marzo 2006


Intorno al 1914 il noto industriale americano Henry Ford aumentò di quasi il doppio la paga giornaliera dei suoi operai: 5 dollari al giorno invece di 2,5.Comunemente si pensa che il passare del tempo, oltre a cambiare la struttura corporea umana (siamo tutti un po’ più alti e robusti rispetto ai nostri avi), possa anche [...]

Intorno al 1914 il noto industriale americano Henry Ford aumentò di quasi il doppio la paga giornaliera dei suoi operai: 5 dollari al giorno invece di 2,5.Comunemente si pensa che il passare del tempo, oltre a cambiare la struttura corporea umana (siamo tutti un po’ più alti e robusti rispetto ai nostri avi), possa anche essere proficuo per le scoperte scientifiche, nella fattispecie per la medicina, per lo studio delle scienze sociali, ma soprattutto per migliorare le condizioni di vita della collettività. Queste ultime si migliorano non solo intervenendo sulla tutela dell’ ambiente con l’ adozione di comportamenti ecologicamente corretti ( ad es. riciclo dei rifiuti, auto alimentate a gas o a metano, utilizzo di energie alternative), ma anche agendo sullo spirito dell’ essere umano, gratificandolo per il lavoro svolto. Ebbene, nonostante siano passati quasi cento anni dalla nascita dei processi produttivi fordisti, nel Sud Italia esistono e sono capillarmente diffuse realtà di sfruttamento lavorativo, in cui giovani diplomati presso istituti tecnico-professionali vengono schiavizzati da “padroni” che corrispondono loro uno stipendio, in nero, di 5 Euro per 10-12 ore di lavoro al giorno. Cos’ è cambiato dagli inizi del secolo scorso? NIENTE ! E’ uno scandalo, una barbarie, un’ offesa! Sono questi i raccapriccianti spaccati di vita lavorativa che tutti devono conoscere e diffondere per essere pienamente consapevoli di quale sia la realtà vissuta dal capitale umano che viene impiegato nelle aziende, negli studi professionali e nelle officine di un Paese come il nostro che si spaccia per democratico. Verità che devono far rabbrividire e che devono suscitare un senso di vergogna negli animi dei padroni sfruttatori. Reagiamo, quindi, e rivendichiamo la nostra dignità.

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  Centinaia di migliaia di studenti in questi giorni hanno manifestato per le strade di tutta la Francia contro l’ approvazione del CPE (contract prèmiere embauche). In base alla legge che disciplina questa forma contrattuale, voluta dal governo del primo ministro Dominique De Villepin, i giovani francesi neoassunti, al di sotto dei 26 anni di [...]

  Centinaia di migliaia di studenti in questi giorni hanno manifestato per le strade di tutta la Francia contro l’ approvazione del CPE (contract prèmiere embauche). In base alla legge che disciplina questa forma contrattuale, voluta dal governo del primo ministro Dominique De Villepin, i giovani francesi neoassunti, al di sotto dei 26 anni di età, potranno essere licenziati senza giusta causa nei primi due anni di lavoro. Come è accaduto nel nostro Paese con la legge 30 (legge Biagi), anche oltralpe questa normativa è stata studiata con lo scopo di ridurre la disoccupazione giovanile. Purtroppo in Italia abbiamo assistito inerti ai danni che ha arrecato una simile legge, ma forse il 75% dei giovani francesi, non volendo seguire le nostre sorti, ha scelto di far valere le proprie opinioni ed i propri ideali. Si sono ribellati all’ idea di un futuro incerto, precario e caratterizzato da condizioni di indigenza e di povertà. Tanto criticati in passato a causa dell’ eccessivo sciovinismo dimostrato soprattutto sul proscenio internazionale, i francesi di oggi manifestano il loro malcontento di fronte a delle condizioni occupazionali che funesteranno altresì il futuro esistenziale di altre nazioni ed a differenza dell’ Italia, in Francia questa sollevazione popolare ha coinvolto non solo i diretti interessati, cioè i lavoratori, bensì ogni “casta” e tutte le parti sociali: sindacati, professori universitari, studenti, disoccupati ed intere famiglie  stanno lottando per scongiurare una vita futura in balia della precarietà. E’ la solidarietà che accomuna la protesta dei nostri “cugini” ed in questo stanno dando una grande lezione di coesione e di sensibilità collettiva nei confronti di una scelta politica destrutturante. Purtroppo le dimostrazioni di protesta sono sfociate in atti di vandalismo e di violenza ingiustificata. Questo è il rischio di degrado che può caratterizzare le insurrezioni popolari, ragion per cui vanno stigmatizzate e, di conseguenza, punite tutte le forme di inciviltà violenta, di intransigente prepotenza e di aggressività ideologica. Si parla di un probabile “vento francese” che, a breve, potrebbe soffiare anche sulle regioni del nostro Paese per diffondere e propagare lo spirito aggregativo della protesta civile. Io, come credo tutti gli italiani, auspico che se un tale evento dovesse riguardare anche noi, sia motivo di aggregazione pacifica, costruttiva e soprattutto rispettosa dei principi di democrazia e di cordialità.
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“Storiedilavoro” nasce con l’ intento di essere non un semplice blog, ma il luogo della dialettica virtuale frutto delle testimonianze dirette, o anche riflesse, di chi è alla ricerca di un lavoro, di chi subisce una particolare posizione lavorativa, di chi vede quotidianamente calpestata la propria dignità perchè privo delle garanzie basilari ed essenziali sottese [...]

