Credo che la nostra nazione soffra di una patologia molto gradita ai suoi abitanti: la “pigrizia fantozziana”. Ogni cittadino, una volta raggiunta la propria quiete socio-economico-lavorativa, crede di aver conquistato un posto di assoluta inamovibilità che gli consentirà di conservare nel tempo lo status di cui si fregia.  Purtroppo, o per fortuna, simili posizioni sono [...]

  Credo che la nostra nazione soffra di una patologia molto gradita ai suoi abitanti: la “pigrizia fantozziana”. Ogni cittadino, una volta raggiunta la propria quiete socio-economico-lavorativa, crede di aver conquistato un posto di assoluta inamovibilità che gli consentirà di conservare nel tempo lo status di cui si fregia.  Purtroppo, o per fortuna, simili posizioni sono diventate traballanti o addirittura non più conquistabili a causa della oggettiva precarietà che caratterizza il mondo del lavoro. Probabilmente la popolazione italiana non era preparata a reggere un simile colpo a ragione di un passato in cui privilegi, benessere e voluta cecità di fronte a problematiche di ordine politico regnavano sovrani ed indisturbati.  Bisogna reagire alla quiescenza attraverso la ricerca del dialogo tra cittadini e coloro che ci rappresentano democraticamente, rivendicando una politica ispirata ai valori della correttezza, della imparzialità e della equità in senso lato.  L’ importante è dimostrare che esistiamo e che, in maniera pacifica, esporremo la nostra non volontà a soggiacere a trattamenti vessatori e spersonalizzanti.   

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