maggio 2006


  Il nuovo Governo ha affilato le armi ed in prima linea ha schierato il Ministro del Lavoro Cesare Damiano per sconfiggere il precariato. E’ la nascita del nuovo giorno, l’ alba di una rivoluzione epocale, l’ eclissi del lavoro a chiamata e dello staff leasing disciplinati dalla Legge n° 30/Biagi ? Sono queste le scelte adeguate per [...]

  Il nuovo Governo ha affilato le armi ed in prima linea ha schierato il Ministro del Lavoro Cesare Damiano per sconfiggere il precariato. E’ la nascita del nuovo giorno, l’ alba di una rivoluzione epocale, l’ eclissi del lavoro a chiamata e dello staff leasing disciplinati dalla Legge n° 30/Biagi ? Sono queste le scelte adeguate per attuare le vere forme di lavoro flessibile? Mi permetto di rammentare che le discipline contrattuali previste dalla Legge delega del 2003 hanno trovato piena attuazione in una percentuale esigua e ridicola: soltanto il 2% delle imprese ha utilizzato il lavoro a chiamata e lo staff lesing. Per sconfiggere il precariato bisogna interagire con i lavoratori, capire i loro problemi e le difficoltà di inserimento in un ambiente spietato ed ostile verso quelli più meritevoli, lottare al loro fianco per debellare le ingiustizie e lo sfruttamento. Lo si vada a dire ad un lavoratore in nero del Sud che il sofisticato anglicismo (staff leasing) non sarà più menzionato nei contratti lavorativi subordinati. Secondo voi cosa mai potrà rispondere questo “sprovveduto lavoratore” se non ha mai suggellato con una firma un rapporto lavorativo che si basa su un accordo scritto ? E che senso ha impedire a qualche imprenditore di gridare il nome di un lavoratore (lavoro a “chiamata“) minore di 25 anni per reclutarlo a lavorare senza nessuna garanzia di prosecuzione e di costanza occupazionale ? Gli ultra 25enni si sentiranno offesi perchè non saranno invitati alla Festa del Vocato al Lavoro ? I 30enni laureati-disoccupati diventeranno degli innominabili ? Così sia allora, noi tutti, gli indegni al lavoro, saremo i NUOVI INNOMINABILI. Cari Governanti, volete seriamente annichilire il precariato ? Allora, per favore, interpellateci e prendeteci finalmente in considerazione. Grazie.
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L’ immagine del bradipo, parola che in greco antico significa “piede lento“, è un perfetto parallelismo per indicare l’ arrancamento e la lentezza con cui i giovani accedono al mondo del lavoro. L’ intento di protrarre i processi formativi scolastici obbligatori sino alla maggiore età, lo sdoppiamento dei vecchi ordinamenti universitari in lauree di primo livello e lauree specialistiche, [...]

