luglio 2006


“Storiedilavoro” è il luogo della dialettica virtuale frutto delle testimonianze dirette, o anche riflesse, di chi è alla ricerca di un lavoro, di chi subisce una particolare posizione lavorativa, di chi vede quotidianamente calpestata la propria dignità perchè privo delle garanzie basilari ed essenziali sottese nello status di lavoratore, di chi associa la parola lavoro [...]

“Storiedilavoro” è il luogo della dialettica virtuale frutto delle testimonianze dirette, o anche riflesse, di chi è alla ricerca di un lavoro, di chi subisce una particolare posizione lavorativa, di chi vede quotidianamente calpestata la propria dignità perchè privo delle garanzie basilari ed essenziali sottese nello status di lavoratore, di chi associa la parola lavoro all’ idea dello sfruttamento e della spersonalizzazione, di quanti hanno costantemente ed immotivatamente rapporti conflittuali con datori o colleghi di lavoro. Racconti, dunque, di esperienze professionali, storie di abusi e soprusi vissuti nell’ espletamento di ciò che dovrebbe gratificare l’ impegno fisico ed intellettuale, deliziare lo spirito e la personalità del lavoratore, quest’ ultimo esemplare ormai sulla scia dell’ estinzione, e sollecitare un approccio volitivo alla ricerca di stimoli adeguati per una crescita professionale. Per una sorta di omertà e per il diffuso ma condivisibile timore di perdere il posto di lavoro, ognuno di noi ha dovuto sottacere  rivendicazioni di diritti statutari, lamentele che riguardavano condizioni miserevoli di lavoro, prevaricazioni psicologiche ed angherie di vario genere (mobbing), situazioni di lavoro nero e sottopagato. E’ arrivato il momento di dire basta! Con le nostre testimonianze, senza disfattismo generalizzato, potremo rivelare le reali condizioni di vita lavorativa e  le effettive situazioni vessatorie che bisogna tollerare nei vari ambienti occupazionali, dalla pubblica amministrazione alle aziende private, perchè spesso il dipendente è succube delle angherie perpetrate, dai superiori gerarchici, dai detentori del destino economico delle altrui vite, dai “padroni” tout court. Facciamoci sentire, divulghiamo le nostre paure per un futuro senza lavoro, denunciamo le situazioni dure e difficili, l’ arretratezza culturale che pervade industrie ed uffici. Narriamo le scomode vicissitudini che appartengono al vissuto lavorativo, costituito da stipendi penosi, da maltrattamenti irragionevoli, da mortificazioni, da privazioni di diritti sindacali, assistenziali e contributivi, insomma, rivendichiamo la nostra rispettabilità in quanto compartecipi allo sviluppo economico della Nazione. Abbiamo subìto e taciuto abbastanza, ora ci dovranno ascoltare!
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  “La Cina si avvicina”. Quante volte si è fatto uso di questo ironico spauracchio per indicare l’ espansione incontrollata dell’ economia del più popoloso Paese orientale? A mio giudizio, è l’ Italia che si allontana, anzi, è proprio la nostra nazione che si avvicina alla Cina. Se guardiamo con attenzione all’ evoluzione del Diritto del lavoro [...]

  “La Cina si avvicina”. Quante volte si è fatto uso di questo ironico spauracchio per indicare l’ espansione incontrollata dell’ economia del più popoloso Paese orientale? A mio giudizio, è l’ Italia che si allontana, anzi, è proprio la nostra nazione che si avvicina alla Cina. Se guardiamo con attenzione all’ evoluzione del Diritto del lavoro in Oriente, si comprende come i lavoratori stiano evolvendo il loro status all’ interno del mondo del lavoro; loro progrediscono e noi regrediamo: negli anno’60 abbiamo condotto battaglie ideologiche e proteste finalizzate al miglioramento delle condizioni lavorative ed ora, a circa 40 anni di distanza, ci troviamo ad ammirare sbalorditi le conquiste dei diritti dei “lavoratori dagli occhi a mandorla”. Loro guadagnano il diritto alle ferie retribuite, noi lo perdiamo grazie all’ introduzione dei co.co.pro.; il lavoro nero, soprattutto nelle aree meridionali dell’ Italia, è la forma ordinaria di assunzione, per non dire di sfruttamento della manovalanza; da noi le retribuzioni mensili calano nonostante i lavoratori dipendenti firmino buste-paga “creative” indicanti stipendi netti artificiosi, mentre in Cina si adeguano ai reali minimi salariali garantiti. Sempre dall’ altra parte del mondo la formazione universitaria ha raggiunto livelli qualitativi d’ insegnamento che non ha nulla da invidiare alle più rinomate facoltà occidentali.                  In campo industriale le loro aziende investono, sperimentano ed innovano, invece i nostri imprenditori adoperano gli utili per comprare auto di lusso per sè e per i loro figli. E’ vero, la realtà cinese non è un idillio. La strada da percorrere, per divenire uno stato di diritto garante di quei diritti fondamentali spettanti ai lavoratori, è lunga e tortuosa, e fortunatamente l’ Italia  può vincere il confronto rivendicando conquiste importanti appannaggio della classe lavorativa. La mia paura per il futuro, però, è che il nostro Paese non sarà in grado di contrastare lo sgretolamento di queste conquiste dovuto al lassismo che ha contaminato le istituzioni e le parti sociali. Se la Cina continuerà ad avvicinarsi, oltre ai pomodori, importeremo anche gli spaghetti ? 
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    La nuova circolare firmata dal Ministro del Lavoro Cesare Damiano nasce con l’ auspicio di dare un assetto non fittiziamente regolamentato ai co.co.pro. dei call-centeristi. La formula ministeriale è quella secondo la quale ad un maggior controllo, da parte degli organi ispettivi dell’ INPS, dell’ INAIL, dello stesso Ministero e dei Carabinieri, dovrebbe corrispondere un decremento dell’ utilizzazione [...]

    La nuova circolare firmata dal Ministro del Lavoro Cesare Damiano nasce con l’ auspicio di dare un assetto non fittiziamente regolamentato ai co.co.pro. dei call-centeristi. La formula ministeriale è quella secondo la quale ad un maggior controllo, da parte degli organi ispettivi dell’ INPS, dell’ INAIL, dello stesso Ministero e dei Carabinieri, dovrebbe corrispondere un decremento dell’ utilizzazione dei contratti di collaborazione che, in realtà, mascherano l’ impiego indiscriminato di formule contrattuali immorali che non hanno saputo evitare il traghettamento del lavoratore dal lavoro flessibile al lavoro precario, invece di tendere all’ ottenimento di rapporti professionali, se non a tempo indeterminato, quantomeno equamente remunerati e tutelati. Personalmente, sono stato sempre favorevole al rafforzamento degli strumenti di controllo e di vigilanza, ma vorrei ricordare che implementare organi di controllo o commissioni ad hoc vuol dire anche dare un seguito a tali iniziative attraverso forme di sostentamento economico per l’ espletamento delle attività d’ indagine. Quindi, si vedono chiaramente gli impulsi per un cambiamento favorevole, gli scopi e le attività di intervento sono ben chiari, però, se l’ abuso dei co.co pro. dovesse essere impunemente perpetrato a causa della penuria dei fondi necessari per le attività ispettive delle Direzioni Provinciali del Lavoro, come è già avvenuto in un recente passato, è logica conseguenza che gli strumenti di provenienza ministeriale saranno considerati come l’ ennesima disfatta a danno dei soliti lavoratori precari.
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