giugno 2006


Spesso i precari, NOI precari, ricopriamo non solo uno status sociale biasimevole, ma siamo anche la bandiera del lassismo e dell’ indifferenza. Questo, naturalmente, a detta dei detentori del potere economico, dei ricattatori professionali e, purtroppo, di molti lavoratori che hanno conquistato il “posto fisso”, magari immeritatamente. La generazione dei precari, al contrario, è quella formata da [...]


Spesso i precari, NOI precari, ricopriamo non solo uno status sociale biasimevole, ma siamo anche la bandiera del lassismo e dell’ indifferenza.

Questo, naturalmente, a detta dei detentori del potere economico, dei ricattatori professionali e, purtroppo, di molti lavoratori che hanno conquistato il “posto fisso”, magari immeritatamente.

La generazione dei precari, al contrario, è quella formata da giovani volenterosi, quelli che cioè vogliono cambiare la bieca realtà senza ricorrere alla violenza, con le armi innocue del dialogo, della ricerca del confronto, delle iniziative pacifiche, della partecipazione e dell’ azione comune e concertata per arginare i mali generazionali.

Questi sono i giovani altruisti. Persone come Paolo (www.bloggers.it) , Sonia (precarichefare.altervista.org), Antonio (generazione1000.com), il sottoscritto e come molti altri precari dediti a migliorare un mondo oppressivo che pretende di castrare la dignità dei lavoratori.

Siamo giovani e vogliamo agire. Nessuno ci svillaneggi per giustificare le proprie colpe.

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    Sabato ho partecipato alla registrazione di un talk-show dedicato al precariato, che andrà in onda su MTV. Da quaesta esperienza mi sento di trarre alcune sintetiche considerazioni: noi giovani, precari, disoccupati o lavoratori in nero sfruttati vogliamo reagire. Siamo visibilmente arrabbiati. Serbiamo quella rabbia coscienziosa, produttiva e propositiva di idee, iniziative e prese di posizione [...]


    Sabato ho partecipato alla registrazione di un talk-show dedicato al precariato, che andrà in onda su MTV.

    Da quaesta esperienza mi sento di trarre alcune sintetiche considerazioni: noi giovani, precari, disoccupati o lavoratori in nero sfruttati vogliamo reagire.

    Siamo visibilmente arrabbiati. Serbiamo quella rabbia coscienziosa, produttiva e propositiva di idee, iniziative e prese di posizione pacifiche.

    Sono ancora pochi i media che ci dedicano spazi dibattimentali o il tempo e l’ attenzione che meriteremmo per essere ascoltati, perchè, noi giovani, siamo ancora additati come una classe sociale formata da due entità tra loro antitetiche: cronici indolenti o rivoltosi antidemocratici.

    Durante la registrazione del programma, a mio avviso, abbiamo invece dimostrato che non siamo un gruppo di lagnosi scontenti perchè abbiamo una laurea ma non un ufficio con segretaria personale e una targhetta sulla scrivania che riporta il titolo di Dott…………….

    Non vogliamo questo, al contrario, il punto nodale del nostro intervento all’ interno del talk-show è stato il voler dimostrare, con cognizione di causa, la nostra riluttanza nei confronti di scelte legislative, o per lo più di cultura politica, miranti a porci in posizione supina per far passare sui nostri corpi l’ incedere del deleterio sostegno economico e morale a beneficio di chi vuole impoverire il sistema sociale della nostra nazione. Noi giovani siamo pronti, abbiamo le idee chiare, forse più chiare dei nostri assennati e senili rappresentanti istituzionali; siamo consapevoli di voler reagire per migliorare, non per sovvertire, e ciò che ispira l’ ideologia che ci appartiene è la voglia di essere compartecipi di un miglioramento eterogeneo ed universale.

    Non vogliamo privilegi particolari, non imploriamo concessioni esclusivistiche, desideriamo soltanto esser ascoltati, avere riconosciuti i nostri diritti di lavoratori ed essere trattati con dignità. Solo noi possiamo dare dinamismo al Paese.

    I tempi sono maturi, ma ormai non è più tempo che i giovani lavoratori maturino più dei tempi.

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      In Italia ci sono molti problemi. L’ Italia è piena di problemi, è quasi superfluo dirlo. Non parlarne, però, vorrebbe dire condividere i comportamenti e gli atteggiamenti di chi finge di voler risolvere questi problemi. Mi riferisco alle lobbies. Le lobbies formate da dirigenti e da appartenenti alla finanza e all’ alta industria italiana, da personaggi politici [...]


      In Italia ci sono molti problemi. L’ Italia è piena di problemi, è quasi superfluo dirlo.

      Non parlarne, però, vorrebbe dire condividere i comportamenti e gli atteggiamenti di chi finge di voler risolvere questi problemi.

      Mi riferisco alle lobbies.
      Le lobbies formate da dirigenti e da appartenenti alla finanza e all’ alta industria italiana, da personaggi politici e da cattedratici.
      Questi personaggi, osannano i corsi universitari specialistici di nuova attivazione come le fucine della supercompetenza delle future risorse umane; incitano alla formazione universitaria tecnico-scientifica, fatta solo di nozionismi ed indottrinamenti inutili, senza affiancare gli studenti con strutture realizzative la capacità progettuale di questi; esortano all ‘iniziativa economica personale per risollevare l’ economia del Paese, ma privano il tessuto industriale italiano delle aziende in grado di accogliere il capitale umano, andando a delocalizzare nell’ Europa dell’ Est.
      E allora, nella bolgia universitaria, perchè non attivare un ulteriore corso ?
      Proponiamo di istituire l’ insegnamento di “Strategie della furbizia industriale”, una disciplina bizzarra ma che potrà essere molto utile per il definitivo declino dell’ economia italiana.

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