“Storiedilavoro” nasce con l’ intento di essere non un semplice blog, ma il luogo della dialettica virtuale frutto delle testimonianze dirette, o anche riflesse, di chi è alla ricerca di un lavoro, di chi subisce una particolare posizione lavorativa, di chi vede quotidianamente calpestata la propria dignità perchè privo delle garanzie basilari ed essenziali sottese nello status di lavoratore, di chi associa la parola lavoro all’ idea dello sfruttamento e della spersonalizzazione, di quanti hanno costantemente ed immotivatamente rapporti conflittuali con datori o colleghi di lavoro. Racconti, dunque, di esperienze professionali, storie di abusi e soprusi vissuti nell’ espletamento di ciò che dovrebbe gratificare l’ impegno fisico ed intellettuale, deliziare lo spirito e la personalità del lavoratore, quest’ ultimo esemplare ormai sulla scia dell’ estinzione, e sollecitare un approccio volitivo alla ricerca di stimoli adeguati per una crescita professionale. Per una sorta di omertà e per il diffuso ma condivisibile timore di perdere il posto di lavoro, ognuno di noi ha dovuto sottacere  rivendicazioni di diritti statutari, lamentele che riguardavano condizioni miserevoli di lavoro, prevaricazioni psicologiche ed angherie di vario genere (mobbing), situazioni di lavoro nero e sottopagato.

E’ arrivato il momento di dire basta!

Abbiamo una grande risorsa e una potente “arma” per combattere ciò che non è più una situazione marginale ed estemporanea, bensì una imperitura condizione di precariato e di inadeguatezza lavorativa, ben radicata  e che sta prendendo il sopravvento sulle forme di lavoro sinonimo di garanzia di diritti, di tutela dell’ individuo e di realizzazione personale. Tale “arma” è la parola, uno strumento multiforme da utilizzare con toni pacifici e con modi pacati, tendente a manifestare il nostro dissenso di fronte all’ assenza di politiche eque e di strumenti attuativi per il compimento di interventi migliorativi nel mondo del lavoro. Libere parole, pertanto, espresse con rispetto, educazione e profondo senso civico. Con le nostre testimonianze, senza disfattismo generalizzato, potremo rivelare le reali condizioni di vita lavorativa e  le effettive situazioni vessatorie che bisogna tollerare nei vari ambienti occupazionali, dalla pubblica amministrazione alle aziende private, perchè spesso il dipendente è succube delle angherie perpetrate, dai superiori gerarchici, dai detentori del destino economico delle altrui vite, dai “padroni” tout court. L’ intera nostra esistenza ha come fulcro il tanto agognato posto di lavoro. Si potrebbe dire che il lavoro è vita e senza di esso ci si arrende ad una realtà fatta di afflizioni, di paure, di sconforto, di fallimenti, di depressioni, di rinunce e di impossibilità onnicomprensive. Pertanto, questo blog è stato creato con l’ ambizione di  far conoscere il vissuto e le esperienze di ogni persona meritevole di avere e di esigere un trattamento umano, dignitoso e lusinghiero in quanto lavoratore; solo attraverso le vostre testimonianze si potrà  dimostrare che il mondo del lavoro non è una realtà idilliaca, come invece sostengono coloro che pur legiferando in materia  mancano di vigilare e di intervenire laddove forme illegali di lavoro costituiscono ormai una prassi consolidata. Tutti i lavoratori, sommersi o in regola, tutti i disoccupati, tutte le persone che hanno fronteggiato condizioni deprecabili di lavoro potranno apportare le impressioni e le testimonianze che riguardano le loro esperienze negative. Facciamoci sentire, divulghiamo le nostre paure per un futuro senza lavoro, denunciamo le situazioni dure e difficili, l’ arretratezza culturale che pervade industrie ed uffici. Narriamo le scomode vicissitudini che appartengono al vissuto lavorativo, costituito da stipendi penosi, da maltrattamenti irragionevoli, da mortificazioni, da privazioni di diritti sindacali, assistenziali e contributivi, insomma, rivendichiamo la nostra rispettabilità in quanto compartecipi allo sviluppo economico della Nazione. Abbiamo subìto e taciuto abbastanza, ora ci dovranno ascoltare!

A quanti intenderanno sostenere questa nostra iniziativa, vorrei ricordare che non sono ammesse né consentite esternazioni volgari, turpi, blasfeme ed  oltraggiose a persone o ad istituzioni, pertanto vi prego di diffondere il vostro pensiero attraverso espressioni prive di irriverenza e non censurabili.     
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