L’ immagine del bradipo, parola che in greco antico significa “piede lento“, è un perfetto parallelismo per indicare l’ arrancamento e la lentezza con cui i giovani accedono al mondo del lavoro. L’ intento di protrarre i processi formativi scolastici obbligatori sino alla maggiore età, lo sdoppiamento dei vecchi ordinamenti universitari in lauree di primo livello e lauree specialistiche, l’ attivazione di Master di primo livello e di secondo livello, sono soltanto delle nuove, inutili e sansazionalistiche architetture per indicare che “qualcosa è stato fatto” e che “sono state fatte riforme per migliorare materie e settori incancreniti”. Ecco, quindi, che si assiste al dilagare incessante di laureati disoccupati, con un bagaglio culturale ridondante di sterili nozionismi, impreparati ad affrontare gli aspetti pratici della vita e di qualsiasi lavoro richiederà loro un utilizzo pragmatico dell’ erudizione appresa nelle aule universitarie. Ma oltre il danno c’è la beffa: nei tempi attuali il tasso di scolarizzazione elevata ha raggiunto livelli in passato mai eguagliati, si studia di più (ma non meglio) e l’ offerta formativa è etrogenea, però, paradossalmente, i “dottori” di oggi fanno parte di una classe economicamente e professionalmente vituperata. In passato chi aveva la possibilità e la voglia di studiare, per rifuggire condizioni anche di degrado familiare e culturale, aveva l’ occasione di migliorare la propria esistenza, in un certo qual modo ad un elevato livello culturale e formativo corrispondeva una cospicua ricchezza economica; al contrario, chi non aveva voglia di studiare poteva trovare occupazione in un’ azienda o in una pubblica amministrazione. E si realizzava, non si arricchiva ma pur con qualche sacrificio viveva in maniera dignitosa e usufruiva di alcune garanzie come la tredicesima ed il versamento dei  contributi previdenziali. Oggi le cose sono cambiate, il più delle volte istruzione è uguale a disoccupazione e povertà. I laureati ambiscono e sperano di lavorare in aziende dove si pratica ancora la catena di montaggio, e chissà cosa darebbero per fare gli operai!? Sono consapevoli del fatto che la pensione per loro sarà una manna dal cielo, incoscientemente, ma senza colpa, non pensano al loro futuro pensionistico perchè non  sanno come affrontare il misero presente. E poi ci vengono a dire che siamo una generazione di fannulloni e di viziati ! Noi siamo i destinatari di una gravosa eredità  che non possiamo accettare con beneficio d’ inventario, ci viene imposta e non sappiamo come alienarla, non abbiamo esponenti rappresentativi negli ambienti della politica, dell’ economia e nelle rappresentanze sindacali. Siamo deboli perchè così ci vogliono, necessiteremmo di adeguate e mirate politiche del welfare per strapparci dalla morsa della spersonalizzazione ed invece le nostre rappresentanze parlamentari e governative litigano per la spartizione delle poltrone istituzionali o per inserire qualche loro fedele delfino nelle cabine di comando degli enti pubblici. Ancora, se dimostriamo - sommessamente - il nostro disagio ci utilizzano per fini propagandistico-elettorali e poi ci snobbano. Non possiamo esternare le nostre paure, ci impongono di soffocare le ansie e l’ imbarazzo per un futuro incerto, siamo deboli e non possiamo neanche ammetterlo, quindi mentiamo a noi stessi. Ma è bene che sappiano che, se non saremo considerati con la dignità che ci appartiene di diritto, la nostra precaria esistenza danneggerà anche loro ed i loro figli. Ci vedono e ci ignorano perchè ci temono.
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E’ di oggi la notizia, apparsa su un quotidiano di Lecce, che nel capoluogo salentino il servizio ispettivo della Direzione Privnciale del Lavoro è stato obbligato ad azzerare i controlli presso le aziende perchè gli ispettori non dispongono dei fondi necessari per affrontare le spese di trasferta. E’ vergognoso che gli organi ispettivi, sino a questo [...]

E’ di oggi la notizia, apparsa su un quotidiano di Lecce, che nel capoluogo salentino il servizio ispettivo della Direzione Privnciale del Lavoro è stato obbligato ad azzerare i controlli presso le aziende perchè gli ispettori non dispongono dei fondi necessari per affrontare le spese di trasferta. E’ vergognoso che gli organi ispettivi, sino a questo momento, abbiano provveduto con il proprio denaro a pagare la benzina per i giri di vigilanza; è vergognoso che dinanzi alle denunce dei sindacati, i quali hanno più volte richiesto e sollecitato dei controlli ispettivi in aziende all’ interno delle quali si perpetravano comportamenti illegali, la Direzione Provinciale del Lavoro abbia risposto che l’ espletamento delle attività ispettive esterne era sospeso per difficoltà economiche: vergogna. E’ vergognoso come l’ inattività – non voluta ma imposta – degli ispettori, costretti a rimanere negli uffici, alimenti ed acuisca il fenomeno dell’ illegalità occupazionale, cioè del lavoro sommerso, del lavoro nero e del lavoro indegno, privo di diritti, di garanzie e di stipendi adeguati: vergogna. L’ immobilismo ed il menefreghismo delle istituzioni al cospetto di questi ignobili episodi smantellerà il ruolo dei sindacati, peraltro già poco presenti nelle realtà piccolo-medio industriali del Sud dell ‘Italia. L’ indifferenza della politica sociale costituisce un’ esortazione ed una istigazione ad applicare il lavoro nero come forma ordinaria di occupazione: si predispone la classe imprenditoriale ad attuare regole e condotte immorali ed indegne: VERGOGNA.
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