(G. Pellizza da Volpedo: Quarto Stato) Il lavoro del terzo Millennio è atipico: le assunzioni sono  di tipo flessibile, a termine, temporanee ed interinali, ma sono soprattutto atipiche. Atipico, nell’ accezione più lata, indica anche un “fenomeno che si distingue per particolare originalità”. L’ originalità di noi italiani è quella di aver impersonato il ruolo di cavie mentre le riforme sperimentali iniziate con il “pacchetto Treu”, passate per la “riforma del contratto a tempo determinato del 2001″, e giunte al culmine della instabilità con la “Legge Biagi/n° 30″ hanno smantellato ed eroso la naturale stabilità dell’ impiego per i neoassunti. La flessibilità è, potenzialmente, uno strumento transitorio e destinato a creare nuova occupazione in periodi di instabilità occupazionale, non deve però essere adoperato maldestramente con lo scopo di enfatizzare dati e percentuali di illusorio incremento di forza lavoro; è un mezzo largamente utilizzato in tutta Europa, anzi, in tutto il continente, ma in Italia, ironia della sorte, non comprende forme di tutela contro i rischi del licenziamento. Basti pensare che l’Italia annovera la percentuale di lavoratori atipici e temporanei, sul totale dei lavoratori dipendenti, più alta d’ Europa: 13% contro una media UE del 10%. Una probabile soluzione sarebbe quella di tutelare i neoassunti, senza distinzione di età anagrafica, attraverso forme di indennizzo, a danno dei datori di lavoro che licenziano, da aumentare progressivamente in riferimento alla minor durata del contratto di lavoro.
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