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Storie[3] Commenti
Ci sono storie……
……in cui il lavoro è condizionato dai fenomeni meteorologici.
Questa è una di quelle storie.
Max è una muratore trentenne del Sud che lavora a stretto contatto con pietre, mattoni, cemento e cazzuola da quando aveva 15 anni.
Max è un lavoratore in nero ed in quasi 15 anni di lavoro il suo datore non gli ha versato neanche un contributo, né previdenziale né assicurativo.
Attualmente, come quasi tutti i trentenni, ha non poche preoccupazioni, molte delle quali determinate dal fatto che vorrebbe essere autonomo, sposarsi ed avere dei figli, in poche parole desidera una vita normale senza eccessive pretese, ma tutto questo è per il momento irrealizzabile a causa della sua precarietà lavorativa.
Oltre ai dilemmi per così dire “esistenziali” Max, poichè esercita la propria attività all’ aperto, ne ha uno che lo tormenta quasi quotidianamente : il cattivo tempo.
Si potrebbe dire che il suo lavoro ha una connotazione meteoropatica perché è come l’ umore delle persone, cioè viene influenzato dalle condizioni atmosferiche.
Essendo un lavoratore in nero, Max guadagna “a giornata” per cui, quando la sera rientra a casa dal lavoro, il suo unico pensiero è quello di accendere il televisore e di fare zapping alla ricerca di previsioni del tempo, in quanto se l’ indomani dovesse piovere lui perderebbe l’ equivalente di una giornata lavorativa: 40 €.
Il lavoro di Max è strettamente correlato alla clemenza o meno che il tempo gli riserverà il giorno seguente, quindi i suoi introiti, durante i mesi invernali od in particolari periodi accompagnati da giorni di incessante pioggia, sono alquanto limitati e sono insufficienti per infondere in lui delle speranze per un futuro migliore, realizzativo dei suoi modesti sogni.
Quantificando il valore esistenziale ed economico mensile di Max si giunge a due conclusioni entrambe collegate alla mutevolezza del tempo: se non dovesse piovere percepirebbe 40 € x 20 giornate lavorative, quindi 800,00 € al mese; se invece dovesse piovere egli avrebbe un mancato guadagno per ogni giornata lavorativa persa a causa del cattivo tempo.
E’ mai possibile che un lavoratore viva in condizioni di indigenza in ragione delle gocce d’ acqua che provengono dal cielo?
Sono queste le problematiche attinenti all’ utilizzo indiscriminato del lavoro nero: assenza totale di garanzie, di diritti e mancato soddisfacimento delle necessità primarie.
Il lavoro illegale annienta la dignità e diffonde malessere ed iniquità.
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Scritto da Amministratore - categoria:
Povera patria1 Commento
In Italia il lavoro c’è !
Ne siamo convinti ?
Sicuri sicuri ?
Ma come no? Lo dicono i numeri.
Certo. L’ Istat afferma che nel 2005, l’ occupazione in Italia è salita.
Ma, dettaglio irrilevante (sic !), il Sud arretra ed arranca.
Si sta verificando nell’ economia occupazionale del nostro paese un fenomeno noto ai geologi: il saliscendi dei fiumi carsici, che un po’ si vedono ed un po’ no, salgono in superficie (Nord) e poi si inabissano sotto terra (Sud).
Allora, il lavoro in Italia c’ è indiscutibilmente, però è tutto concentrato nel Nord.
I dati confermano una crescita occupazionale, nel Settentrione, pari a 158 mila posti di lavoro, cioè un incremento dello 0,7%, mentre il Mezzogiorno rimane un’ area geografica avulsa dal resto della penisola poiché ricopre il ruolo di fanalino di coda con i suoi 20 mila posti di lavoro in meno rispetto all’ anno scorso.
Logica deduzione, quindi, che in Italia il lavoro non è una chimera, peccato che sia appannaggio soltanto di chi abita al di là del Po.
Poverini noi meridionali, sempre relegati a risiedere in luoghi considerati la zavorra della Nazione, vittime del lavoro nero, sottopagato o non pagato, abulici, pigri ed ormai rassegnati.
Uno dei precipui desideri dei meridionali è quello di essere considerati come un tutt’ uno con il resto dell’ Italia: bisogna mirare ad eliminare le distinzioni tra Nord e Sud incominciando dall’ annullamento di quei fattori economici e sociali di discriminazione che rendono il Sud un territorio non egualmente competitivo, nonostante la necessità e la volontà che esso ha di progredire economicamente e culturalmente.
L’ Italia è un paese democratico che ripudia l’ emarginazione ed il vittimismo.
Non rassegnamoci !
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Scritto da Amministratore - categoria:
Povera patria[2] Commenti
Credo che la nostra nazione soffra di una patologia molto gradita ai suoi abitanti: la “pigrizia fantozziana”. Ogni cittadino, una volta raggiunta la propria quiete socio-economico-lavorativa, crede di aver conquistato un posto di assoluta inamovibilità che gli consentirà di conservare nel tempo lo status di cui si fregia.
Purtroppo, o per fortuna, simili posizioni sono diventate traballanti o addirittura non più conquistabili a causa della oggettiva precarietà che caratterizza il mondo del lavoro. Probabilmente la popolazione italiana non era preparata a reggere un simile colpo a ragione di un passato in cui privilegi, benessere e voluta cecità di fronte a problematiche di ordine politico regnavano sovrani ed indisturbati.
Bisogna reagire alla quiescenza attraverso la ricerca del dialogo tra cittadini e coloro che ci rappresentano democraticamente, rivendicando una politica ispirata ai valori della correttezza, della imparzialità e della equità in senso lato.
L’ importante è dimostrare che esistiamo e che, in maniera pacifica, esporremo la nostra non volontà a soggiacere a trattamenti vessatori e spersonalizzanti.
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