ottobre 2006


Comunico che venerdì 3 novembre nella puntata tematica sul lavoro precario, condotta dalla giornalista Monica Mondo Bechis, della trasmissione  “Formato Famiglia” di Sat2000 (tra le ore 12,00 e le 13,00) - canale 818 di Sky, oppure sul digitale terrestre nel pacchetto Rai e su altre 40 Tv locali - andrà in onda  una mia personale testimonianza, che prenderà spunto anche dalle storie che avete raccontato in questo blog, sulle problematiche condizioni occupazionali  di molti lavoratori precari e non. In studio presenzieranno anche il Segretario della ALAI CISL e un avvocato giuslavorista. Ringrazio tutti coloro che vorranno prendere visione della trasmissione.
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Gli uomini,non avendo potuto guarire la morte,la miseria,l’ignoranza,hanno risolto,per vivere felici,di non pensarci….. Questo celeberrimo aforisma di B. Pascal mi rammenta che le speranzose parole e le promesse startegiche dei volenterosi politici durante la campagana elettorale erano un elogio del vaniloquio. Il leit-motiv della Sinistra era la lotta al precariato, negli ultimi anni incentivato dalle perniciose politiche di una Destra egocentrica; durante le tribune politiche e nel corso dei simpatici siparietti televisivi, di studiata bagarre con gli avversari, gli epigoni di Gramsci apportavano come esempi di triviale esistenza lo stipendio di 300,00 Euro percepito da raggazzi in possesso di laurea, master e stages, omettendo però di dire che questi sciagurati indegni del lauto stipendio non avevano ancora “preso i voti” della politica. Do ut des, quindi, “se non sei un affiliato non acquisirai i meriti per lavorare…..” è quello che in tempi di promesse bisognava leggere tra le righe. Ogni nuovo governo colloca i propri adepti; è una ben definita turnazione. Se sei tesserato lavori, altrimenti resti a sentire quello che viene promesso e mai mantenuto. Ma verrebbe da pensare che non si possono rimproverare i politici per questi eventi accidentali, per cui aveva ragione Pascal, gli uomini (= i nostri governanti) per vivere felici, per garantire la felicità urbi et orbi, hanno deciso di non pensarci più. E’ probabile che chi percepiva 300,00 al mese ora abbia uno stipendio differente, forse ne prende addirittura 250,00 o nemmeno quelli perchè forse gli è scaduto il co.co.pro., ma è inutile parlarne. Perchè pensare alle brutture del mondo ? Il nostro compito è quello del raggiungimento della felicità come nella pratica Zen. Meno si sa e più si gioisce e si gode, ognuno di noi deve pensare -ignorantemente- alla realizzazione personale, la sofferenza altrui non ci appartiene, perchè conoscerla? Tanto, poi, tra qualche giorno, mese o anno, qualcuno ci farà un resoconto completo di quello che non sappiamo o di quello che volutamente abbiamo ignorato per non essere angustiati dalle avversità della vita, e ascolteremo la stessa nenia logorante. Da parte nostra ci sarà sdegno o rassegnazione, ma poi torneremo ad obliare e ripercorreremo lo stesso circolo vizioso. Non dobbiamo più permettere che tutto ciò si verifichi ciclicamente. Non facciamo parte della plebaglia sottomessa alla nobiltà presente all’ epoca di Pascal. Sono passati quattro secoli e la nostra felicità non deve essere frutto della dimenticanza.
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Un appello rivolto a tutti i lettori di questo blog ed a tutti coloro che sono intervenuti raccontando le proprie storie di lavoro. Sono stato contattato dalla redazione del programma di Rai 3 “C’era una volta”, per sagnalare alcune storie particolarmente rappresentative e concrete del mondo del lavoro precario o illegale, con l’intento di rendere meno oscure le modalità ed i sistemi di assunzione e sfruttamento adottati dalle aziende e dalle amministrazioni italiane. Chiunque desiderasse contribuire alla realizzazione del documentario, può farlo scrivendo direttamente un commento su questo blog oppure contattandomi all’ indirizzo di posta elettronica: info@storiedilavoro.it Grazie.
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