E’ mia convinzione che la vittoria, o la sconfitta, di uno dei due grandi schieramenti partitici alle ultime elezioni politiche italiane, sia scaturita dalle modalità, dall’ impegno e dall’ autorevolezza con cui, almeno nelle parole propagandistiche, si è affrontato il tema del lavoro.  L’ alta affluenza alle urne è indicativa della cospicua partecipazione di noi giovani ad un appuntamento non solo elettorale, ma anche illusoriamente modificativo e migliorativo del mondo del lavoro. Ho sentito le testimonianze di molti tardo-adolescenti (25-30enni) che giustificavano il loro voto in base alla forza persuasiva dei due leaders durante la campagna elettorale, allorquando “profetizzavano” e si impegnavano a compiere rivoluzioni epocali per uscire dal tunnel della disoccupazione e del lavoro precario. Il fenomeno che ne è derivato non è quello di un’ Italia divisa in due perchè l’ intero elettorato si è dimostrato in uno stao confusionale: il dato elettorale è sinonimo di una netta ed apodittica scelta della popolazione, mentre le indecisioni ed i dubbi sono afferenti ad una classe politica impreparata e disorganizzata nell’ affrontare argomenti delicati come quelli attinenti alle urgenti riforme che occorre apportare alla Legge Biagi/n° 30 per ridare dignità ai lavoratori. Uno dei precipui intenti del nuovo Governo dovrebbe essere quello di creare quell’ amalgama necessaria per programmare e per implementare le politiche sociali fondamentali per rendere l’ intera popolazione italiana compartecipe del bene, essenzialmente economico, dell’ intero Paese. Purtroppo anche le più ortodosse scelte istituzionali come l’ elezione dei presidenti di Camera e Senato, materialmente farraginose ma ideologiacamente agevoli, per lo meno nella scelta, paventano delle difficoltà nella gestione governativa e politica della Nazione. Intanto i giovani aspettano, aspettano, aspettano, aspettano…….e sperano, sperano, sperano………
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