giugno 2006


I laureati in Ingegneria, una delle ultime categorie ricercate con più frequenza da imprese e da istituti di ricerca (pochissimi), stanno subendo anch’ essi l’ impoverimento culturale del Paese. Ad esempio, le aziende produttrici di software assumono esperti del computer che si sono formati da autodidatta investendo ore ed ore del loro tempo a trastullarsi, [...]

I laureati in Ingegneria, una delle ultime categorie ricercate con più frequenza da imprese e da istituti di ricerca (pochissimi), stanno subendo anch’ essi l’ impoverimento culturale del Paese. Ad esempio, le aziende produttrici di software assumono esperti del computer che si sono formati da autodidatta investendo ore ed ore del loro tempo a trastullarsi, proficuamente, di fronte ad un pc, e lo stesso dicasi per le società commerciali che si occupano di manutenzione informatica o che sono dedite alla formazione di webmaster. Questi esperti del computer vengono pagati meno di un laureato in Ingegneria Informatica, poichè soventemente risultano alle dipendenze delle aziende in qualità di stagisti o di apprendisti, quindi a parità di risultato le aziende in oggetto lucrano sullo sfruttamento di giovani “geniali” tecnici e al contempo smembrano una struttura di ostica formazione come quella dei laureati del comparto informatico. Dunque, a questi ulmtimi, non rimane che specializzarsi giocando a casa con la Play Station ?
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Prima di aprire questo blog, al pari di altri giovani ricattati dal mondo del lavoro, provavo una forte paura ad esporre dei pensieri circa la realtà che viviamo noi INNOMINABILI, perchè ritenevo che la mia situazione di inferiorità e di vittima del sistema sociale ed economico italiano potesse addirittura peggiorare se solo avessi osato condurre una battaglia, [...]

Prima di aprire questo blog, al pari di altri giovani ricattati dal mondo del lavoro, provavo una forte paura ad esporre dei pensieri circa la realtà che viviamo noi INNOMINABILI, perchè ritenevo che la mia situazione di inferiorità e di vittima del sistema sociale ed economico italiano potesse addirittura peggiorare se solo avessi osato condurre una battaglia, nel mio piccolo, contro ciò che è illegale ed ingiusto come il lavoro nero, sottopagato e precario, in pratica contro tutte quelle forme ibride e poco ortodosse di lavoro atipico. Invece, da quando ho iniziato questa sorta di crociata ai danni delle ingiustizie professionali, riscontro, se pur con qualche ritrosia timorosa, che molti ragazzi e ragazze INNOMINABILI mi rendono partecipe delle loro sventure occupazionali senza, però, commentare qualche mio post. Molte testimonianze mi pervengono tramite narrazioni fatte de visu da persone che temono di spendere il propio nome in rete, quindi vorrei ricordare a tutti coloro che leggono questo blog che il propellente per il cambiamento non è il mascheramento delle situazioni difficili e l’ inerzia novellistica per timore di rimanere esclusi da vantaggi e benefici lavorativi, per cui ben vengano, se necessarie, le testimonianze prive di riferimenti diretti od oltraggiosi, però per far arretrare la cultura del cattivo lavoro tutti noi abbiamo bisogno di diffondere le storie di ingiustizie perpetrate ai nostri danni, perchè tutti devono conoscere cosa e come vive chi ha perso le speranze di ottenere un lavoro, e cosa comporta essere esclusi da ambienti stimolanti per una realizzazione professionale e quindi esistenziale. Non abbiate paura, dobbiamo essere uniti e coesi per conquistare un posto di tutto rispetto in questa società. Raccontate a tutti noi le vostre storie di lavoro.
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Il nostro Paese non è stato educato ad una cultura economica dell’ investimento, del potenziamento strutturale delle tecnologie e dell’ accrescimento qualitativo del lavoro. I laureati di oggi darebbero chissà che cosa per poter lavorare negli opifici gerarchicamente strutturati, in cui la gavetta è il filo conduttore di un’ intera carriera professionale. Ma questi laureati, [...]

Il nostro Paese non è stato educato ad una cultura economica dell’ investimento, del potenziamento strutturale delle tecnologie e dell’ accrescimento qualitativo del lavoro. I laureati di oggi darebbero chissà che cosa per poter lavorare negli opifici gerarchicamente strutturati, in cui la gavetta è il filo conduttore di un’ intera carriera professionale. Ma questi laureati, tra i quali c’è anche il sottoscritto, hanno bisogno del lavoro per sopravvivere, non per passare da un lavoro meno ad uno più retribuito. Le aziende, quindi, sfruttano a proprio vantaggio queste situazioni di prostrazione necessitata, in cui il lavoratore pur di arrivare a firmare alla fine del mese una busta paga sensibilmente e falsamente maggiorata, diviene un inanimato automa esecutore degli ordini aziendali, non apporta le personali competenze, magari acquisite con precedenti esperienze qualitativamente apprezzabili, ed il tutto ingingantisce l’onnivoro circuito vizioso: le aziende non diventano competitive e l’ innovazione sceglie i mercati più meritevoli e più attendibili per sperimentazioni ed investimenti tecnologici. Allora, ci adattiamo o reagiamo coscienziosamente per il cambiamento ?
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