Il radon è un gas naturale radioattivo prodotto dal decadimento radioattivo del radio che a sua volte proviene dall’uranio. Essendo inodore, insapore e incolore, è impossibile individuarne la presenza in personalmente e autonomamente e per questo può perpetrare il suo effetto nocivo per anni senza conoscerne le cause. Il gas radon provoca gravi danni all’apparato [...]

Il radon è un gas naturale radioattivo prodotto dal decadimento radioattivo del radio che a sua volte proviene dall’uranio.

Essendo inodore, insapore e incolore, è impossibile individuarne la presenza in personalmente e autonomamente e per questo può perpetrare il suo effetto nocivo per anni senza conoscerne le cause.

Il gas radon provoca gravi danni all’apparato respiratorio in quanto nei polmoni vengono a depositarsi gli isotopi radioattivi in esso contenuto che, emettendo radiazioni, danneggiano il tessuto polmonare.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ha inserito nel gruppo 1 la cancerogenicità del radeon, classificandolo, quindi, come una di quelle sostanze per la quale è evidente la pericolosità per l’essere umano; dopo il fumo, è il radon la causa principale di tumore ai polmoni.

L’uranio è un elemento radioattivo naturale sparso ovunque sulla crosta terrestre perciò ogni parte del globo è potenzialmente esposta a rischio radon.

Le fonti di radon sono principalmente tre:

  • Il gas si sviluppa nel terreno e solitamente si propaga nell’aria senza recare danno alcuno a chicchessia ma nel momento in cui si dovesse concentrare in un ambiente chiuso, il pericolo aumenta esponenzialmente e solo un controllo accurato può rivelare la presenza del gas nell’edificio.
  • I materiali usati in edilizia possono sviluppare radon e in alcuni casi si è rilevato che proprio essi possono essere la causa principale dell’accumulo di questo gas negli spazi chiusi.
  • Essendo solubile in acqua, può essere presente soprattutto nelle acqua termali e in quelle prelevate da pozzi artesiani. Molto difficile è rilevare radon nelle normali acque potabili degli acquedotti in quanto il continuo rimescolamento con l’aria, disperde l’eventuale gas contenuto nel liquido.

In Italia il problema è molto diffuso soprattutto per l’impiego del tufo e della pozzolana per la costruzione degli edifici; uno studio condotto nel 1980 ha rilevato una concentrazione media di radon di 77 Bq/m3 contro quella mondiale calcolata intorno a 40 Bq/m3.

Per misurare la concentrazione di radon occorre posizionare alcuni dosimetri passivi all’interno dell’abitazione, ufficio, aziende da controllare. Successivamente i polimeri contenuti all’interno delle rilevatori, verranno analizzati in un laboratorio specializzato.

Per difendersi dal radon, il metodo migliore è sempre la prevenzione, scegliendo materiali a basso contenuto radioattivo o tecnologicamente avanzati.

Nel caso in cui si rilevasse presenza di radon all’interno di un edificio, è necessario rivolgersi a centri specializzati che sapranno come portare a livelli normale la concentrazione del gas.

In ambito lavorativo, i proprietari dei ditte o azienda che operano in sotterranei e comunque in zone dichiarate a rischio, sono obbligati a monitorare periodicamente il livello di gas radon eventualmente presente nei locali e attivarsi per ridurne la concentrazione come dichiarato nel Decreto Legislativo n. 241/00.

Con questo Decreto si è anche voluto dare avvio ad una sorta di creazione di una normativa comportamentale in ambito radioattivo, con la speranza di sviluppare una forte coscienza anti-radioattiva tra la popolazione italiana.

fonte: www.ispesl.it
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