(E. Munch: “La Disperazione”) Pubblico la testimonianza di una ragazza laureata del Sud: Sono nata nel Salento (prov. di Lecce) ma cresciuta in Lombardia xkè figlia di laureati del sud emigrati al nord x lavoro. Dopo 14 anni l’amore x questa terra ha avuto il sopravvento e così siamo ritornati nel salento. cinque dopo a partire [...]

 disperazione (E. Munch: “La Disperazione”) Pubblico la testimonianza di una ragazza laureata del Sud: Sono nata nel Salento (prov. di Lecce) ma cresciuta in Lombardia xkè figlia di laureati del sud emigrati al nord x lavoro. Dopo 14 anni l’amore x questa terra ha avuto il sopravvento e così siamo ritornati nel salento. cinque dopo a partire sn stata io: e ho scelto Bologna,per i miei studi universitari: una città che mi ha dato tanto. con me,una valigia piena di sogni e ambizioni invece…. 4 anni dopo mi laureo ed entro di diritto in quello che chiamo l’”esercito dei disperati”ossia dei giovani laureati che come me cercano,cercano e provano di tutto,si accontentano,sopportano, piangono e alle volte esplodono…. siamo tanti e me ne rendo conto ogni volta che tento una selezione, un colloquio e mi ritrovo a sentire storie che sembrano uguali anche se appartengono a giovani che vengono da posti diversi dell’Italia. nell’”esercito”mi sono arruolata 2anni e mezzo fa quando,a soli 23anni,credevo che con una laurea in mano mi si aprissero chissà quante porte.. macchè, le porte mi sono state sbattute in faccia non so + quante volte su è giù x l’ Italia. le solite cose “lei è troppo giovane”,”non ha sufficiente esperienza”(quando dovevo acquisirla se fino a 23anni avevo fatto un tour de force x laurearmi in tempo?)”ma lei a 23anni ha ancora voglia di studiare?”(ma perchè, allora sto facendo un colloquio x un master??) il primo lavoro: telemarketing x una nota compagnia assicurativa a 400euro al mese x sopravvivere a Bologna,x dar fastidio alla gente, ma dovevo pur iniziare a lavorare, fare esperienza…in realtà ho imparato poco e sn stata umiliata molto….ci mandavano in giro allo sbaraglio l’importante era fare budget  e se non ci riuscivi scattava il mobbing:quello pesante!tutto questo x 6mesi. poi ho mollato ho mollato anche Bologna, la città dove avevo studiato ormai satura sul fronte occupazionale… Appena tornata in Puglia ho fatto un’esperienza drammatica: il lavoro sembrava stimolante e compatibile con le mie ambizioni. mi avevano scelta xkè avevo fatto esperienza fuori e quindi maturato un forma mentis diversa da chi nasce e muore in questa terra senza “aprirsi” .un po’ come loro che si sentivano “moderni”x il fatto di avere vissuto a Milano. ma di “moderno” ho visto ben poco..il mio capo era un uomo dell’800 seduto dietro una scrivania lontano anni luce da un pc e da una rete!la moglie mi comandava a bacchetta ignorando le più basilari regole motivazionali.x me erano i primi giorni,ero bombardata da 1000input al secondo e ogni minimo errore era una tragedia!avevano capito che ero emotiva (ma chiunque i primi giorni di lavoro un po’ teso e impacciato lo è) e piuttosto che mettermi a mio agio e creare un buon clima organizzativo mi pressavano e facevano sentire incapace. mi hanno detto che ero lenta nell’apprendimento( non credo, ho superato 23 esami in 3anni e mezzo)e un bel giorno mi hanno dato dell’ignorante x aver scritto incombenza con la zeta……10minuti di rimprovero a porte chiuse (forse x la privacy) non potevo accettarlo, ho tirato fuori due vocabolari e gli ho sbattuti in faccia alla signora incredula…me ne sono andata a testa alta dopo mille umiliazioni accettate con educazione e rispetto.  Questa è la storia di una ragazza che ha conosciuto il vero mondo del lavoro. Finché la tolleranza e l’ ignavia caratterizzeranno la realtà lavorativa di molti giovani, laureati e non, solo le nostre storie potranno costituire una barriera posta contro gli abusi e le aggressioni subite nei luoghi di lavoro. 
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