HEY………ritornano gli anni ’50 ! E’ evidentissima la diffusione, anzi la restaurazione, dei fenomeni sociali tipici di quegli anni. Non solo la moda ha accorgimenti nostalgici, persino il mondo del lavoro richiama e sè, con foga, i medesimi trattamenti remunerativi e comportamentali che gli opifici del dopoguerra riservavano ai propri dipendenti. Negli anni ’50 i precursori della disoccupazione hanno avuto l’ ardire di partecipare ai flussi migratori dal Sud verso il Nord, hanno numerosamente popolato le industrie del triangolo industriale (Milano-Torino-Genova) ed i più fortunati sono stati assunti per essere sfruttati, del tutto lecitamente secondo le leggi del tempo, 10-12 o più ore al giorno. Ma la realtà cambia e con essa il lavoro, che muta, si evolve, si adegua ai periodi di bassa congiuntura, e poi collassa, tracolla ma regolamenta l’ utilizzo della manodopera e preserva dall’uso indiscriminato di trattamenti lavorativi inumani. In agguato, però, c’è lo spettro dei “corsi e ricorsi storici”. Il mondo del lavoro è migliorato nel corso dei decenni; dopo gli anni ’50 il posto fisso è divenuto una disillusione e i sindacati hanno affiancato le masse operaie che lottavano per rivendicare i diritti sottesi lo status di lavoratore. Parole sprecate e vane iniziative, la storia si ripropone con tutta la sua ferocia punitiva: oggi si migra nuovamente verso il Nord od oltralpe per fuggire dalla miseria e dalla barbarie occupazionale, i laureati sono ancora disoccupati dopo 3 anni dalla laurea e se hanno la fortuna di sottoscrivere un co.co.pro. guadagnano la “esorbitante” cifra 800 Euro al mese per 10-12 ore lavorative pro die: tutto esattamente come negli anni di Happy Days. Evviva, che entusiasmo ! Riecco gli anni ’50 ! Fonzie, aiutaci tu !
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