dipendenti pubblici e di quelli delle forze armate, dicono che:

  • “Si può fare a due condizioni: che ci sia una contrattazione a livello aziendale e che venga fatta considerando le condizioni di sicurezza sul lavoro nelle singole aziende. (R. Bonanni – Cisl);
  • Sarebbe preferibile prima “Tagliare le tasse sul primo e secondo livello di contrattazione e realizzare interventi a sostegno dei redditi di lavoratori dipendenti e pensionati” (P. Pirani – Uil).
    Lo stesso ex ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha dichiarato che: “Le risorse disponibili vanno utilizzate per diminuire la pressione fiscale su pensioni e redditi, piuttosto che sugli straordinari su cui si è già intervenuti. Ma soprattutto i Sindacati devono giocare un ruolo in questa operazione”.

In tutto questo, quelli che più sembrano non dover essere coinvolti sono i lavoratori. Il loro parere non è richiesto. Dovrebbero essere i Sindacati a rispettare seriamente la volontà dei lavoratori ma per tutta risposta ricevono una rovinosa Legge Biagi che ha ulteriormente agevolato aziende e datori di lavoro, mandando alla rovina il futuro di migliaia di lavoratori

Le parti politiche litigano, urlano, promettono, dicono che c’è “bisogno di diiiaaaaalogo” ma poi agiscono sempre e costantemente a favore dei pochi (capi) e a discapito dei tanti (lavoratori).
State pur certi che questa manovra, come tante altre, si ritorcerà contro tutti gli italiani.

Approfondimenti sul sito del Sole 24 Ore

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Fai conoscere questo articolo:

    Telecom Italia sta operando un ingente taglio del personale per ridurre i costi del 40%. Il risparmio sarà di 300 milioni di Euro e avverrà anche una riorganizzazione della direzione interna. Il numero dei licenziati doveva essere 5.000 ma ora si parla di 15.000 licenziamenti totali (o forse addirittura 20.000). Nel post di ieri sul [...]


    Telecom Italia sta operando un ingente taglio del personale per ridurre i costi del 40%.
    Il risparmio sarà di 300 milioni di Euro e avverrà anche una riorganizzazione della direzione interna.
    Il numero dei licenziati doveva essere 5.000 ma ora si parla di 15.000 licenziamenti totali (o forse addirittura 20.000).
    Nel post di ieri sul sito di Beppe Grillo, viene descritta come è stata confezionata la lettera di licenziamento ricevuta dai primi 5000 dipendenti Telecom.
    Il burocratese la fa da padrone. Una comunicazione fredda e piena di commi, articoli, leggi che alla fine vogliono dire solo “Sei licenziato”!

    I punti su in cui Telecom motiva i licenziamenti sono 3 (le riportiamo come inserite sul sito di Beppe Grillo):

    1. “sul versante tecnologico, dalla semplificazione dei processi produttivi che ha inciso sui profili tecnici e sulle funzioni di supporto specialistico, nonché sulle attività di provisioning di rete e servizi, con conseguente necessità di razionalizzazione delle strutture di indirizzo e governo e di quelle territoriali”.
    2. “per le strutture di mercato, dalla ricomposizione delle attività e delle responsabilità delle mansioni intervenuta nelle funzioni aziendali (quali, ad esempio, il pre e il post sales e la programmazione commerciale), dalla rilevante riduzione delle redditività nell’ambito dei business più tradizionali, dalla progressiva defocalizzazione delle attività di out bound e della semplificazione dei processi di back end”.
    3. “per le funzioni di Staff, dalle esigenze di razionalizzazione della struttura aziendale connesse al completamento di fusione societaria e organizzativa di Telecom Italia S.p.A. e di TIM S.p.A., nonché all’integrazione delle Staff centrali e di ex Opertions e Corporate”.

    Che ve ne pare? Qualcuno dei “non addetti ai lavori” ci ha capito veramente qualcosa?

    Insomma, tante belle parole che nascondono la verità che Beppe Grillo da anni va raccontando: Telecom è stata depredata da amministratori efficienti solo nell’aumentare spaventosamente i propri stipendi ai danni di una delle società di telecomunicazione più grande del mondo e, quindi, dei suoi piccoli investitori-risparmiatori.

    Come dimenticare l’efficacissimo intervento di Beppe Grillo all’assemblea annuale di Telecom Italia tenutasi a Rozzano (MI) il 16/04/2007.

    Due frasi presenti nella seconda parte del filmato:

    • “La Borsa è un luogo in cui si può investire tutto quello che si può perdere”.
    • “Il mercato in Italia è un club di personaggi che vivono nei consigli di amministrazione e che decidono tutto essendo presenti in 5, 6, 7, 8 consigli: come fa un consigliere a fare gli interessi di un’azienda che vende e nello stesso tempo di una azienda che compra?”.

    Lasciamo a voi ogni commento!

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