giugno 2006


    La Costituzione Italiana, la Carta fondamentale, è formata dai cosiddetti principi ispiratori dell’ azione dei pubblici poteri. Questi poteri devono individuare e quindi attuare i diritti fondamentali dei cittadini e, in particolar modo, di quelli, i lavoratori, meritevoli di specifiche garanzie e tutele. La Costituzione stessa e le leggi successive al 1948, sulla scia dell’ attuazione di una legislazione ispirata al bene comune, hanno avuto come elemento distintivo il lavoro: nel decennio 1960/’70 sono state emanate le leggi contenenti il divieto di licenziamento delle lavoratrici per causa di matrimonio; la giusta causa nei licenziamenti individuali; lo statuto dei diritti dei lavoratori del 1970; la tutela del lavoro minorile; la tutela dei lavoratori licenziati per motivi politici e sindacali. Io personalmente conosco decine e decine di persone che non hanno mai potuto appellarsi a queste garanzie personali. Queste leggi sono state e vengono quotidianamente contravvenute e violate. L’ intero comparto costituzionale dedicato alla tutela dei deritti dei lavoratori, della popolazione, dell’ individuo in quanto entità morale da rispettare, va totalmente rivisto. Vorrei lanciare un’ iniziativa: lo statuto dei diritti dei lavoratori è divenuto inattuale e privo di fondamenti ideologici e sociali; sono cambiate le politiche del lavoro, le tecniche produttive, la somministrazione stessa del lavoro è stata completamente stravolta e snaturata, il sistema contributivo e pensionistico ha subito forti scossoni, il lavoro è un autentico miraggio, ed allora questo fantomatico baluardo dei lavoratori deve essere necessariamente ricostituito. Propongo a tutti i lettori di questo blog di contribuire, con semplici idee o proposte, alla scrittura dello Statuto degli Innominabili (i non-lavoratori), per riadattare il ruolo del lavoratore italiano ai dettami del mondo del lavoro odierno.
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Questa è la storia di una INNOMINABILE, anche se un nome lo ha: Lucia…. Ieri era il mio compleanno, 27 anni, oramai alla soglia dei trent’anni. Età questa quando i miei genitori erano già sposati, avevano figli e una casa. Io invece sono laureata da due anni e mezzo e da allora sto cercando in qualche modo di farmi strada nel mondo del lavoro, ma putroppo senza molto successo. Non è facile per noi giovani con anni di studi sulle spalle e un pezzo di carta in mano ma nessuna esperienza, perchè se trent’anni fa avere una laurea era un’arma vincente da utilizzare nei colloqui, ora è forse meglio evitare di inserirla nel curriculum. quante volte ci capita di essere rifiutati proprio perchè ‘troppo qualificati’? Eppure io ora, dopo mesi di ricerche lavoro come segretaria, con un contratto interinale, mille eruo al mese e nessuna speranza di assunzione. Un futuro fuori casa non me lo posso certo costruire in queste condizioni, ma devo comunque sopportare chi ai media dichiara “I giovani di oggi non hanno voglia di lavorare e preferiscono restare a casa con i genitori”. Questa, purtroppo, non è una scelta. Da piccola sognavo di fare il medico, oggi sono una dottoressa in Relazioni Pubbliche e penso che forse se non avessi proseguito gli studi dopo le superiori, ora avrei un posto sicuro e dei soldi sul conto corrente. Allora il 2000 non era ancora iniziato….  
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Priorità lavoro. Questa parola deve scandire il tempo della politica del cambiamento, quella della rinascita e della rincorsa dell’ economia italiana. Si tengono quotidianamente incontri, conferenze, consessi e ritrovi tra gli esponenti della Politica italiana ed il gotha della finanza, dai quali escono parole di conforto, di speranza….e forse di illusione? I telegiornali ed i giornali riportano frasi del tipo: ” c’è una ripresa dell’ economia mondiale e l’ Italia non deve rimanere indietro “, ” il trend è positivo “, ” le imprese vogliono migliorare “. Ed i lavoratori ? Quelli che fanno uno pseudo-lavoro in nero alle dipendenze di queste aziende desiderose di contribuire al risveglio dell’ economia nazionale ? Noi INNOMINABILI non vogliamo più sentire frasi di sostegno emotivo, chiediamo un lavoro onesto e dignitoso. Quando passeremo dalle parole ai fatti ? Il governo chiede tempi tecnici per qualsiasi intervento struttural-legislativo di ordine economico, sociale e del welfare. Ma non c’ è più tempo. Per caso i tempi tecnici coincidono con il periodo dei mondiali ? Cioè, tutto verrà rimandato alla conclusione di questo evento sportivo? D’ altronde l’ Italia è sempre stato un Paese di “pallonari”. Poi, al termine di questa kermesse, ci addentreremo nel periodo vacanziero agostano, quindi guai ad impensierire le menti dei nostri politici mentre prendono la tintarella. Una cosa per volta e con molta calma. Mi raccomando…
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