“La Cina si avvicina”. Quante volte si è fatto uso di questo ironico spauracchio per indicare l’ espansione incontrollata dell’ economia del più popoloso Paese orientale? A mio giudizio, è l’ Italia che si allontana, anzi, è proprio la nostra nazione che si avvicina alla Cina. Se guardiamo con attenzione all’ evoluzione del Diritto del lavoro [...]

“La Cina si avvicina”.
Quante volte si è fatto uso di questo ironico spauracchio per indicare l’ espansione incontrollata dell’ economia del più popoloso Paese orientale?
A mio giudizio, è l’
Italia che si allontana, anzi, è proprio la nostra nazione che si avvicina alla Cina. Se guardiamo con attenzione all’ evoluzione del Diritto del lavoro in Oriente, si comprende come i lavoratori stiano evolvendo il loro
status all’ interno del mondo del lavoro; loro progrediscono e noi regrediamo: negli anno’60 abbiamo condotto battaglie ideologiche e proteste finalizzate al miglioramento delle condizioni lavorative ed ora, a circa 40 anni di distanza, ci troviamo ad ammirare sbalorditi le conquiste dei diritti dei “lavoratori dagli occhi a mandorla”. Loro guadagnano il diritto alle ferie retribuite, noi lo perdiamo grazie all’ introduzione dei co.co.pro.; il lavoro nero, soprattutto nelle aree meridionali dell’ Italia, è la forma ordinaria di assunzione, per non dire di sfruttamento della manovalanza; da noi le retribuzioni mensili calano nonostante i lavoratori dipendenti firmino buste-paga “creative” indicanti stipendi netti artificiosi, mentre in Cina si adeguano ai reali minimi salariali garantiti.
Sempre dall’ altra parte del mondo la formazione universitaria ha raggiunto livelli qualitativi d’ insegnamento che non ha nulla da invidiare alle più rinomate facoltà occidentali.
In campo industriale
le loro aziende investono, sperimentano ed innovano, invece
i nostri imprenditori adoperano gli utili per comprare
auto di lusso per sè e per i loro figli.
E’ vero, la realtà cinese non è un idillio. La strada da percorrere, per divenire uno stato di diritto garante di quei diritti fondamentali spettanti ai lavoratori, è lunga e tortuosa, e fortunatamente l’ Italia può vincere il confronto rivendicando conquiste importanti appannaggio della classe lavorativa. La mia paura per il
futuro, però, è che il nostro Paese non sarà in grado di contrastare lo
sgretolamento di queste
conquiste dovuto al lassismo che ha contaminato le istituzioni e le parti sociali.
Se la Cina continuerà ad avvicinarsi, oltre ai pomodori, importeremo anche gli spaghetti ?
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