mar 21 mar 2006
Credo che la nostra nazione soffra di una patologia molto gradita ai suoi abitanti: la “pigrizia fantozziana”. Ogni cittadino, una volta raggiunta la propria quiete socio-economico-lavorativa, crede di aver conquistato un posto di assoluta inamovibilità che gli consentirà di conservare nel tempo lo status di cui si fregia. Purtroppo, o per fortuna, simili posizioni sono [...]
Credo che la nostra nazione soffra di una patologia molto gradita ai suoi abitanti: la “pigrizia fantozziana”. Ogni cittadino, una volta raggiunta la propria quiete socio-economico-lavorativa, crede di aver conquistato un posto di assoluta inamovibilità che gli consentirà di conservare nel tempo lo status di cui si fregia.
Purtroppo, o per fortuna, simili posizioni sono diventate traballanti o addirittura non più conquistabili a causa della oggettiva precarietà che caratterizza il mondo del lavoro. Probabilmente la popolazione italiana non era preparata a reggere un simile colpo a ragione di un passato in cui privilegi, benessere e voluta cecità di fronte a problematiche di ordine politico regnavano sovrani ed indisturbati.
Bisogna reagire alla quiescenza attraverso la ricerca del dialogo tra cittadini e coloro che ci rappresentano democraticamente, rivendicando una politica ispirata ai valori della correttezza, della imparzialità e della equità in senso lato.
L’ importante è dimostrare che esistiamo e che, in maniera pacifica, esporremo la nostra non volontà a soggiacere a trattamenti vessatori e spersonalizzanti.

marzo 21st, 2006 at 22:03
Dobbiamo prendere atto che la nostra società è fondata sul privilegio e noi, nuova generazione esclusa da determinate protezioni, dobbiamo reagire per creare un sistema più giusto, rivendicare il ruolo che ci spetta…